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Il Dolore

* Foto di: Paolo Roversi

 *

Il Dolore

è aspra ed intricata foresta

di afflitte radici

rigogliosa.

E’ impavida notte

senza nemmeno

un briciolo di stelle.

Il Dolore è fluire lento

di malinconici canti

che inaspettati

emergono

dall’oscuro antro

del silenzio.

E’ orco crudele

paziente belva

in attesa di ghermire

fragili prede.

Il Dolore è ineluttabile

ed ha cicatrici profonde

ed antiche.

Nei ricercatori di luce

non sfugge a se stesso

ma insegue

senza arretrare

sofferenze e rimpianti

che a  fiotti emergono

dalle viscere dell’anima.

Il Dolore

spesso si tinge di rosso

come sofferto tramonto

trasudando sangue

da ferite sempre aperte.

Il Dolore brucia

arde furioso

facendo contorcere

le viscere

sino allo spasimo.

Ma l’anima intrepida

e fiduciosa

non crolla

o se crolla si rialza

liberamente offrendo

lacrime, dubbi e pene

avidamente cercando ristoro

in una fede 

salda e coerente

e in dolci brezze

di appaganti sogni.

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

 *

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*

Il dolore è il gran maestro degli uomini.

Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.

(Marie von Ebner-Eschenbach)

*

 

 

 

“La Croce non va interpretata in base al dolore, ma in base alla fedeltà e all’amore di Dio. Gesù non ha fatto molti discorsi sul dolore ma l’ha combattuto e sconfitto in vari modi: con gli esorcismi, con i miracoli, con le guarigioni; non ha mai cercato direttamente la Croce ma ha voluto sperimentare direttamente il dolore che si è abbattuto sull’uomo per la sua malvagità. Gesù non ci salva perché soffre, ma mentre soffre ci ama, ossia condivide il dolore umano e non ci lascia soli nella nostra sofferenza; non è venuto per abolire il dolore umano, ma si è steso sulla Croce facendoci così capire che Lui non ci lascia soli nel nostro dolore.

Quindi, è la visione cristiana che dà un senso al dolore, non la sapienza umana.  Il credente sa che può essere liberato dal male ma non dal soffrire: sa che Dio lo ha amato al punto di venire a condividere con lui tutto, anche il dolore. La famosa affermazione di San Paolo: “Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24)  vuole spingerci oltre il masochismo o la semplice accettazione del dolore per farci partecipi di una nuova visione del mondo fondata sulla Croce di Cristo. Il malato di cancro che soffre atrocemente (anche se l’amore cristiano consente e anzi favorisce l’utilizzazione della medicina palliativa) sa che anche la sofferenza di Cristo sulla croce è stata atroce, come hanno dimostrato scientificamente (e come se ce ne fosse stato bisogno) gli studi compiuti nel XX secolo sull’Uomo della Sindone.

Ma non c’è solo il dolore fisico derivante dalle malattie o dalle torture inflitte dall’uomo ai suoi fratelli visti come nemici, c’è anche il dolore di chi assiste impotente alla sofferenza e alla morte di una persona cara, di un figlio, di un coniuge[5]: personalmente non riesco a immaginare niente di più sconvolgente. Ma anche in questo caso il nostro dolore non è abbandonato a se stesso perché anche la Madre di Dio ha assistito, ai piedi della croce, alla morte tremenda di suo Figlio su quel crudele strumento di tortura e di morte, inventato per gli schiavi e i non romani e la fede ci insegna che Maria è anche madre nostra e non ci lascia soli in quei momenti terribili.

Nella Lettera Apostolica Salvifici doloris del 1984 (§ 18) S. Giovanni Paolo II descrisse la Preghiera del Getsemani come il momento definitivo dell’accettazione da parte di Gesù del dolore umano. Nel 2011 Benedetto XVI tornò su questo argomento[6], portando la nostra attenzione su come Egli sperimentò l’angoscia e la sofferenza al punto di sudare sangue e chiese ai discepoli di non lasciarlo solo, di vegliare e pregare insieme a Lui (Mt 26, 38). Ma i discepoli si addormentarono: per stanchezza, o perché non vollero condividere la passione di Cristo? Qui l’Evangelista mostra, in forma narrativa, la più terribile delle tentazioni cui è sottoposto l’animo umano quando, pur di tenere lontana da sé l’immagine del dolore, giunge a rimuovere anche il dolore altrui, fino a intorpidire la propria anima rendendola fredda e insensibile. La sonnolenza degli apostoli nel Getsemani ben rappresenta la forma di rimozione del male tipica del mondo in cui viviamo. Quante volte abbiamo sentito parlare di malati terminali che hanno perso tutti gli amici perché costoro, terrorizzati dalla vista del dolore e dalla immagine della morte imminente, non sono più andati a fare visita allo sventurato?

