Archivi

Monreale, festa del SS. Crocifisso 2018

“L’1 e il 2 maggio il comune del Palermitano si anima con manifestazioni folkloristiche, bande musicali, appuntamenti canori, sbandieratori, giostre e le strade si colorano di bancarelle ed illuminano a festa. Le celebrazioni in onore del SS. Crocifisso toccano il culmine il 3 maggio. Terminato il solenne pontificale celebrato dall’arcivescovo, ha luogo la tradizionale discesa dall’altare del simulacro che, adagiato sullo zoccolo della “Vara”, vede i fazzoletti dei fedeli accarezzargli il costato. Momenti di vera commozione che il Pitrè, nel secolo scorso, così descriveva: “…i sottostanti fanno ressa per salire anche loro, ma non trovano spazio per mettere un piede… “.

L’effige del Crocifisso è, poi, collocata all’esterno della chiesa, sotto la maiolica che raffigura il protettore di Monreale, da dove alle 18 in punto, accompagnata dal suono festoso delle campane, si dà il via alla solenne processione. Dalle 14 alle 18 i fedeli si accalcano presso la Maiolica, per toccare, baciare e pregare il Crocifisso. Fazzoletti bianchi, rossi, turchini volano dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, lanciati dalla folla che li passa alle persone vicine al Cristo, che li raccolgono, sfiorando, con gli stessi,  le venerate membra, per poi ripassarli alla folla che, con le mani in aria, li coglie al volo, stringendoli al petto, accarezzandosi il viso e gridando: “GRAZIA PATRUZZU AMURUSU“.

duomo di Monreale

La processione, che si snoda per il corso principale della città, vede una marea di ceri accesi che avanza tra lo sfolgorio di luci, la pioggia di petali di rose e lo scampanio festoso delle campane di tutte le chiese. Alla processione partecipano anche le autorità civili e religiose tra cui il sindaco, l’Arcivescovo, i comandanti rispettivamente dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia Municipale e buona parte del clero.

L’attuale processione si snoda lungo un percorso che per la maggior parte è quello indicato dall’Arcivescovo Venero nel 1625. Essa inizia dalla Collegiata, passa per via A. Veneziano fino al “Canale”, per corso P. Novelli fino all’Abbiviratura”, dopo una sosta di 30 minuti circa, riscende dalla stessa strada fino a via Garibaldi, detta “a scinnuta ru Signuri”, qui sosta dinanzi la statua di Padre Pio, poi prosegue per via Venero quindi corso P. Novelli, detto “a “Varanna”, per via Roma fino a piazza Vittorio Emanuele II. Esegue un giro completo della stessa piazza, prosegue per via B. D’Acquisto per risalire da via Palermo, rifare il giro della suddetta piazza e sostare, dinanzi il Comune e il Duomo, per i giochi pirotecnici al termine dei quali ritorna in Collegiata passando per via Umberto I.

La processione parte alle 18 del 3 maggio e termina alle 2 del giorno successivo. Un momento di toccante religiosità è il bacio dei bambini al simulacro in tutte le soste e un altro di grande attrazione, misto di fede e folklore, è l’arrivo allo “Spasimo”: dopo la difficile “scinnuta”, il Crocifisso, posto al centro della piazza con il volto proteso verso la Conca d’Oro, estende la sua benedizione al territorio sottostante, un tempo rigoglioso di campagne e di vita. A conclusione della processione, molto sentita è la “ricollocazione” del Crocifisso nella sua cappella posta sull’altare maggiore. I “Fratelli” a spalla, sempre fra due ali di folla, portano il Simulacro in chiesa, al grido: U NOSTRU PATRI RITORNA A LA CASA, mentre i fedeli rispondono: GRAZIA PATRUZZU AMURUSU, GRAZIA”.

https://www.ilsicilia.it/a-monreale-si-festeggia-il-ss-crocifisso-il-programma/

 

Il cuore, non la ragione, sente Dio;

ecco ciò che è la fede: Dio sensibile al cuore,

non alla ragione.

(Blaise Pascal)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Monreale, 3 maggio 2018 – Come anticipato la ”Calata” del Crocifisso c’è stata. Centinaia di fedeli hanno invaso e atteso per ore alla Collegiata per assistere al momento ricco di emozione. Tra preghiere, inni al “Patruzzu Amurusu”, lacrime e tanta commozione, il Crocifisso è stato deposto sullo zoccolo e portato fuori dalla Chiesa. Quindi è stato deposto sulla “vara”, in attesa in via Umberto I, al di sotto del baldacchino, dove lo stanno adorando i fedeli.
Il tempo è stato finora clemente. Le nuvole spuntano all’orizzonte, ma alle 18,00, come di consueto da tanti anni, si avvierà la processione”.

Monreale, ecco il temporale.

