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* Primavera* & “Fa che ti basti che cominci il giorno”🌻🌞

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Sei finalmente arrivata
cara Primavera
festosa carezza per gli occhi
e per il cuore.
Una piccola pianta
sul balcone
risplende nel sole
piena di allegre gemme
intensamente profumate.
Canti incessanti
di uccellini
allietano i rami fioriti
ricchi di nuovi nidi.
Un venticello
dolce e tiepido
mi accarezza la pelle
ma anche il cuore.
Rinascerò forse anch’io.
Proverò a guardare indietro
senza troppi rimpianti
non so ancora
se ce la farò
ma ci proverò.
Farò palpitare
nuovamente il cuore? 
Mi commuove già l’idea
mentre fioriscono
nell’anima
dolci corolle di speranza.

© Antonella P. Di Salvo 2010

( Tutti i diritti riservati)

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Primo giorno di primavera 2018

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Primavera il 20 o il 21 marzo? Sin da bambini ci hanno insegnato che la primavera, quella astronomica, inizia il 21 marzo, ma da ieri ci siamo accorti che in effetti non è sempre così. Alle 17.15 di martedì 20 marzo 2018 è infatti scattata la primavera, un paio d’ore prima la canonica data. Ma perché? Il tutto è legato all’equinozio di primavera, ovvero il momento in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore della Terra, cioè esattamente sopra la testa di un ipotetico osservatore che si trovi in un punto specifico sulla linea dell’equatore (più o meno in mezzo all’Oceano pacifico). L’immagini del satellite si nota infatti come il giorno e la notte dividono esattamente la nostra Terra parallelamente ai meridiani: “equinozio” deriva dal latino “aequinoctium”, composto da “aequus”, cioè “uguale” e “nox”, “notte”. Va precisato che l’equinozio non è da intendere come un giorno intero ma bensì l’istante preciso in cui si verifica il fenomeno astronomico, il momento esatto in cui termina l’inverno e inizia la primavera. Se sbirciamo il calendario ci accorgiamo che fino all’anno 2102, cioè per i prossimi 84 anni, l’equinozio di primavera non sarà il 21 marzo, ma il 20 o, qualche volta, il 19 (come il caso del 2044, prima volta in assoluto per questa data).

 

Immagine dal satellite del 20/03/2018

Immagine dal satellite del 20/03/2018

Ma perché anticipa? La questione è legata al nostro calendario, quello gregoriano, che seppur accurato non rappresenta in modo accurato l’anno siderale, ovvero il tempo che la Terra effettivamente impiega per compiere un’orbita attorno al Sole. Esso infatti ci impiega 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi a fronte dei “soli” dei 365 giorni del calendario. Per mantenere sincronizzate le due misure ed evitare lo slittamento delle stagioni, è stato introdotto il sistema degli anni bisestili, che prevede l’aggiunta di un giorno alla fine di febbraio (in generale) in tutti gli anni non secolari (che non segnano il passaggio di secolo) divisibili per 4. Il meccanismo prevedeva però che anche l’anno 2000 fosse bisestile e nonostante tutti questa serie di aggiustamenti l’equinozio sta graduale slittamento all’indietro rispetto a quanto succedeva nei secoli passati.

https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/ma-perch–la-primavera-inizia-il-20-e-non-il-21-marzo—184736

 

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“Non aspettare che ci sia sereno o cada una tiepida pioggia
o l’orchestra dei fiori incominci a suonare
o i già muti pesci tacciano ancor di più.
Fa che ti basti che cominci il giorno
e che sia fatto chiaro come pagina bianca
voltata dopo la nera.
Allora tieni la faccia più alta che si può e tenta
perché tentar non nuoce…”


(Pablo Neruda)

 

The special One by Amanda  Cass

 

A volte nelle notti inquiete

scavo fiduciosa nel silenzio

per non perdere il ricordo

dei gabbiani che stridono

– schiantandosi a morte

tra gli scogli neri ed aguzzi –

poiché anche dal dolore

può sbocciare un fiore

intensamente profumato.