 Questa rimozione inizia con la rimozione di Dio; prosegue con la rimozione dell’altro; sfocia nella pretesa di rimuovere, di distaccarsi da tutti i mali del mondo. Forse da questo deriva il successo che ha avuto il buddismo presso tanti occidentali, forti solo a parole.

Invece Gesù prega i discepoli di non lasciarlo solo, ma essi non lo ascoltano e si addormentano. È da questo sonno greve e ottuso, angosciosa metafora della situazione spirituale di tanta parte dell’umanità contemporanea, che dovremmo prendere le mosse per tornare a interrogarci e portare alla luce la parte più intima ed oscura del nostro essere”.

https://www.riscossacristiana.it/perche-soffriamo-una-riflessione-cristiana-sul-dolore-sulla-sofferenza-di-carla-dagostino-ungaretti/

http://www.gesuemaria.it/il-senso-cristiano-del-dolore.html

http://www.famigliacristiana.it/articolo/dietro-le-nostre-sofferenze-c-e-la-volonta-di-dio.aspx

http://www.uccronline.it/2011/12/15/di-fronte-al-male-innocente-solo-il-cristianesimo-puo-resistere/

Risultati immagini per il senso cristiano del dolore

 

Il ” buio” ed il dolore appartengono purtroppo a tutti gli esseri umani,  nessuno escluso, ma possono trovare empatico conforto in un abbraccio, un sorriso, una carezza, una mano tesa, uno sguardo, un tramonto, un miagolio, lo sbocciare di un fiore, una voce amata che riecheggia per sempre nel cuore! La vita è un’altalena continua di gioie e dolori, ma molto può il calore umano, e molto possono la Fede, l’amore per la Natura, la Poesia, l’Arte, la Musica…

© Antonella

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Luce d’autunno

Le tag più usate per questa immagine: cat, autumn, fall, animal e leaves

 

original

Luce d’autunno

magicamente illumina

perenni arbusti

e svettanti rami

variegati e caldi colori

donando

a caduche foglie

che temono

repentino vento

e malinconiche cadute.

Luce d’autunno

visita l’ombroso cielo

e sfiora senza pena

ricordi ed attese

trafiggendo

quasi dolcemente

l’inafferrabile soglia

dell’anima.

Luce d’autunno

espande inebrianti aromi

e velati sogni

anelando

ultimi sussulti di calore

nel solenne addio

dell’amena estate.

Luce d’autunno

stilla lentamente

mistero e saggezza

ed è paziente attesa

di un tempo diverso.

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati)

 

 

 

Nessun desiderio più nelle foglie.
I tronchi guardano nella polvere
e i passi ascoltano il tempo.
Ora è autunno.
(Max Dauthendey)

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.
(Giuseppe Ungaretti)

 

 

“L’autunno è una seconda primavera,

quando ogni foglia è un fiore”.
 – Albert Camus – 🍁

 

L'immagine può contenere: persone sedute, spazio all'aperto e natura

Non posso opporre cancelli ai ricordi.

Portrait Study Revisited by *Zhrayde [dA]

Portrait Study Revisited by *Zhrayde

 *

Senza oppormi

affogo nei ricordi.

Buio e luce

abbracciandosi

in silenzio

mi avvolgono

– corone di memoria –

in un nostalgico velo. 

Non posso opporre cancelli

ai ricordi

– pungenti rovi

dai petali profumati –

Ma posso offrire gratitudine

a quelli più belli.

 © Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati) 

*

 

 Opera artistica di Pino Daeni

 *

 “Io li proteggo ancora

i ricordi che ho di te,

io ti proteggo ancora,

e non importa cosa fai tu,

io ti penso sempre.”

– Susanna Casciani –

 

*

 

Musica di Remo Anzovino

Dall’album Tabù, Egea Music, 2008

👭 Le “vere” Amicizie: aforismi preferiti e considerazioni personali…

Risultati immagini per la vera amicizia resiste al tempo

 

Nero come la notte dolce come l'amore caldo come l'inferno "Le favole hanno sempre un lieto fine"

 

Si commenta da solo..stupendo incontrare persone del genere FMcW

 ✿⊱╮

Amico mio, accanto a te non ho nulla di cui scusarmi,

nulla da cui difendermi, nulla da dimostrare: trovo la pace…

Al di là delle mie parole maldestre, tu riesci a vedere in me

semplicemente l’uomo.

(Antoine de Saint-Exupery)

 

 ✿⊱╮

Amico mio… se sei da solo… io sarò la tua ombra…

se vuoi piangere, sarò la tua spalla;

se desideri un abbraccio, sarò il tuo cuscino;

se hai bisogno di essere felice, io sarò il tuo sorriso;

ma in qualsiasi momento avrai bisogno di un amico,

mi limiterò ad essere me stesso.