Il SS. Crocifisso al Duomo, processione domenica 6 maggio

“Monreale, 3 maggio 2018 – Alle 18,00 puntuale è cominciata oggi la processione del SS. Crocifisso. Una decisione difficile da prendere, dibattuta fino all’ultimo minuto. Lo spiraglio di sole che aveva fatto capolino tra le nuvole aveva fatto sperare nella fine della pioggia. Una decisione andava presa, con il rischio che fosse quella sbagliata. E così la Confraternita ha optato per cominciare il cammino tanto atteso dagli innumerevoli devoti accorsi anche quest’anno. Ma le preghiere non sono bastate, e dopo circa un’ora dal suo inizio si è capito che non si poteva andare avanti. Confratelli fradici d’acqua, alcuni anche senza scarpe, bambini tremolanti con addosso la sola camicia bianca e la bandana inzuppate. Madri e mogli in soccorso con gli ombrelli. Ed allora la decisione di “ritirare” in Cattedrale. Da Via Antonio Veneziano una rapida virata in corso Pietro Novelli e giù in direzione della Cattedrale, raggiunta dopo appena 15’. Una corsa sotto l’acqua sferzante fino al momento dell’ingresso al Duomo, dove il simulacro è stato accolto tra uno scroscio di applausi e tanti sospiri di sollievo.

Ma la processione si farà, il cammino dei fedeli è stato solo rinviato alla prossima domenica”.

 

https://www.filodirettomonreale.it/2018/05/03/monreale-temporale-ss-crocifisso-al-duomo-processione-5-maggio/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1933   “Grazia Patruzzu Amurusu”,

un grido tramandato da padre in figlio,

di generazione in generazione…

 

L'immagine può contenere: una o più persone, folla e spazio all'aperto

Il SS.Crocifisso tra storia e leggenda

Foto

 

Un legame con la città che resiste dal 1626

“Monreale 2 Maggio – Il legame è sempre forte. Il rapporto tra Monreale ed il suo patrono resiste, inossidabile, alle corrosioni del tempo. Quelli che domani faranno una visita nella cittadina, lo potranno constatare.

Sarà il giorno della processione del «SS. Crocifisso», seguita da migliaia di fedeli. Ogni anno, il 3 maggio, infatti, lungo un tragitto estenuante per le vie del paese, che termina a notte fonda, Monreale rende omaggio al simulacro del «Patruzzu amurusu», con una miriade di devoti, provenienti da diverse zone della Sicilia per seguire la «vara», spesso a piedi scalzi. Il rituale si ripete ormai da 385 anni, dal 3 maggio del 1626, quando la festa del SS. Crocifisso fu celebrata per la prima volta per volere dell’arcivescovo spagnolo Girolamo Venero. Un uomo, questo, il cui impegno fu decisivo per sconfiggere la peste del 1625, che anche a Monreale mieté moltissime vittime. Il resto, nell’immaginario popolare, lo fece appunto il Crocifisso, verso il quale la devozione dei monrealesi, già ben radicata, divenne totale ed incondizionata.

La leggenda del SS.Crocifisso, una di quelle più accreditate, parte dal 1540, quando un gruppo di mercanti siciliani, originari di Monreale, Palermo ed Altarello di Baida, veleggiava nel Mediterraneo, imbattendosi in una nave turca. Lì i marinai siculi notarono un crocifisso sbeffeggiato ed oltraggiato dai musulmani. La cosa li scandalizzò molto, tanto da chiedere di poter riscattare il simulacro, in cambio di una forte somma di denaro. Una volta tornati a casa, però, i mercanti dovevano stabilire l’appartenenza del simulacro. Decisero, quindi, di metterlo sopra un carro trainato da buoi: dove si sarebbe fermato il carro, sarebbe sorta una chiesa che avrebbe custodito il “Crocifisso”.

I buoi, ignari della responsabilità che gravava sul loro giogo, si fermarono molte volte e in vari luoghi, cessando definitivamente di viaggiare proprio dove ora sorge la chiesa della «Collegiata», attuale sede del simulacro. La storia, invece, ci racconta che fu ancora Monsignor Venero a commissionare la realizzazione del «SS. Crocifisso» alla famiglia Gagini, molto nota a quel tempo in tutta la Sicilia. Ad avvalorare questa tesi fu il professore Angelo Cristaudo, acese, al quale fu conferito l’incarico di restaurare il simulacro gravemente danneggiato dall’incendio dell’1 marzo del 1985. Cristaudo, in precedenza, aveva restaurato il Crocifisso di Assoro, realizzato da Antonello Gagini e tra i due simulacri notò troppi particolari analoghi per non risalire ad un’unica paternità”.

 

Preghiera a Gesu’ Crocifisso

Questa è la preghiera che viene recitata da tutti i fedeli durante i giorni della “novena” e  ogni qual volta si recano in chiesa ai piedi del simulacro del SS. Crocifisso.

Santissimo Crocifisso! Protettore particolare della Città di Monreale. Riuniti presso il tuo miracoloso simulacro, inneggiamo con fede a Te, nella ricorrenza della nostra tradizionale festa.

Innumerevoli sono le grazie che dal tuo trono di misericordia hai sempre ed a tutti elargito. Veniamo ancora una volta, fiduciosi, ad implorarti la grazia dell’anima ed il perdono dei peccati. Accogli la preghiera che umilmente ti rivolgiamo, ben sapendo che volentieri ascolti coloro che a te si rivolgono.

Ti raccomandiamo le nostre famiglie, perché in esse regni la pace, rinsalda i vincoli della fedeltà e dell’unione coniugale.

Ti raccomandiamo i nostri cari morti perché venga loro concessa la gioia eterna.