© Antonella P. Di Salvo

 

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La verità è nella solitudine

 

INGANNI VELATI

 

Nel disincanto

della solitudine notturna

senza veli si offre

la verità.

A notte fonda

consapevolmente soli

si è costretti ad essere sinceri.

Le strade sono vuote

quasi silenziose

ma tale non è il cuore

straripante di emozioni

e rumoroso come fragile cristallo.

Protetti dal buio

togliendosi la maschera

i ricordi ancora una volta

ci ammaliano.

La notte soli ci illude

soli ci culla

e soli ci ghermisce.

Così come soli si nasce

e soli si muore.

Tutto ciò che viene svelato

è nell’oscuro silenzio della solitudine

qui sulla Terra.

Oltrepassando l’occhio scuro della notte

all’alba tutto sembra più chiaro

anche il dolore.

Le ultime stelle riscaldano il cuore

strappandomi un dolce sorriso.

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

 

Risultati immagini per Nell’ombra della notte si ritorna soli. È l’ora che preferisco per viaggiare in bicicletta, al raggio delle stelle su la strada vuota, per la bianchezza della quale l’occhio vede da lungi sicuramente. Dove si corre? Alfredo Oriani

 

 

Il mondo dei sogni e degli ideali

Portrait

 

La vita di ogni essere umano ha bisogno di essere spronata da una qualche speranza o ideale, di essere alimentata da sogni e desideri da realizzare, è dunque inevitabile il rimpianto, un rimpianto acuto ed amaro, qualora l’essere umano venga improvvisamente a non credere più nei suoi ideali e sogni. Per quel che mi riguarda anch’io, come molti, ho avuto periodi più o meno lunghi in cui credevo di non avere più sogni e speranze. Ciò è accaduto tutte le volte in cui delusioni quotidiane, vuoti affettivi, assenza di sincero e duraturo calore umano, rincorse affannate verso un modo di vivere finalmente più gioioso e sereno, ma in particolare l’improvvisa perdita nel periodo più delicato ed impegnativo, quello adolescenziale, della tenerezza, del calore e dell’affetto smisurato e protettivo del mio adorato papà, hanno lasciato la loro traccia incancellabile sul mio sentiero; un sentiero quasi mai in discesa ma viceversa sin troppe volte irto di ostacoli, abbandoni improvvisi, difficoltà e sofferenze: a cominciare dalla perdita prematura, a soli tre anni, dell’indispensabile, tenero ed insostituibile affetto materno. Da allora ho sempre cercato affannosamente, così come ossigeno vitale, affetto, amicizia sincera, umana considerazione ed accettazione piena di me stessa; così come sono, con un carattere a volte “difficile”, insicuro, permaloso e sensibile, un carattere certamente non privo di difetti ma anche di qualche pregio. E’ pur vero, tuttavia, che frequenti delusioni e dolori mi hanno aiutata a crescere, a maturare, a rapportarmi con gli altri con maggiore empatia, comprensione  e sensibilità. Nello stesso tempo tante volte, troppe volte, ho creduto di non aver più sogni e speranze da coltivare, con cui alimentare il mio vissuto quotidiano ed i miei rapporti con gli altri esseri umani. Più di una volta infatti nell’arco della mia esistenza ho perso fiducia ed entusiasmo in me stessa e negli altri, indubbiamente, almeno in parte, anche per colpa mia, ma con altrettanta frequenza ho riacquistato entusiasmo e voglia di vivere anche per il semplice sorriso, gaio, puro e dolce, di un bambino incontrato per strada; per il posarsi, dopo un lungo “inverno” malinconico e privo di emozioni gioiose, di una primaverile, leggera e colorata farfalla sulle mie fredde e vuote mani; per l’avvicinarsi fiducioso di un cane affamato e vecchio eppure ancora propenso a cercare carezze e a scodinzolare grato dopo averle ricevute; per l’abbraccio sincero e premuroso di chi ha voluto inaspettatamente testimoniarmi il suo affetto ed il suo aver bisogno anche di me, che ritenevo invece di non essere in alcun modo considerata; riuscendo infine, grazie