* Se questo è un Uomo & Bambino nel Vento: Per Non Dimenticare *

27 Gennaio Giorno della Memoria
Poesia di Primo Levi
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Dei cinquanta milioni di morti nella seconda guerra mondiale, sei milioni furono gli Ebrei sterminati nei campi di concentramento nazisti: uomini e donne, vecchi e bambini di quasi ogni paese d’ Europa trovarono la morte nei «lager», dopo inaudite sofferenze e, pochissimi furono i sopravvissuti. Primo Levi nell’introduzione al suo libro autobiografico Se questo è un uomo (da cui è tratta anche la lirica qui presentata) afferma: «Per mia fortuna, sono stato deportato ad Auschwitz solo nel 1944, e cioè dopo che il governo tedesco, data la crescente scarsità di manodopera, aveva stabilito di allungare la vita media dei prigionieri da eliminarsi, concedendo sensibili miglioramenti nel tenore di vita e sospendendo temporaneamente le uccisioni ad arbitrio dei singoli».
Levi, dunque, ebreo e partigiano e perciò doppiamente inviso ai nazisti grazie alla sua «fortuna riesce a sopravvivere all’incubo del «lager»; ma, perché questa esperienza di totale disumanizzazione, di perdita di ogni dignità e identità umana non debba mai più, per nessun individuo al mondo, ripetersi è necessario, dice Levi che tutti sappiano che cosa ha significato essere prigioniero nei lager nazisti e mai, mai lo dimentichino, pena le più terribili maledizioni.

Questa poesia proviene da: Poesia di Primo Levi – Se questo è un uomo | Poesie della Memoria http://www.poesie.reportonline.it/poesie-della-memoria/poesia-di-primo-levi-se-questo-e-un-uomo.html#ixzz3Q1MRsC3g

«Quando non si riesce a dimenticare, si prova a perdonare»

Scritto da Primo Levi fra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, dopo il suo ritorno dal campo di concentramento di Auschwitz, dove l’autore era stato rinchiuso dalla fine del 1943 e pubblicato per la prima volta nel 1947, Se questo è un uomo non ottenne un successo immediato. Nel 1956 la casa editrice Einaudi, la stessa che ne aveva rifiutato la pubblicazione nove anni prima, lo accolse fra i “Saggi”. Da allora Se questo è un uomo é divenuto un successo editoriale pubblicato e ristampato in tutto il mondo.

Ho letto e riletto questo libro anni fa e ad ogni rilettura la commozione mi ha sempre stretto in un  doloroso nodo la gola e più volte i miei occhi si sono riempiti di lacrime! Orrore,tristezza, persino rabbia,si sono alternati ad un intenso senso di colpa o comunque di  disagio e ne ho tratto spunto di  profonda riflessione:quando il dolore, la sofferenza, le privazioni, i maltrattami, le torture ed i soprusi di un essere umano nei riguardi di un’altro essere umano privano quest’ultimo persino della sua umana dignità…davvero occorre riflettere e “scolpire” le struggenti e purtroppo vere parole di Primo Levi nel cuore così da non dimenticarle mai e trarne monito, nonché insegnamento di vita, per sé e le generazioni future, affinché non avvenga mai più qualcosa di simile!! Tuttavia l’uomo sembra, purtroppo, non avere ancora imparato dagli errori ed orrori del passato ed in tante parti del mondo continuiamo a constatare tutto ciò che nel suo libro Levi  con così tanta lucidità  evidenziava! Sofferenze,torture,morte,privazioni fisiche ma anche e soprattutto privazioni della propria dignità, diritto assoluto e inalienabile di ciascun essere umano qualunque sia il colore della pelle,il sesso,il ceto sociale o la religione professata, riducono l’uomo in uno stato quasi animalesco e  non devono assolutamente  mai più ripetersi! Impegnarsi affinché non avvenga più ciò deve  dunque  diventare il punto di partenza ed il traguardo della nostra vita, solo allora, a mio avviso, potremo finalmente  guardarci senza sensi di colpa allo specchio!
© Antonella P. Di Salvo

 

Membra nude e scomposte 

accatastate  l’una sull’altra

quale legna da ardere.

Lacrime scarlatte

o non più lacrime

perché ormai prosciugate.

Scheletri ambulanti

che procedono lentamente

verso nuvole di fumo scuro

acre e lacrimante.

Bambino nel vento

i tuoi grandi occhi

si chiudono atterriti

andando incontro alla morte

stupiti ed afflitti

si chiudono per sempre

alla vita.

Bambino nel vento

non c’ero

eppure mi sento in colpa

non c’ero

eppure inorridisco.

Stringo forte il pugno

mentre le unghie

si conficcano dolorosamente

nella carne.

Detesto quasi

far parte dell’umanità

di quella presunta umanità

che è stata capace

di simili orrori.

Bambino nel vento

raccolgo per sempre

nel cuore, nella mente

nel profondo dell’anima

i tuoi grandi e inorriditi occhi

il tuo spaurito cuoricino

le tue  piccole mani, vuote e gelate

i tuoi piedini nudi, arrossati dal freddo

e le tue tenere ali spezzate

che urlano nelle notti

meno stellate

tutto il tuo dolore

tutto il mio dolore.

 © Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

Lewis Hine / "Le Gamin de Paris", 1918

 

 

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