(Anonimo)

 

Una grande perdita ..ci costringe a cambiare ...se non lo fai...perderai anche te stessa ...

 ✿⊱╮

Un amico è colui al quale puoi rivelare i contenuti del tuo cuore,

ogni grano e granello, sapendo che le mani più gentili

li passeranno al setaccio e che solo le cose di valore

verranno conservate, tutto il resto verrà scartato

con un soffio gentile.

(Proverbio persiano)

 

✿⊱╮

“Sarò tuo amico se…”

“Lascia stare.

Io sono amico nonostante”.

(Dino Basili)

 

E se anche un interruttore ci fosse io non smetterei mai di volerti bene Best

 ✿⊱╮

Volere e non volere le stesse cose,

questa è la vera amicizia.

(Sallustio)

 

Il ruolo di un amico è di essere al tuo fianco quando sbagli,

perché chiunque sarà accanto a te quando hai ragione.

(Mark Twain)

 

Visita l'articolo per saperne di più.

 ✿⊱╮

Non c’è distanza che possa separare una vera amicizia…

Forti legami rimangono e sfidano il tempo…

perché hanno una sola casa: il cuore…

(Colette Haddad)

✿⊱╮

Cos’è l’amicizia?

L’amicizia si può definire

come un rapporto nel quale

essere se stessi, senza falsi pudori.

Un rapporto in cui accettare le critiche,

purché siano costruttive e non si basino sui valori. 

Un rapporto caratterizzato dal piacere,

a volte dal conflitto, ma per la maggior parte

dall’accettazione della nostra individualità.

(Mireille Bourret)

✿⊱╮

Chi è amico di tutti

non è amico di nessuno.

(Arthur Schopenhauer)

✿⊱╮

Chi smette di essere amico, 

non è mai stato amico.

(Esiodo)

 

Nero come la notte dolce come l'amore caldo come l'inferno: A te ho dato le cose mie più belle. (cit.)

 

L’amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere

perché dà ricchezza, emozioni, complicità

e perché è assolutamente gratuita.

Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie,

si costruisce una sorta di intimità;

si può camminare accanto e crescere insieme

pur percorrendo strade differenti,

pur essendo distanti, come noi due,

centinaia di migliaia di chilometri.

(Susanna Tamaro)

✿⊱╮

L’amore non vede i difetti,

l’amicizia li ama.

(Anonimo)

Le citazioni che LifeGate quotidianamente pubblica sulla sua pagina Facebook sono scelte da libri (veri), antologie, racconti, romanzi e dialoghi di film. Questa è la terza raccolta.

 ✿⊱╮

Non esistono buoni amici o cattivi amici,

esistono solo amici, persone

che hanno costruito la loro casa

nel tuo cuore.

(Stephen King)

 

Oh il conforto, l’inesprimibile conforto

di sentirsi sicuro con una persona: di non avere

né da pensare i pensieri, né da misurare le parole,

ma solo da elargirli.

Proprio come sono pula e grano insieme,

sapendo che una mano fedele li prenderà e setaccerà,

terrà quello che vale la pena di tenere

e poi, con il fiato della gentilezza, soffierà via il resto.

(George Eliot)

 

Davvero!

Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri nemici,

ma il silenzio dei nostri amici.

(Martin Luther King)

 

Niente di più vero.

 ✿⊱╮

L’amico è il vostro bisogno corrisposto.

E’ il campo che seminate con amore

e mietete rendendo grazie.

E’ la vostra mensa e il vostro focolare;

perché a lui giungete affamati e in cerca di pace.

Quando l’amico vi dice quel che pensa,

non abbiate timore di dire il no, o il sì,

che sono nella vostra mente.

E quand’è silenzioso,

il vostro cuore non cessi di ascoltare il suo cuore;

giacché nell’amicizia, senza parlare,

tutti i pensieri e desideri

e aspettative nascono e vengono condivisi

con gioia non acclamata.

Quando lasciate l’amico non rattristatevi;

perché ciò che di più amate in  lui

può sembrarvi più chiaro durante la sua assenza,

come la montagna allo scalatore

appare più nitida dal piano.

E fate che nell’amicizia non vi sia altro fine,

se non l’approfondimento dello spirito.

E che il meglio di voi sia per l’amico vostro.

S’egli deve conoscere il riflusso della vostra marea,

fate che ne conosca pure il flusso.

Poiché che amico è mai il vostro

che lo dobbiate cercare nelle ore d’ammazzare?

Cercatelo sempre nelle ore da vivere.

Giacché è il suo bisogno a colmare il vostro bisogno,

ma non il vostro vuoto.

E nella dolcezza dell’amicizia

fate che vi siano risate e piaceri condivisi.

Perché è nella rugiada delle piccole cose

che il cuore trova il suo mattino e si ristora.