a tutto ciò, a comprendere la grandezza, il calore e l’affettuosa accoglienza anche e soprattutto nella piccolezza, nella semplicità e nell’umiltà. Con il tempo le vicissitudini, le cadute, ma anche le tante esperienze belle e positive, mi hanno fatto comprendere che anch’io ho un ben preciso ed importante ruolo in questa complicata ma meravigliosa vita, che la mia non è una vita sterile e senza senso e di ciò mi sono resa conto soprattutto quando ho dato la vita ai miei due figli e quando ho potuto ricambiare con amore, gratitudine ed una presenza premurosa e costante, soprattutto nel momento del bisogno, l’affetto di chi con la sua generosità, bontà ed altruismo mi ha fatto ricredere sulla vita. Il tempo del vero sorriso è indubbiamente effimero, di breve durata, ma dopo ogni momento di sconforto e di lacrime la luce, alternandosi al buio, torna sempre ad illuminare il mio volto e la mia esistenza. Mai smetterò di perdere, di inseguire e di ritrovare sogni e speranze, ma prima o poi sarò pienamente paga della vita stessa, di ammirare con rinnovato stupore il sole e la luna, il buio e la luce; di inebriarmi di ciò che di bello mi circonda, di osservare con entusiasmo le più “piccole e semplici cose”, di respirare intensamente il profumo dei fiori, di sentire il canto degli uccelli come una preziosa carezza della natura, di poter sorridere con sincerità a chi ha bisogno del mio sorriso. Sono indubbiamente cresciuta piena di dubbi ed insicurezze durante il sofferto periodo (che va dai cinque ai quattordici anni) da me vissuto in collegio, a parte la breve pausa delle vacanze estive, periodo durante il quale a lungo ed invano ho anelato baci e carezze e durante il quale attraverso gli oscuri corridoi e le immense stanze fredde ed inquietanti, gli unici piccoli passi erano i miei, l’unico singhiozzo sommesso ed impaurito era il mio, l’unico desiderio di correre, giocare, gettarmi a terra o di rompere durante il gioco qualcosa, come tutti i bambini del mondo, era il mio, pertanto l’impatto successivo con il “vero mondo” è stato duro ed impegnativo. Tutto mi era estraneo, luoghi ed ambienti, sconosciuti o raramente frequentati, decisioni da prendere ed impegni da portare a termine, stati d’animo ed emozioni, il modo di pensare della gente, l’eco delle violenze quotidiane: tutto mi meravigliava ed impauriva. Quante volte nei momenti di maggiore bisogno mi sono voltata e non ho trovato nessuno dietro o accanto a me, ho teso la mano ed è rimasta vuota, ho chiamato e la mia voce ha trovato come risposta solo il silenzio! Ma pian piano, anche grazie alla fede, umanamente imperfetta ma mai venuta a mancarmi, a nuovi o ritrovati affetti, mi sono resa conto che la vita, sebbene non ci faccia mancare delusioni e dolori, è unica e bellissima ed ho il dovere, sino al mio ultimo respiro, di viverla con amore, con rispetto, con gratitudine ed un profondo senso di responsabilità.

© Antonella P. Di Salvo

 

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“La felicità è sempre uguale, ma l’infelicità può avere infinite variazioni, come ha detto anche Tolstoj. La felicità è una allegoria, l’infelicità una storia.”

(Haruki Murakami)

 

 

Anima, ora selvaggia, or’altra pura, concediti il fascino di un intenso canto d’amore, riempi il tuo giardino di colorati e profumati fiori e stendi la tua mano alle più preziose carezze, regalando alle stelle delle tue emozioni un diadema sfavillante di amorevoli gesti. Vinci l’aridità della solitudine col fluire impetuoso del tuo amore, ed illumina il sentiero della tua vita soffiando in esso il fascino intatto dei tuoi sogni. Non congedarti da essi, ma continua ad infuocarne i tuoi giorni, profumando la tua essenza con i petali delle più soavi rose, risalendo il fiume dei tuoi tormenti coi capelli al vento e con gli occhi dolcemente sereni fissi sul futuro di una gioia senza fine.