Conforta e guarisci gli ammalati d’ogni specie, affinché trovino in te coraggio per sopportare ogni sofferenza.

Fai crescere sani i nostri ragazzi, docili ai buoni richiami dei genitori e infiammati d’amore per te.

Proteggi la gioventù da ogni vizio insano e fai che ogni giovane trovi occupazione e lavoro.

Concedi salute e lavoro agli emigrati. Assistili perché non affievoliscano o perdano la fede, ma possano essere vanto della Santa Chiesa Cattolica.

Benedici la terra, benedici il mare, perché producano il necessario pane quotidiano.

Ricompensa con le tue grazie coloro che praticano e diffondono in Italia ed all’estero la devozione verso di te, Cristo Crocifisso.

Ci mettiamo tutti sotto la tua paterna protezione e fai che, per mezzo della Santa Vergine, madre tua e madre nostra, possiamo ricongiungerci tutti nella gloria del Santo Paradiso.  Amen

 

https://www.facebook.com/FiloDirettoweb/

http://www.palermoweb.com/panormus/feste/festa_monreale.htm

«Lu Signuri è pi la strata».

Il SS. Crocifisso di Monreale è di nuovo per le vie della città.

Monreale, 6 maggio 2018 – “Dopo una lunga attesa il SS. Crocifisso di Monreale è tornato per le strade monrealesi. Oggi il meteo clemente ha permesso alla Confraternita monrealese di poter nuovamente proporre la processione interrotta dopo pochi minuti lo scorso 3 maggio a causa del maltempo. Una piazza Guglielmo II gremita di gente ha accolto la Vara lignea del SS. Crocifisso che ha iniziato un percorso diverso da quello tradizionale. Da piazza Vittorio Emanuele il Crocifisso ha percorso via Roma e via Pietro Novelli, raggiungendo piazza Inghilleri. Da qui la croce sarà portata in spalla lungo la rimanente parte del percorso, riprendendo il cammino interrotto il 3 Maggio.
Lungo le strade petali, lenzuola bianche, candele e richieste di grazia al “Patruzzo Amuruso”, così è chiamata la statua del Crocifisso dai monrealesi. Fino a notte fonda la processione andrà avanti, accompagnata da una lunga fila di fedeli. Il Crocifisso farà rientro al Santuario subito dopo i fuochi d’artificio. Anche qui, come nel corso del momento dell’uscita dalla chiesa, si assisteranno a riti che si ripetono ormai da 392 anni e che da secoli emozionano”.

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.filodirettomonreale.it/

Annunci

Il mondo dei sogni e degli ideali

Portrait

 