(Khalil Gibran)

 

✿⊱╮

Ogni persona che passa nella nostra vita è unica.

Sempre lascia un po’ di se e si porta via un po’ di noi.

Ci sarà chi si è portato via molto, ma non ci sarà mai chi non avrà

lasciato nulla. Questa è la più grande responsabilità della nostra vita e

la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.

(Jorge Luis Borges)

 

la luna nel cuore la notte nel sangue

 

That is so adorable.

 

Cesare Pavese

 

 

Portrait

 

Le “vere” Amicizie sono quelle che durano nel tempo e che sopravvivono persino ad un lungo e doloroso silenzio. Ciò avviene grazie alla (reciproca) capacità di saper e di voler perdonare. Ma cosa può alimentare efficacemente la capacità di saper perdonare se non l’amore, l’affetto leale e sincero, sentimento generoso e puro che più che pretendere… spontaneamente si dona, rendendo così estremamente solido il rapporto, che pertanto non vacillerà nemmeno dinanzi la più ostile delle tempeste? Il vero amico non ti volterà mai le spalle, nemmeno quando lo avrai con parole dure come pietre ferito, nemmeno quando commetterai, più o meno inconsapevolmente, degli errori; nè te li farà pesare più del dovuto, adoperandoli come vera e propria arma da ricatto, facendoti sentire in difetto, dunque perennemente in colpa ed in doloroso stato di inferiorità. Un “vero” amico ti abbraccerà con calore, senza ostilità o rancore, ancor più se gli chiederai perdono con tutto il cuore, se ammetterai umilmente i tuoi umani limiti, soprattutto se si sbaglia senza malizia e cattiveria, quasi con ingenua stupidità, non calcolando, ma rendendosi conto dell’errore e del male arrecato solo dopo averlo commesso.  A volte può capitare di fraintendersi, o si ferisce l’altro pur non volendolo: il “vero” amico, leggendo nel tuo cuore contrito, ti dirà di non scusarti più e che ti ha sin da subito perdonato, perchè ti conosce, ti vuol bene sinceramente e ti accetta così come sei, con pregi e difetti, perchè pur mettendo sul piatto della bilancia l’acuta ferita ricevuta, grazie all’affetto che prova per te sempre la farà pendere a favore dei tanti sinceri momenti condivisi… a volte sorridendo, altre asciugando lacrime, sempre e comunque augurandosi, reciprocamente, tutto il meglio. Un sincero amico, come nei veri rapporti, ci sarà per sempre…nella gioia, nel dolore e dopo ogni umana “caduta”. Molte volte nella mia vita ho sbagliato, lo ammetto senza se e senza ma, ed ogni volta, con l’anima in pena, ho chiesto scusa ed in altrettanti casi, a mia volta, ho di cuore perdonato, comprendendo che nessuno è immune da errori e che una vera amicizia resiste a tutto, anche al male donato o ricevuto.  Non tutte le amicizie purtroppo sono “vere”, poichè non tutte le amicizie si nutrono di affetto sincero, cioè di quell’affetto capace di andare “oltre”, persino oltre il male ricevuto. Molte sono le amicizie effimere, alimentate da un “fuoco di paglia”, irremovibili e permalose, gonfie di facili parole e povere di sostanza ed io, purtroppo, l’ho più volte appurato sulla mia pelle! Sono una persona indubbiamente permalosa e ultrasensibile, che a causa della propria sensibilità e permalosità viene talvolta ferita (in famiglia, in riferimento all’amicizia o in genere nei rapporti umani) anche da piccolezze, tuttavia, guardando “oltre”, mi riconosco anche la capacità di saper presto dimenticare e perdonare, tamponando accuratamente la sanguinante ferita ricevuta ed incerottandola con il benefico cerotto dell’Amore e del Perdono, perchè quando l’affetto è sincero più che le parole… si lasciano parlare i cuori! 

© Antonella 

 

SAREBBE BELLO ED IMPORTANTE CHE ANCHE CHI INSEGNA A SCUOLA LO APPLICASSE!!! INSEGNARE DOVREBBE ESSERE UNA FORMA D'AMORE E NON SOLO UN LAVORO.

 

 

 

~♥~ VORTICE DI EMOZIONI ~♥~

“Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore”.

(Aruki Murakami)

 

Couple with birds


Negli occhi

colori, profumi

intense emozioni

visive

ed olfattive.

Tra i desideri

più accesi

sogni, speranze

vitali passioni.

Afferrino esse 

l’anima

nel loro vortice

impetuoso

che lentamente

si plachi

tra gli occhi socchiusi 

nella dolcezza

di una nuvola leggera

o di una parola

sussurrata

donata

ricevuta

che ti sfiori il cuore

come una carezza.