© Antonella P. Di Salvo

http://www.athenamillennium.it/lady59-antonella/10968/mia-cara-anima.html

 

 

8 Marzo: “Festa Della Donna”…

Risultati immagini per Otto marzo tutto l'anno: edizione 2018
Oggi, giovedì 8 marzo, è la Giornata Internazionale della Donna.

La Giornata è stata istituita per ricordare le conquiste sociali ed i diritti ottenuti nel corso degli ultimi decenni dalle donne ed è osservata in tutto il mondo, ma solo in Italia per l’occasione si regalano le mimose, e lo si fa relativamente da poco tempo.
La prima festa della donna fu celebrata negli Stati Uniti nel febbraio 1909 su iniziativa del Partito socialista americano, che aveva invitato tutte le donne a partecipare a una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. L’iniziativa del Woman’s Day fu ripetuta anche l’anno seguente, sempre per chiedere il diritto di voto e per manifestare alcune rivendicazioni sindacali, e nell’estate del 1910 la questione fu portata all’attenzione del VIII Congresso dell’Internazionale socialista, organizzato a Copenaghen. Inizialmente non fu raggiunto un accordo formale sull’istituzione di una giornata della donna che venisse celebrata da tutti nello stesso giorno: negli Stati Uniti venne mantenuta l’ultima domenica di febbraio, mentre in altri stati come Germania, Danimarca e Svizzera la Giornata della Donna fu legata all’anniversario di particolari eventi storici e fu celebrata tra il 18 e il 19 marzo 1911. Altri paesi organizzarono negli anni seguenti le loro feste della donna, ma la Prima guerra mondiale portò alla fine delle celebrazioni.

Lo sciopero delle donne dell’8 marzo

In occasione della Giornata internazionale della donna, in Italia e in più di 70 paesi del mondo, è stato organizzato un grande sciopero delle donne per protestare contro le forme di disuguaglianza tra uomini e donne. È organizzato da diversi movimenti femministi e, in Italia, da Non Una Di Meno. È uno sciopero femminista, sociale e politico, e non solo uno sciopero dal lavoro classicamente inteso: un’astensione da ogni attività anche di cura, formale o informale, gratuita o retribuita e sarà uno sciopero dal consumo e dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere. Sul sito di Non Una di Meno si spiega che l’obiettivo principale della mobilitazione è il contrasto alla violenza maschile e a tutte le forme di violenza di genere.

La prima Festa della donna

Dopo la manifestazione del 1909 negli Stati Uniti, alla Seconda Conferenza internazionale delle donne, organizzata nel 1910 a Copenaghen, si discusse di istituire una festa ufficiale, senza però stabilire una data precisa. L’anno successivo, il 19 marzo, venne festeggiata da oltre un milione di donne in Svizzera, in Danimarca, negli allora Impero austroungarico e Impero tedesco.

La prima Giornata internazionale della donna ad essere festeggiata un 8 marzo fu quella del 1914, forse perché quell’anno era una domenica. Tre anni dopo ci fu un’altra manifestazione, sempre avvenuta l’8 marzo, nella quale le donne della capitale dell’Impero russo, San Pietroburgo, protestarono per chiedere la fine della guerra. Quattro giorni dopo lo zar abdicò – l’Impero attraversava da tempo una profondissima crisi – e il governo provvisorio concesse alle donne il diritto di voto: quella delle donne di San Pietroburgo fu una delle prime e più importanti manifestazioni di quella che oggi viene chiamata Rivoluzione di febbraio (perché, per il calendario giuliano all’epoca in vigore in Russia, avvenne il 23 febbraio). Dopo la rivoluzione bolscevica, nel 1922 Vladimir Lenin istituì l’8 marzo come festività ufficiale.

La Festa della donna e l’URSS

Fino agli anni Settanta la Festa della donna si festeggiò quasi esclusivamente nei paesi dell’Unione Sovietica e in Cina. Il 1975 fu dichiarato “Anno internazionale delle donne”, e le Nazioni Unite invitarono tutti i paesi membri a celebrare la ricorrenza dell’8 marzo. Due anni dopo, con una risoluzione ufficiale, l’ONU istituzionalizzò la festività.