La vita di ogni essere umano ha bisogno di essere spronata da una qualche speranza o ideale, di essere alimentata da sogni e desideri da realizzare, è dunque inevitabile il rimpianto, un rimpianto acuto ed amaro, qualora l’essere umano venga improvvisamente a non credere più nei suoi ideali e sogni. Per quel che mi riguarda anch’io, come molti, ho avuto periodi più o meno lunghi in cui credevo di non avere più sogni e speranze. Ciò è accaduto tutte le volte in cui delusioni quotidiane, vuoti affettivi, assenza di sincero e duraturo calore umano, rincorse affannate verso un modo di vivere finalmente più gioioso e sereno, ma in particolare l’improvvisa perdita nel periodo più delicato ed impegnativo, quello adolescenziale, della tenerezza, del calore e dell’affetto smisurato e protettivo del mio adorato papà, hanno lasciato la loro traccia incancellabile sul mio sentiero; un sentiero quasi mai in discesa ma viceversa sin troppe volte irto di ostacoli, abbandoni improvvisi, difficoltà e sofferenze: a cominciare dalla perdita prematura, a soli tre anni, dell’indispensabile, tenero ed insostituibile affetto materno. Da allora ho sempre cercato affannosamente, così come ossigeno vitale, affetto, amicizia sincera, umana considerazione ed accettazione piena di me stessa; così come sono, con un carattere a volte “difficile”, insicuro, permaloso e sensibile, un carattere certamente non privo di difetti ma anche di qualche pregio. E’ pur vero, tuttavia, che frequenti delusioni e dolori mi hanno aiutata a crescere, a maturare, a rapportarmi con gli altri con maggiore empatia, comprensione  e sensibilità. Nello stesso tempo tante volte, troppe volte, ho creduto di non aver più sogni e speranze da coltivare, con cui alimentare il mio vissuto quotidiano ed i miei rapporti con gli altri esseri umani. Più di una volta infatti nell’arco della mia esistenza ho perso fiducia ed entusiasmo in me stessa e negli altri, indubbiamente, almeno in parte, anche per colpa mia, ma con altrettanta frequenza ho riacquistato entusiasmo e voglia di vivere anche per il semplice sorriso, gaio, puro e dolce, di un bambino incontrato per strada; per il posarsi, dopo un lungo “inverno” malinconico e privo di emozioni gioiose, di una primaverile, leggera e colorata farfalla sulle mie fredde e vuote mani; per l’avvicinarsi fiducioso di un cane affamato e vecchio eppure ancora propenso a cercare carezze e a scodinzolare grato dopo averle ricevute; per l’abbraccio sincero e premuroso di chi ha voluto inaspettatamente testimoniarmi il suo affetto ed il suo aver bisogno anche di me, che ritenevo invece di non essere in alcun modo considerata; riuscendo infine, grazie a tutto ciò, a comprendere la grandezza, il calore e l’affettuosa accoglienza anche e soprattutto nella piccolezza, nella semplicità e nell’umiltà. Con il tempo le vicissitudini, le cadute, ma anche le tante esperienze belle e positive, mi hanno fatto comprendere che anch’io ho un ben preciso ed importante ruolo in questa complicata ma meravigliosa vita, che la mia non è una vita sterile e senza senso e di ciò mi sono resa conto soprattutto quando ho dato la vita ai miei due figli e quando ho potuto ricambiare con amore, gratitudine ed una presenza premurosa e costante, soprattutto nel momento del bisogno, l’affetto di chi con la sua generosità, bontà ed altruismo mi ha fatto ricredere sulla vita. Il tempo del vero sorriso è indubbiamente effimero, di breve durata, ma dopo ogni momento di sconforto e di lacrime la luce, alternandosi al buio, torna sempre ad illuminare il mio volto e la mia esistenza. Mai smetterò di perdere, di inseguire e di ritrovare sogni e speranze, ma prima o poi sarò pienamente paga della vita stessa, di ammirare con rinnovato stupore il sole e la luna, il buio e la luce; di inebriarmi di ciò che di bello mi circonda, di osservare con entusiasmo le più “piccole e semplici cose”, di respirare intensamente il profumo dei fiori, di sentire il canto degli uccelli come una preziosa carezza della natura, di poter sorridere con sincerità a chi ha bisogno del mio sorriso. Sono indubbiamente cresciuta piena di dubbi ed insicurezze durante il sofferto periodo (che va dai cinque ai quattordici anni) da me vissuto in collegio, a parte la breve pausa delle vacanze estive, periodo durante il quale a lungo ed invano ho anelato baci e carezze e durante il quale attraverso gli oscuri corridoi e le immense stanze fredde ed inquietanti, gli unici piccoli passi erano i miei, l’unico singhiozzo sommesso ed impaurito era il mio, l’unico desiderio di correre, giocare, gettarmi a terra o di rompere durante il gioco qualcosa, come tutti i bambini del mondo, era il mio, pertanto l’impatto successivo con il “vero mondo” è stato duro ed impegnativo. Tutto mi era estraneo, luoghi ed ambienti, sconosciuti o raramente frequentati, decisioni da prendere ed impegni da portare a termine, stati d’animo ed emozioni, il modo di pensare della gente, l’eco delle violenze quotidiane: tutto mi meravigliava ed impauriva. Quante volte nei momenti di maggiore bisogno mi sono voltata e non ho trovato nessuno dietro o accanto a me, ho teso la mano ed è rimasta vuota, ho chiamato e la mia voce ha trovato come risposta solo il silenzio! Ma pian piano, anche grazie alla fede, umanamente imperfetta ma mai venuta a mancarmi, a nuovi o ritrovati affetti, mi sono resa conto che la vita, sebbene non ci faccia mancare delusioni e dolori, è unica e bellissima ed ho il dovere, sino al mio ultimo respiro, di viverla con amore, con rispetto, con gratitudine ed un profondo senso di responsabilità.

© Antonella P. Di Salvo

 

cropped-gentilezza-jpg.jpg

 

“La felicità è sempre uguale, ma l’infelicità può avere infinite variazioni, come ha detto anche Tolstoj. La felicità è una allegoria, l’infelicità una storia.”

(Haruki Murakami)

 

 

Anima, ora selvaggia, or’altra pura, concediti il fascino di un intenso canto d’amore, riempi il tuo giardino di colorati e profumati fiori e stendi la tua mano alle più preziose carezze, regalando alle stelle delle tue emozioni un diadema sfavillante di amorevoli gesti. Vinci l’aridità della solitudine col fluire impetuoso del tuo amore, ed illumina il sentiero della tua vita soffiando in esso il fascino intatto dei tuoi sogni. Non congedarti da essi, ma continua ad infuocarne i tuoi giorni, profumando la tua essenza con i petali delle più soavi rose, risalendo il fiume dei tuoi tormenti coi capelli al vento e con gli occhi dolcemente sereni fissi sul futuro di una gioia senza fine.

© Antonella P. Di Salvo

http://www.athenamillennium.it/lady59-antonella/10968/mia-cara-anima.html

 

 

“La Mossa Del Cavallo”

Camilleri e “La Mossa Del Cavallo”…

L'immagine può contenere: 1 persona, sMS

 

“È tratto dal romanzo storico di Andrea Camilleri “La mossa del cavallo” (edito da Sellerio), il film andato in onda lunedì 26 febbraio su Rai1. La regia è di Gianluca Maria Tavarelli, che aveva già diretto la serie su: “Il giovane Montalbano”, interpretato da Michele Riondino, che torna nei panni di Giovanni Bovara, nuovo ispettore capo ai mulini alle prese con mugnai e tasse sul macinato in una Vigata di fine Ottocento. Nel cast Ester Pantano, Cocò Gulotta, Antonio Pandolfo, Giovanni Carta, Giancarlo Ratti, Maurizio Puglisi, Filippo Luna, Maurizio Bologna, Domenico Centamore, Giuseppe Schillaci, Daniele Pilli, Angelo Libri, Roberto Salemi, Vincenzo Ferrera. Una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction”.