© Antonella  P. Di Salvo

 

 

~♥~ Liebestraum ( “Sogno d’Amore”) di Franz Liszt ~♥~

Breathe me ~ self portrait in the evening.Photo by Sarah Loven from http://www.vogue.it/en/photovogue/Portfolio/6ff78e4f-fd46-4a89-9cde-86518f17d1c3/Image and http://sarahlovenphotography.com/

* Sempre più lontano *

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✿ܓ

Pura essenza d’amore
etereo angelo
delle mie solitarie notti
cerco il tuo sorriso
– irraggiungibile chimera –
nel tiepido e dolce
sussurro del vento
tra le foglie
che risveglia
le palpitanti emozioni
della mia anima
e la sua
malinconica verità.
Sei musica
delicata e preziosa
essenza profonda
fragranza intensa
di gelsomino
e carezza di rosa gentile.
Sei passione struggente
di un respiro
sempre più lontano
ma che ancora
si insinua
tra sogno e realtà.

© Antonella P. Di Salvo
( Tutti i diritti riservati )

 

Foto

 

 

L’amore è l’ala che Dio ha dato all’anima per salire sino a lui.

Michelangelo Buonarroti

La languida “magia” di Palermo…

“Palermo … un fiore, così la chiamavano i Fenici, estesa lungo l’omonimo golfo che si adagia sulla pianura della Conca D’oro, tra il giallo e l’arancio tipico dei suoi agrumi dal sapore dolce e intenso, circondata da una cinta muraria naturale.

La sua storia millenaria le ha regalato un notevole patrimonio artistico e architettonico è stata tra le maggiori città del Mediterraneo ed è fra le principali mete turistiche.

E’ una città che parla di storia sia all’interno del suo “cuore-centro storico” che ai suoi confini periferici, attraverso ville storiche, torri d’avvistamento, tonnare, graffiti rupestri, chiese e palazzi nobiliari.

E’ una città policentrica, poiché al suo interno ingloba storiche borgate e frazioni antiche e poco distinguibili tra loro, uniti da una rete viaria capillare che mette in collegamento il centro storico con una ventina di altri insediamenti dislocati nel territorio, come le borgate marinare di Mondello, Sferracavallo, Addaura e quelle borgate di campagna, dedicate all’agricoltura degli agrumi, come Ciaculli (dove si coltiva il mandarino tardivo), Croceverde-Giardina, Belmonte Chiavelli e Santa Maria di Gesù, ben distaccate dal centro urbano e delimitate dalle montagne.

Palermo conserva ancora gran parte del suo aspetto mediterraneo nei vari mercati storici disseminati nella città: i più caratteristici sono la Vucciria, da Bucceria che deriva dal francese boucherie, “macelleria”, perché era un mercato inizialmente destinato al macello ed alla vendita delle carni e solo successivamente divenne un mercato per la vendita del pesce, della frutta e della verdura; Ballarò, il più antico e il più pittoresco dei mercati di “grascia”, cioè d’alimentari; infine il Capo, che conserva elementi popolari del tipico mercato mediterraneo”.

http://www.mondodelgusto.it/territori/1645/la-millenaria-capitale-della-conca-d-oro

 

Questo è l’ultimo giorno del nostro viaggio.

Siamo andati sul monte Pellegrino

durante una splendida mattinata

e ci siamo sentiti tristi al pensiero

di lasciare così grandiosa

e impareggiabile bellezza.

Se soltanto uno potesse impadronirsene

e serbarla entro di sé, sarebbe un dio.

(Bernard Berenson)

 

 

 Giardino Inglese 9

Nel giardino pubblico vicino al porto,

trascorsi tutto da solo alcune ore magnifiche.

È il posto più stupendo del mondo […]

Monte Pellegrino è Il promontorio più bello del mondo.

(Johann Wolfgang von Goethe)

barche alla nuova cala palermo

 

 

Non saprei descrivere con parole la luminosità vaporosa che fluttuava intorno alle coste quando arrivammo a Palermo in un pomeriggio stupendo. La purezza dei con­torni, la soavità dell’insieme, il degradare dei toni, l’armonia del cielo, del mare, della terra… chi li ha visti una volta non li dimentica per tutta la vita.

(Johann Wolfgang von Goethe)

 

Chi ha visto una volta il cielo di Palermo

non potrà mai più dimenticarlo.