Leggende metropolitane

Negli anni si sono diffuse leggende e storie infondate sulla nascita della Festa della donna. Una delle più comuni sostiene che venne istituita per ricordare un incendio che uccise centinaia di operaie di una fabbrica di camicie a New York l’8 marzo 1908. Quest’incendio non avvenne mai, in realtà: ce ne fu uno il 25 marzo del 1911 nel quale morirono 140 persone, soprattutto donne immigrate italiane e dell’Europa dell’Est, ma non fu davvero all’origine della festività, anche se l’episodio divenne uno dei simboli della campagna in favore dei diritti delle operaie. Allo stesso modo, non è vero – come sostiene un’altra versione – che la Giornata internazionale della donna viene celebrata per ricordare la dura repressione di una manifestazione sindacale di operaie tessili organizzata sempre a New York nel 1857.

Perché l’8 marzo si regalano le mimose?

In moltissimi paesi è tradizioni regalare fiori alle donne l’8 marzo ma la relazione tra i fiori di mimosa e la Festa della donna c’è solo in Italia. Nel nostro paese la Giornata internazionale della donna cominciò a essere celebrata anche dopo la Seconda guerra mondiale su iniziativa del Partito Comunista Italiano e dell’Unione delle Donne in Italia (UDI). Secondo i racconti dell’epoca, inizialmente si voleva usare come fiore simbolo della festa la violetta, un fiore con una lunga tradizione nella sinistra europea: uno dei sostenitori di questa idea era il vice-segretario del Partito Comunista Luigi Longo. Alcune dirigenti del Partito Comunista però si opposero: la violetta era un fiore costoso e difficile da trovare. L’Italia era appena uscita dalla guerra e molti si trovavano in condizioni economiche precarie e avrebbero avuto molte difficoltà a procurarsi le violette. Tra loro c’era Teresa Mattei, una ex partigiana che negli anni successivi avrebbe continuato a battersi per i diritti delle donne. Di lei è diventato leggendariouno scambio che ebbe con un deputato liberale a proposito della parità tra uomini e donne all’interno della magistratura: «Signorina, ma lei lo sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?», chiese il deputato. E lei rispose: «Ci sono uomini che non ragionano tutti i giorni del mese».

Mattei, insieme a Rita Montagna e Teresa Noce, propose di adottare un fiore molto più economico, che fiorisse alla fine dell’inverno e che fosse facile da trovare nei campi: da qui nacque l’idea della mimosa. Anni dopo, in un’intervista Mattei disse: «La mimosa era il fiore che i partigiani regalavano alle staffette. Mi ricordava la lotta sulle montagne e poteva essere raccolto a mazzi e gratuitamente». Anche se la festa della donna non divenne una ricorrenza popolare fino agli anni Settanta, la tradizione della mimosa ebbe successo e si mantiene ancora oggi. Come disse Mattei, morta nel 2013 a 92 anni: «Quando nel giorno della festa della donna vedo le ragazze con un mazzolino di mimosa penso che tutto il nostro impegno non è stato vano».

https://www.ilpost.it/2018/03/07/giornata-internazionale-della-donna-3/

Un pensiero speciale va a tutte quelle donne le quali, vittime non solo di chi le sfrutta e le maltratta ma a volte del loro stesso cuore che fanno sempre e comunque prevalere, ogni giorno, “in silenzio”, subiscono maltrattamenti ed ingiustizie, sia in famiglia che nella società, spesso prevaricatrice e maschilista; soprattutto a tutte quelle donne che vengono sfruttate, umiliate, perseguitate ed uccise, proprio da chi invece aveva loro promesso di amarle, rispettarle e proteggerle per sempre.

Antonella

«L’amore guarda non con gli occhi ma con l’anima.»

(W. Shakespeare)

“La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa, né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.”

Audrey Hepburn

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Inaugurazione della nuova Stagione artistica del Conservatorio V. Bellini

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Conservatorio di Palermo: 160 musicisti sul palco del Massimo per l’inaugurazione della nuova Stagione artistica.