“Siamo nell’immaginaria Montelusa nel 1877,  dove il quarantenne Giovanni Bovara (Michele Riondino) è il nuovo ispettore capo ai mulini, incaricato di far rispettare l’invisa tassa sul macinato. Siciliano di nascita, è ormai ligure di adozione poiché da bambino si è trasferito con la sua famiglia a Genova. Ragiona e parla come un uomo del nord-Italia e non comprende le dinamiche mafiose e omertose che regolano la terra siciliana. La sua intransigenza gli procura subito diversi nemici.
Le sue indagini lo portano a scoprire prima un ingegnoso sistema con il quale i mugnai vengono lasciati liberi di evadere la tassa sul macinato e poi l’esistenza di un mulino clandestino nel terreno dell’uomo più potente della città. A poco a poco le spire del “sistema” gli si stringono intorno e quando sopraggiunge per caso sul luogo dell’omicidio del parroco della città, Bovara si ritrova suo malgrado invischiato in qualcosa molto più grande di lui. In un complicato sistema di depistaggi e giochi di potere, i suoi avversari cercheranno di eliminarlo e sarà solo entrando nella mentalità dei suoi aguzzini e ricorrendo alle loro stesse strategie che Bovara riuscirà a salvare la propria vita”.

 

“Solo a quest’ora, di notte, sembra esserci pace in questo paese. Tutto quel groviglio di avidità, prepotenza, spietatezza, connivenza, a un certo punto si assopisce, come se anche il male e il marciume alla fine si stancassero”.

“Dorme anche donna Teresina e sogna che il suo respiro si fa leggero leggero e il fiato tra le sue labbra diventa una specie di musica dolce, il canto di un angelo, e così dormendo torna ad essere innocente”…

(Giovanni Bovara – La mossa del cavallo)

Risultati immagini per la mossa del cavallo

Un finale da brividi, che è un ode alla notte purificatrice.

Rivedi il film qui https://goo.gl/UurQvs

 

http://www.mangialibri.com/quel-%E2%80%9Csiciliano%E2%80%9D-di-montalbano

 “La mossa del cavallo, una produzione Palomar di Carlo degli Esposti, diretto da Gianluca Maria Tavarelli, è un giallo grottesco e pieno di sorprese che ha portato sullo schermo personaggi, situazioni, colori e umori caratteristici della Sicilia, con un balzo indietro nel tempo fino al 1877: in primo piano la tassa sul macinato e una storia di mafia e potere, di servitori ligi dello stato, di corrotti e di debolezze umane, ma nel registro straordinario di una farsa tragica”.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/tv/2018/02/27/tv-la-mossa-del-cavallo-boom-anche-camilleri-storico_6b8cd695-a78d-439f-808e-d8d1c3584d34.html

“Il romanzo (pubblicato la prima volta da Rizzoli, nel 1999) è una combinazione di mosse ingegnose: una macchina scenografica a scacchiera. I suoi spazi mobili sono resi illusori dal tatticismo dei giocatori. Tutto succede, in questo «teatro» di manovre ingannatrici, senza che nulla appaia accadervi. Il macchinismo è in obbligo ora con la falsità, ora con gli sghembi della ragione. Il traffico delle apparenze è gestito, in tutti i casi, dalla contraffazione: canagliesca da una parte; dettata dalla disperata lucidità della ragione dall’altra. La partita è truccata. La verità è uno «scavalcamento», uno scacco matto che scombina. Sfugge sempre dietro l’angolo però. Ed è della stessa materia di cui sono fatti i sogni. La mossa del cavallo è un giallo in forma di «farsa tragica» (irresistibile con i suoi crescendi rossiniani); e in posa di romanzo storico accreditato dal saggio Politica e mafia in Sicilia (1876) di Leopoldo Franchetti. La vicenda si svolge, tra Montelusa e Vigàta, nell’autunno del 1877: ai tempi della Sinistra storica al governo, e dei malumori contro il mantenimento dell’odiosa tassa sul macinato. Un intero Libro delle mirabili difformità, prossimo al Bestiario, si è riversato in quel circo che è la provincia nella quale è stato precipitato, come dentro una ragnatela, l’ispettore capo ai mulini Giovanni Bovara: un ragioniere a cavallo, succeduto nell’impiego ai colleghi Tuttobene (dato in pasto ai pesci) e a Bendicò (abbandonato ai cani, come suggeriva il nome di familiarità gattopardesca). C’è una Gazza ladra, vedova allegra con tanto di tariffario; e c’è un Sorcio cieco (l’intendente di Finanza), che tutti chiamano scarafaggio «merdarolo» perché uso ad appallottolare e «interrare» le mazzette riscosse. Segue un prete sciupa femmine e strozzino, che il cugino vede come un «bùmmolo» con i manici ad ansa, riplasmato sul modello della donna pentolaccia di manzoniana memoria. Non mancano gli «armàli» velenosi (l’avvocato Fasùlo e La Mantìa, vice del delegato Spampinato) che illecitamente hanno fatto «tana» delle carte più compromettenti dell’Intendenza. Nani, anche «a forma di botte», spilungoni, strabici e scimmieschi, errori di natura sempre, sono i corrotti sottoispettori scelti e pagati per non vedere i mulini clandestini degli evasori. Regista, in ombra, delle trame (delittuose e politiche) del circo è il capomafia don Cocò Afflitto: il proprietario dei mulini e dei giornali locali. Per neutralizzare le denunce di corruzione del Bovara vengono predisposte varie messinscene. L’ispettore deve scansare una trappola. Ma non ha punti di presa. Fino a quando non scommette nel «gioco» con gli avversari, ricorrendo alla loro stessa arte. Nato a Vigàta e cresciuto a Genova, l’ispettore si riappropria del dialetto d’origine; e, da dentro la ritrovata dimora linguistica e antropologica, arma la controbeffa”.