(Johann Wolfgang von Goethe)

 

 

Palermo mi sembrò una città al contempo splendida e decadente, il cui aspetto un po’ in rovina mi affascinò moltissimo. Ebbi l’impressione di una città molto diversa dalle altre città italiane, con una sua identità molto particolare e una bellezza tutta sua.
(Daniel Pennac)

 

 

Ho conosciuto la piena bellezza,
lo splendore nobile e pacifico
della luce, pura e immensa,
a Palermo, a Villa Tasca.
(Anna de Noiailles – “Les vivants et les morts”, 1913)

 

E su quel palmo di terra, tra moreschi archi ogivali dei portici, è cresciuto ed è fiorito tutto quello che con folle generosità il cielo ha versato nel grembo della Conca d’Oro del golfo di Palermo. Alcuni aranci e limoni si incurvano sotto il peso dei frutti maturi e ciò nonostante fioriscono: palme di datteri, roseti carichi, cespugli, con fiori a mo’ di tromba della capacità di un litro buono, una vegetazione a me sconosciuta, ingarbugliata di fiori e di profumi. Su un cielo terribilmente azzurro si stagliano cinque rosse cupole saracene, simili a strani globi. Dio mio, forse è l’angolo più bello.
(Karel Čapek)

 

Come Palermo ci abbia accolti, non ho parole bastanti a dirlo: con fresche verzure di gelsi, oleandri sempre verdi, spalliere di limoni ecc. In un giardino pubblico c’erano grandi aiuole di ranuncoli e di anemoni. L’aria era mite, tiepida, profumata, il vento molle. Dietro un promontorio si vedeva sorgere la luna che si specchiava nel mare; dolcissima sensazione, dopo essere stati sballottati per quattro giorni e quattro notti dalle onde!
(Johann Wolfgang von Goethe)

 

Palermo è sontuosa e oscena. Palermo è come Nuova Delhi, con le reggie favolose dei maharajà e i corpi agonizzanti dei paria ai margini dei viali. Palermo è come Il Cairo, con la selva dei grattacieli e giardini in mezzo ai quali si insinuano putridi geroglifici di baracche. Palermo è come tutte le capitali di quei popoli che non riuscirono mai ad essere nazioni. A Palermo la corruzione è fisica, tangibile ed estetica: una bellissima donna, sfatta, gonfia di umori guasti, le unghie nere, e però egualmente, arcanamente bella. Palermo è la storia della Sicilia, tutte le viltà e tutti gli eroismi, le disperazioni, i furori, le sconfitte, le ribellioni. Palermo è la Spagna, i Mori, gli Svevi, gli Arabi, i Normanni, gli Angioini, non c’è altro luogo che sia Sicilia come Palermo, eppure Palermo non è amata dai siciliani. Gli occidentali dell’isola si assoggettano perché non possono altrimenti, si riconoscono sudditi ma non vorrebbero mai esserne cittadini. Gli orientali invece dicono addirittura di essere di un’altra razza: quelli sicani e noi invece siculi.(Giuseppe Fava)

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Interno di un palazzo palermitano

 

 

San Giovanni degli Eremiti, Palermo

Ed è Palermo, la fastosa e miserabile Palermo, con i suoi palazzi nobiliari che imitano le regge dei Borboni tra i «cortili» di tracoma e tisi, con le ville-alberghi in stile moresco-liberty di imprenditori come i Florio che s’alzavano sopra i tetti dei tuguri; la Palermo delle strade brulicanti d’umanità come quelle di Nuova Delhi o del Cairo e dei sotterranei dei conventi affollati di morti imbalsamati, bloccati in gesti e ghigni come al passaggio di quello scheletro a cavallo e armato di falce che si vede nell’affresco chiamato Trionfo della morte del museo Abatellis.
(Vincenzo Consolo)

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Immagine correlata

 

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Qui c’è soltanto primavera ed estate.
(Richard Wagner)

 

Palermo, Museo del Mediterraneo: se volete sapere quel ch’è passato su questi flutti azzurri venite a Palermo. E’ una città deliziosa, una città dolce, una città profumata. Le sue piazze, le sue vie, i suoi giardini, i suoi monumenti sono magnifici. Ecco la Sicilia: capolavoro della natura, centro d’un mondo, terra illustre, si commovente e si nobile nel suo misterioso destino.
(Gabriel Hanotaux)

 

Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all’ocra ed al violetto, sulle acque d’un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l’animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua.
(Guido Piovene)

 

Tramonto Isola delle Femmine

 

 

Bella ed immensa città, il massimo e splendido soggiorno, Palermo ha edifici di tanta bellezza che i viaggiatori si mettono in cammino attratti dalla fama delle meraviglie che offre qui l’architettura, lo squisito lavoro, l’ornamento di tanti peregrini trovati dall’arte.
(Idrisi)

 

Villa Boscogrande

Io dico sempre che Palermo è come una donna bella che non sa abbigliarsi, non è mai in ghingheri, prova ne è che non sa mostrare il suo mare, ma alla fine è sempre una sorpresa. È una città che fa venire voglia di scoprirla. È come i grandi amori: ti manca quando sei lontana e ti soffoca quando ci vivi.