Con un omaggio al neoclassicismo brahmsiano ieri ( domenica 4 Marzo ) si è aperta al Teatro Massimo, alle ore 18, la Stagione artistica 2018 del Conservatorio. Sul palcoscenico l’Orchestra sinfonica Bellini, diretta da Carmelo Caruso, e il Coro del Conservatorio, maestro del Coro Fabio Ciulla. I 160 musicisti, tutti docenti o allievi dell’Istituzione musicale, hanno eseguito musiche di Johannes Brahms. Il programma si è aperto con il Concerto in re minore op.15 per pianoforte e orchestra. Solista ospite il pianista Fabio Romano, ex allievo del Conservatorio, che ha studiato, fra gli altri, con Eliodoro Sollima”.

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Conservatorio di Palermo: Successo ieri pomeriggio al Teatro Massimo per il concerto di inaugurazione della nuova Stagione artistica.

Teatro gremito e lunghi calorosi applausi ieri pomeriggio per l’Orchestra sinfonica Bellini, diretta da Carmelo Caruso, e per il Coro del Conservatorio guidato da Fabio Ciulla. Inaugurazione alla grande, dunque, per l’Istituto palermitano, che ha schierato sul palcoscenico del Massimo un organico di 160 musicisti, fra docenti e allievi. Successo personale anche per il solista Fabio Romano, che ha eseguito il Concerto in re minore op.15 per pianoforte e orchestra di Brahms. Romano ex allievo del Conservatorio, dove ha studiato, fra gli altri, con Eliodoro Sollima, insegna pianoforte alla “Hochschule für Musik und Theater” di Monaco e vanta una carriera di prestigio con esibizioni da solista nei principali teatri a fianco di orchestre di rilievo internazionale. Il programma, un omaggio al neoclassicismo brahmsiano, è continuato con Schicksalslied (Canto del destino), scritto sui versi struggenti di Hyperions Schicksalslied di Hölderlin, e si è chiuso con Akademische Festouvertüre (Ouverture per una festa accademica), ringraziamento musicale del grande compositore all’Università di Breslavia per il conferimento della laurea honoris causa. Il Concerto inaugurale è stato uno dei primi significativi appuntamenti in cartellone di “Palermo capitale italiana della cultura”.

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Avevo assistito alle prove e constatato la fatica del dietro le quinte per raggiungere un’unitaria espressione musicale. Stasera, l’orchestra sinfonica del Conservatorio, magistralmente diretta dal Maestro Caruso, con la magnifica esecuzione pianistica del
M° Fabio Romano e del Coro diretto dal M° Ciulla, ha offerto uno spettacolo straordinario della qualità e del livello artistico del Conservatorio, dei suoi allievi, dei suoi docenti. Non poteva essere che sfavillante questo inizio della stagione artistica”.
Un plauso a tutti.
Il presidente  (Gandolfo Librizzi )

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* Nella foto sottostante,

fra le violiste facenti parte dell’orchestra,

è presente anche mia figlia Licata Marilena

( Si distingue per la fascia nera sui capelli)

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Mia figlia oltre a frequentare il corso di viola

frequenta inoltre con entusiasmo

anche il corso di composizione

con il rinomato maestro Marco Betta.

Marco Betta è un compositore italiano, autore di opere, musica sinfonica e da camera, e di lavori per il teatro e per il cinema. Betta ha studiato composizione al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo sotto la guida di Eliodoro Sollima. In seguito si è perfezionato con Armando Gentilucci e Salvatore Sciarrino.

Il suo linguaggio musicale mette insieme le antiche culture musicali siciliane con le principali tecniche della musica d’avanguardia, con un particolare occhio verso il minimalismo ed il neotonalismo. Dal 1994 al 2002 è stato direttore artistico del Teatro Massimo. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali ed è considerato dalla critica uno dei più importanti Compositori del nostro tempo.