Salvatore Silvano Nigro

https://sellerio.it/it/catalogo/Mossa-Cavallo/Camilleri/9170

“L’ispettore dei mulini, Giovanni Bovara, inviato nel territorio di Montelusa per investigare sull’applicazione della tassa sul macinato, sarà testimone di un delitto. L’uomo si trasformerà in imputato e solo grazie alla “mossa del cavallo” si salverà dalla trappola”. ”

Il protagonista si presenta agli occhi dei telespettatori come un uomo del Nord che, tornando nella sua città d’origine, Vigata, ha la mentalità di un genovese integerrimo. Per salvare la reputazione e soprattutto la vita, Bovara deve realizzare una regressione: far riemergere la propria sicilianità e ragionare come un “vigatese” per contrastare, con le medesima logica, le dinamiche dei suoi avversari”.

“Il recupero delle radici

è la chiave che ha salvato Giovanni Bovara

e che può salvare la Sicilia”.

Risultati immagini per la mossa del cavallo c era una volta vigata

L'immagine può contenere: 1 persona

La mossa del cavallo è interpretato con grande bravura da Michele Riondino che confessa di aver lavorato molto sulla lingua “per passare dal genovese, musicale, al siciliano stretto. Questo film era una sfida e io l’ho accettata”. Tanti gli attori coinvolti, molti dei quali siciliani, maschere forti: Ester Pantano, Cocò Gulotta, Antonio Pandolfo, Giovanni Carta, Maurizio Puglisi, Filippo Luna, solo per citarne alcuni.

“Alla fine dell’Ottocento la Sicilia era per l’Italia una sorta di Far west, una terra di nessuno”, spiega Tavarelli, “abitata da gente abituata a farsi giustizia da sé. Per questo ho pensato a un western, ad un omaggio al western all’italiana a Leone ma anche a Tarantino. Mi sono divertito a mischiare i generi perché il romanzo di Camilleri, ambientato nel 1877, è scoppiettante di battute, grottesco ma al tempo stesso attuale. La mossa del cavallo è un film sulla connivenza tra governanti e gendarmi, parla di un’Italia divisa in due, politicamente e linguisticamente. Una storia che riguarda da vicino l’Italia di oggi”.

“Accolto con grandi applausi alla presentazione della fiction in Rai, Camilleri si dice “fiero” di essere diventato l’ambasciatore della Sicilia nel mondo. “Con Montalbano anche gli stranieri hanno scoperto paesaggi diversi rispetto a quelli che sono abituati a vedere dell’Italia, paesaggi a loro sconosciuti e bellissimi. Questo ha fatto sì che una compagnia aerea abbia ormai un volo settimanale Londra-Comiso. Mi fa un enorme piacere essere considerato un ambasciatore di un”altra’ Sicilia. Mi sono sempre rifiutato di scrivere di mafia. Quando mi sono stati forniti i pizzini di Provenzano ho scritto un libro ma i diritti sono andati alla Fondazione Andrea Camilleri e funzionari di polizia che distribuisce borse di studio ed è al fianco dei poliziotti caduti. Non volevo guadagnare una lira sulla mafia. La rappresentazione della Sicilia che ho dato attraverso Montalbano ha sorpreso molto. Ricevo centinaia di messaggi. Sono 63 i Paesi in cui il commissario è stato esportato, tranne la Cina: credo si rifiuti perché il protagonista è un funzionario “disubbidiente”.

http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2018/02/22/foto/_la_mossa_del_cavallo_-189426516/1/#1

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Camilleri

https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Riondino

Risultati immagini per la mossa del cavallo c era una volta vigata

Michele Riondino e Andrea Camilleri

 

~♥~ Sul fertile viale dei ricordi ~♥~

 

 Al tramonto 

i tuoi carezzevoli occhi

– mandorle dorate

che sanno fendere il silenzio –

mi guideranno trepidanti

sul fertile viale dei ricordi.

 Le tue dita

sfiorando le mie delicate ali   

di vibrante farfalla

anticipando l’oblio

di lacrime, rimpianti e rancori

si poseranno poi senza indugio

sulle palpebre

sul viso e sulle labbra

lasciandovi il persistente profumo 

di un palpabile sentimento

che ai dolenti

petali dell’anima

farà dono di conforto e vigore

con la dissetante rugiada

di emozioni ancora vivide.