(Isabella Ragonese)

 

Palermo, dove ci siamo fermati otto giorni, era splendida. La città posta nella miglior situazione del mondo, trascorre la sua vita nella Conca d’oro, la splendida valle che si stende tra due mari. I limoneti e gli aranceti erano così assolutamente perfetti che io sono ridiventato un preraffaellita
(Oscar Wilde)

 

Palermo è la città col panorama più bello del mondo. (…) Stupenda è la vallata situata fra due mari, i boschetti di limoni e i giardini d’aranci così perfetti. Molti ragazzotti hanno volti che sanno di grecità, altri proprio da arabi, sembrano tante sculture che girano a cielo aperto
(Oscar Wilde)

 

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La pianura intorno a Palermo è conosciuta come la Conca d’oro, per via delle colorazioni tipiche degli agrumi che un tempo dominavano il paesaggio.

Nel 977 d.C. Ibn Hawqal, viaggiatore musulmano, descrive in questo modo la campagna intorno al capoluogo siciliano.

“Palermo è circondata da numerosi corsi d’acqua che scendono da ovest ad est; la loro corrente è capace di far girare dei mulini che sono infatti attivi in diverse località. Lungo i corsi d’acqua, dalla sorgente fino alla foce, si stendono terreni paludosi coperti da cespugli, dove cresce la canna di Persia, ed esistono giardini da frutta e campi di zucche. In questi terreni si raccoglie soprattutto il papiro, con il quale si fabbricano i rotoli dove scrivere”.

 

Profumatissimi limoni

I mandarini siciliani

 

 

 

La bellezza di Palermo non è solo un fatto estetico. È capacità di riflessione filosofica. Non a caso la filosofia è nata in Sicilia. E si sente, ancora oggi. Ieri mattina, parlando con i ragazzi di un liceo, sono rimasta colpita dai loro ragionamenti.
(Dacia Maraini)

 

A Palermo la rossa, a Palermo la bambina. Rossa, Palermo, come immaginiamo fosse Tiro o Sidone, fosse Cartagine, com’era porpora dei Fenici; di terra rossa e grassa, con polle d’acqua, da cui alto e snello, pieghevole ai venti, s’erge il palmeto fresco d’ombra, eco e nostalgia di oasi, verde: moschea, tappeto di ristoro e di preghiera, immagine dell’eterno giardino del Corano. Bambina perché dormiente e ferma, compiaciuta della sua bellezza, perché da sempre dominata da stranieri, e dominata soprattutto dalla madre, la fatale madre mediterranea che blocca i figli in un’eterna adolescenza. S’adagia, rigogliosa e molle, su una felice conca.
(Vincenzo Consolo)

 

Scorcio del Palazzo dei Normanni

A Palermo, più che altrove in Sicilia, le epoche storiche rivelate dai differenti stili architettonici si sovrappongono. Il centro testimonia di un tempo più vicino, quando la città con i suoi teatri, i suoi palazzi, le sue piazze barocche e suoi trionfali accessi al mare, contendeva a Napoli il primato urbano del Regno della due Sicilie. Ricordi di un tempo ben più remoto cela invece il Monte Pellegrino: a poca distanza dai grattacieli, in caverne abitate dall’uomo preistorico, sono venuti alla luce graffiti rupestri di arcaica bellezza.
(Leonardo Sciascia)

 

Fiore di frangipane

Un profumo di frangipane e mandarini

La Conca d’oro, un paradiso da ritrovare

Palermo, La Conca d’oro

Gli alberi di mandarino pare si siano salvati. Qualcuno li trapiantò nella Real Tenuta della Favorita prima che arrivassero le ruspe e, forse, danno ancora frutti. Mandarini di Sicilia così profumati da far dimenticare lo scempio. Squisiti come la cassata, i cannoli, le arancine, la martorana, la torta Savoia, le panelle, il gelo di mellone al gelsomino e il pane di rimacinato cosparso di sesamo, sfornato almeno tre volte al giorno. Prelibatezze che leniscono lo sconforto.

Le ruspe distrussero il resto: gli alberi, il garage, il frantoio, la vasca dell’irrigazione. A Resuttana ai Colli, nel mezzo della Conca d’oro, vanto di Palermo dai tempi dei Fenici, la villa di Giuseppe Barbera fu accerchiata dal cemento, lui non si accorse di nulla perché era un bambino e suo padre, costernato, in quell’inverno del 1965 trovò scuse per non portare la famiglia nell’adorata dimora di campagna, a tre chilometri in linea d’aria dal centro, dagli angeli di stucco del Serpotta, dalle volute barocche, dalle cupole arabe. “Il sacco di Palermo”, da un titolo di un’inchiesta del 1961 del giornale l’Ora, cominciò negli anni Cinquanta. La Conca d’oro, che i palermitani avevano creato e curato fin dall’antichità più remota, sostenuti da un clima perfetto, ma domando un terreno non altrettanto generoso, fu abbattuta in vent’anni da una colata scomposta di cemento, valanga di delinquenza, malafede, avidità e vigliaccheria, che trascinò via secoli di civiltà e bellezza.