Ogni tua parola

pura come schiuma marina

riuscirà a rubare

stelle alla notte

per farne cascate

di collane luminose

da offrire

alle nostre mani intrecciate.

Ed il tuo cuore

ancora una volta

accarezzerà il mio

con incontenibile dolcezza

facendovi germogliare

 bionde spighe

di riconoscente speranza.

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati)

Innamorati di una persona che ama la tua libertà, la tua indipendenza e che rispetti le tue scelte. Ma che ogni tanto ti faccia una sfuriata di gelosia, perché in fondo tu sei il suo mondo.
Innamorati di una persona che abbia il miglior odore dell’universo, quello che riconosceresti ovunque, quello unico che solo tu puoi apprezzare. Quell’odore tanto simile alle tue emozioni.
E, alla fine, innamorati di quell’unica anima che potrai mai amare con tutto te stesso. Non accontentarti di un amore mediocre, di un amore che non è amore. Innamorati perché non ne puoi fare a meno, non perché non vuoi stare solo.

(S. Leonoir)

 

Hyocheon Jeong, straordinaria artista sudcoreana, sta conquistando il cuore degli utenti di Instagram attraverso incantevoli illustrazioni che descrivono alcuni momenti intimi della vita di una coppia.

Risultati immagini per aforismi innamorati

 

Che l’amore è tutto,
è tutto ciò che sappiamo sull’amore.
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore.
(Emily Dickinson)

 

L’amore guarda non con gli occhi ma con l’anima.
(Sogno di una notte di mezza estate)

William Shakespeare

Giornata della memoria…

Immagine correlata

Ci siamo accorti

che la nostra lingua

manca di parole

per esprimere quest’offesa.

P. Levi

Ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest’offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero.

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

 
 
 

 

 

* “Tutto era verità” & “Apriti cuore”…

 Il silenzio è oro per certe persone.

 

Un giorno il mondo rimase in silenzio;
gli alberi, in alto, erano profondi e maestosi,
e noi sentivamo sotto la nostra pelle
il movimento della terra.

Soavi le tue mani nelle mie
e io sentii la gravezza e la luce
e tu che mi vivevi dentro il cuore.

Tutto era verità sotto gli alberi,
tutto era verità. Io capivo
tutte le cose come si capiscono
un frutto con la bocca, una luce con gli occhi.

Antonio Gamoneda

 

⊰♡❀♡
Apriti cuore
al profumato incanto
delle emozioni sincere
ed ascoltate orecchie
la delicata sinfonia
delle cose segrete
che fluttuano timidamente
negli anfratti dell’anima.
Riempitevi occhi
di colori e di stelle
di magici tramonti
e di  bianche ali
che rifulgono leggiadre
nella notte.
Ruba pure
anima palpitante
i segreti al silenzio
per farne collane d’amore 
ai tuoi sogni.
Apritevi labbra
ad un dolce sorriso
ad un sospiro di pace
oppure di passione.
Sussurrami
nel sogno che sai
amato mio amore
frementi parole
eredità sublime
di un non mai sfiorito 
sentimento
mentre accarezzi
il lago verde dei miei occhi
con tenera mano.
© Antonella P. Di Salvo
( Tutti i diritti riservati)
⊰♡❀♡
Poesia edita in: “Canto di Maggio”
Antologia poetica
S. D. – Collezioni Editoriali-
⊰♡❀♡
Quei due, così come sono, sono reciprocamente necessari. Ecco, questo modo d'essere è l'amore. - I. Calvino

Il Dolore

* Foto di: Paolo Roversi

 *

Il Dolore

è aspra ed intricata foresta

di afflitte radici

rigogliosa.

E’ impavida notte

senza nemmeno

un briciolo di stelle.

Il Dolore è fluire lento

di malinconici canti

che inaspettati

emergono

dall’oscuro antro

del silenzio.

E’ orco crudele

paziente belva

in attesa di ghermire

fragili prede.

Il Dolore è ineluttabile

ed ha cicatrici profonde

e antiche.

Nei ricercatori di luce

non sfugge a se stesso

ma insegue

senza mai arretrare

sofferenze e rimpianti

che a  fiotti emergono

dalle viscere dell’anima.

Il Dolore

spesso si tinge di rosso

come sofferto tramonto

trasudando sangue

da ferite sempre aperte.

Il Dolore brucia

arde furioso

facendo contorcere

le viscere

sino allo spasimo.

Ma l’anima intrepida

e fiduciosa

non crolla

o se crolla si rialza

liberamente offrendo

lacrime, dubbi e pene

avidamente cercando ristoro

in una fede 

salda e coerente

e in dolci brezze

di appaganti sogni.

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

 *

“Non pretendo che la gioia non possa accompagnarsi alla bellezza; ma dico che la gioia è uno degli ornamenti più volgari, mentre la malinconia è della bellezza, per così dire, la nobile compagna, al punto che non so concepire un tipo di bellezza che non abbia in sè il dolore”.

Charles Baudelaire

Immagine correlata

*

Il dolore è il gran maestro degli uomini.

Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.

(Marie von Ebner-Eschenbach)

*

 

 

 

“La Croce non va interpretata in base al dolore, ma in base alla fedeltà e all’amore di Dio. Gesù non ha fatto molti discorsi sul dolore ma l’ha combattuto e sconfitto in vari modi: con gli esorcismi, con i miracoli, con le guarigioni; non ha mai cercato direttamente la Croce ma ha voluto sperimentare direttamente il dolore che si è abbattuto sull’uomo per la sua malvagità. Gesù non ci salva perché soffre, ma mentre soffre ci ama, ossia condivide il dolore umano e non ci lascia soli nella nostra sofferenza; non è venuto per abolire il dolore umano, ma si è steso sulla Croce facendoci così capire che Lui non ci lascia soli nel nostro dolore.

Quindi, è la visione cristiana che dà un senso al dolore, non la sapienza umana.  Il credente sa che può essere liberato dal male ma non dal soffrire: sa che Dio lo ha amato al punto di venire a condividere con lui tutto, anche il dolore. La famosa affermazione di San Paolo: “Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24)  vuole spingerci oltre il masochismo o la semplice accettazione del dolore per farci partecipi di una nuova visione del mondo fondata sulla Croce di Cristo. Il malato di cancro che soffre atrocemente (anche se l’amore cristiano consente e anzi favorisce l’utilizzazione della medicina palliativa) sa che anche la sofferenza di Cristo sulla croce è stata atroce, come hanno dimostrato scientificamente (e come se ce ne fosse stato bisogno) gli studi compiuti nel XX secolo sull’Uomo della Sindone.

Ma non c’è solo il dolore fisico derivante dalle malattie o dalle torture inflitte dall’uomo ai suoi fratelli visti come nemici, c’è anche il dolore di chi assiste impotente alla sofferenza e alla morte di una persona cara, di un figlio, di un coniuge[5]: personalmente non riesco a immaginare niente di più sconvolgente. Ma anche in questo caso il nostro dolore non è abbandonato a se stesso perché anche la Madre di Dio ha assistito, ai piedi della croce, alla morte tremenda di suo Figlio su quel crudele strumento di tortura e di morte, inventato per gli schiavi e i non romani e la fede ci insegna che Maria è anche madre nostra e non ci lascia soli in quei momenti terribili.

Nella Lettera Apostolica Salvifici doloris del 1984 (§ 18) S. Giovanni Paolo II descrisse la Preghiera del Getsemani come il momento definitivo dell’accettazione da parte di Gesù del dolore umano. Nel 2011 Benedetto XVI tornò su questo argomento[6], portando la nostra attenzione su come Egli sperimentò l’angoscia e la sofferenza al punto di sudare sangue e chiese ai discepoli di non lasciarlo solo, di vegliare e pregare insieme a Lui (Mt 26, 38). Ma i discepoli si addormentarono: per stanchezza, o perché non vollero condividere la passione di Cristo? Qui l’Evangelista mostra, in forma narrativa, la più terribile delle tentazioni cui è sottoposto l’animo umano quando, pur di tenere lontana da sé l’immagine del dolore, giunge a rimuovere anche il dolore altrui, fino a intorpidire la propria anima rendendola fredda e insensibile. La sonnolenza degli apostoli nel Getsemani ben rappresenta la forma di rimozione del male tipica del mondo in cui viviamo. Quante volte abbiamo sentito parlare di malati terminali che hanno perso tutti gli amici perché costoro, terrorizzati dalla vista del dolore e dalla immagine della morte imminente, non sono più andati a fare visita allo sventurato?

 Questa rimozione inizia con la rimozione di Dio; prosegue con la rimozione dell’altro; sfocia nella pretesa di rimuovere, di distaccarsi da tutti i mali del mondo. Forse da questo deriva il successo che ha avuto il buddismo presso tanti occidentali, forti solo a parole.

Invece Gesù prega i discepoli di non lasciarlo solo, ma essi non lo ascoltano e si addormentano. È da questo sonno greve e ottuso, angosciosa metafora della situazione spirituale di tanta parte dell’umanità contemporanea, che dovremmo prendere le mosse per tornare a interrogarci e portare alla luce la parte più intima ed oscura del nostro essere”.

https://www.riscossacristiana.it/perche-soffriamo-una-riflessione-cristiana-sul-dolore-sulla-sofferenza-di-carla-dagostino-ungaretti/

http://www.gesuemaria.it/il-senso-cristiano-del-dolore.html

http://www.famigliacristiana.it/articolo/dietro-le-nostre-sofferenze-c-e-la-volonta-di-dio.aspx

http://www.uccronline.it/2011/12/15/di-fronte-al-male-innocente-solo-il-cristianesimo-puo-resistere/

Risultati immagini per il senso cristiano del dolore

 

Il ” buio” ed il dolore appartengono purtroppo a tutti gli esseri umani,  nessuno escluso, ma possono trovare empatico conforto in un abbraccio, un sorriso, una carezza, una mano tesa, uno sguardo, un tramonto, un miagolio, lo sbocciare di un fiore, una voce amata che riecheggia per sempre nel cuore! La vita è un’altalena continua di gioie e dolori, ma molto può il calore umano, e molto possono la Fede, gli Affetti, l’amore per la Natura, la Poesia, l’Arte, la Musica…

© Antonella