“Come è potuto accadere?” si chiede oggi Giuseppe Barbera, professore di Colture Arboree all’Università di Palermo, quel giovanetto che registrò la scomparsa del paesaggio della sua infanzia perché da picciriddi certe cose non si afferrano: troppo assurde, e contrarie alla speranza di chi ha l’animo nuovo. “La domanda si ripete di fronte alle tragedie, piccole o immani, che si svolgono al cospetto di sguardi distratti, silenzi complici, intelligenze assopite – continua Barbera – . Cosa ha nascosto a chi aveva occhi per vedere, orecchie per ascoltare, menti per ragionare, trecento milioni di metri cubi di cemento, centinaia di chilometri di asfalto che, tra il 1955 e il 1975, ogni anno hanno soffocato un milione di metri quadri di suolo e preso il posto di oltre un milione di alberi? Perché non è stato possibile impedire che il paesaggio della Conca d’oro giungesse all’agonia, con il suo millenario carico di fatiche, sogni, sentimenti da allora cancellati, negati alle speranze di futuro?”.

Mentre il disastro avveniva e a disastro compiuto i sussidiari delle elementari continuavano a insegnare agli scolari che il capoluogo della Sicilia, la Palermo felicissima dei Gattopardi, sorge fra gli agrumi, le palme, le palmette, i frangipane e le plumelie della Conca d’oro. Alcuni hanno la sfacciataggine di scriverlo ancora affinché i ragazzini si formino nell’illusione. Viale Strasburgo fu chiamata, con crudeltà beffarda, la strada costruita sulle rovine dei Colli, un omaggio funebre alla nascente Europa unita. Il tracciato della circonvallazione, con la non estraneità del Vaticano che controllava la Società Immobiliare Generale di Lavoro e di Utilità Pubblica e Agricola, fu spostato di un chilometro sconvolgendo il giardino romantico e colto di Villa Tasca dove Richard Wagner completò la partitura del Parsifal. Oltre un secolo prima della devastazione Goethe fu sorpreso dal lieto spettacolo di Palermo, dove arrivò via mare e nel Viaggio in Italia (1817) parla del “verde tenero degli alberi, le cui cime, illuminate da dietro, ondeggiavano davanti alle case nell’ombra, come grandi sciami di lucciole vegetali […] della fertilità lussureggiante […] dal più bel tempo di primavera”. Nell’opera L’inchiesta in Siciliadi Franchetti e Sonnino. La Sicilia nel 1876, gli autori scrivono che Palermo era la città più bella d’Europa, con la naturalezza di chi afferma un fatto risaputo.

La ricchezza biologica dell’ambiente palermitano ha per simbolo la fauna e la flora del Monte Pellegrino: 765 specie vegetali, 50% dei mammiferi presenti in Sicilia, 60% dei rettili e anfibi. Nel 1958 George Evelyn Hutchinson, presidente dell’American Society of Naturalist, propose agli scienziati di tutto il mondo di nominare Santa Rosalia, la Santuzza, patrona degli studi di biologia evolutiva. Nelle parole di Giuseppe Barbera affiora il pianto eterno per i massacri ambientali e culturali compiuti mezzo secolo fa e che hanno sconvolto gli equilibri della Conca d’oro, ma una fievole gioia traspare: “I caratteri del luogo si svelano ancora chiari a chi ha occhi, mente e cuore per comprenderli: sono ancora quelli originari e a essi si legano non solo il passato o il gramo presente ma anche il futuro”.

Ed è vero: Palermo è ormai infelicissima, ma rimane un posto dal fascino potente dove ci si domanda, annichiliti: “Come è potuto accadere?” e, insieme, si è rapiti dalla continua meraviglia di ciò che è integro, di ciò che sopravvive, di ciò che s’intravede, di ciò che è sparito eppure permea l’atmosfera. “Nonostante si continui a consumare il suolo a ritmi insopportabili (40 ettari ogni anno) e la pianura, privata degli essenziali servizi ambientali, sia in agonia, si può ancora sperare di vivere in paradiso – in paesaggi dove la cultura mantiene salda l’alleanza con la natura, dove la vita dell’uomo, degli esseri che lo accompagnano, delle pietre e della terra non separino l’utilità dalla bellezza e la congiungano all’etica”.

Così Barbera scrive nell’ultima pagina di Conca d’oro (Sellerio editore, Palermo). Ed è vero.

 

 

http://sellerio.it/it/catalogo/Conca-Oro/Barbera/5312

 

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http://www.touringmagazine.it/articolo/1480/il-viaggiatore-palermo-cosmopolita-e-sensuale

http://www.touringmagazine.it/articolo/3594/palcoscenico-palermitano

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Palermo