 

http://www.malgradotuttoweb.it/la-musica-meravigliosamente-pericolosa-perche-un-respiro-liberta/

 

Foto

 

La viola è uno strumento musicale cordofono della famiglia del violino, nella quale occupa il posto del contraltotenore[N 1][1][S 1], con una tessitura intermedia tra il violino ed il violoncello. Il termine è stato usato, non sempre in maniera precisa, per riferirsi a vari strumenti: la viola nel senso moderno del termine nasce assieme alla famiglia del violino, giungendo a maturazione non più tardi del 1535[2].

Lo strumento è simile al violino, ma più grande di circa il 15-20% e, a differenza di quest’ultimo, non ha una taglia standard. Ha quattro corde accordate per quinte, una quinta sotto il violino, rispetto al quale ha anche un timbro più profondo e meno brillante; risulta quindi un’ottava sopra il violoncello. La tecnica della mano sinistra e dell’arco sono simili a quelle per il violino e la chiave musicale di lettura utilizzata più frequentemente è quella di contralto. Il musicista che suona la viola è detto violista.

La viola è impiegata principalmente nella musica classica, sia come strumento solistico (anche se è meno comune in questo ruolo rispetto ad altri strumenti della sua famiglia, come il violino o il violoncello), sia in orchestra, nel quartetto d’archi e in svariate formazioni cameristiche. Lo strumento ha un ruolo significativo nella musica tradizionale di alcuni paesi europei, in particolare nella cultura ungherese e rumena, mentre si tratta di uno strumento non comune nella musica leggera, nel rock o nel jazz.

 

http://www.facebook.com/conservatoriovincenzobellini.palermo/

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La locandina della Stagione artistica 2018

 

 

 

✵ Dalle ciglia delle stelle ✵

christian schloe  . insieme da cent’anni o millenni  in un solo giorno un attimo tutto il tempo mentre mi insegno a non dire a non proferire un segno o un vocabolo mentre mi ricadono addosso …

Dalle argentate ciglia delle stelle

gocciolando dolce malinconia

lacrime di luna

volano terse e pure

su fitte nubi danzanti nel cielo.

Un colpo di vento inatteso

 gratta le imposte.

Ugualmente inaspettato

attraversa l’Infinito

così come un canto struggente

l’eco lontano della tua voce.

Tamponando ferite

lo accolgo in cuore con tenerezza 

nel velato silenzio della notte.

Lasciandomi andare ai ricordi

lacrimo anch’io su foto

e fogli bagnati.

 E’ un faticoso battito d’ali

il breve respiro della vita.

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

 

 

“Io li proteggo ancora i ricordi che ho di te

io ti proteggo ancora, e non importa cosa fai tu

io ti penso sempre.

– Susanna Casciani –

 

Musica di Remo Anzovino.

Dall’album Tabù, Egea Music, 2008.

 

 

 

* “Tutto era verità” & “Apriti cuore”…

 Il silenzio è oro per certe persone.

 

Un giorno il mondo rimase in silenzio;
gli alberi, in alto, erano profondi e maestosi,
e noi sentivamo sotto la nostra pelle
il movimento della terra.

Soavi le tue mani nelle mie
e io sentii la gravezza e la luce
e tu che mi vivevi dentro il cuore.

Tutto era verità sotto gli alberi,
tutto era verità. Io capivo
tutte le cose come si capiscono
un frutto con la bocca, una luce con gli occhi.

Antonio Gamoneda

 

⊰♡❀♡
Apriti cuore
al profumato incanto
delle emozioni sincere
ed ascoltate orecchie
la delicata sinfonia
delle cose segrete
che fluttuano timidamente
negli anfratti dell’anima.
Riempitevi occhi
di colori e di stelle
di magici tramonti
e di  bianche ali
che rifulgono leggiadre
nella notte.
Ruba pure
anima palpitante
i segreti al silenzio
per farne collane d’amore 
ai tuoi sogni.
Apritevi labbra
ad un dolce sorriso
ad un sospiro di pace
oppure di passione.
Sussurrami
nel sogno che sai
amato mio amore
frementi parole
eredità sublime
di un non mai sfiorito 
sentimento
mentre accarezzi
il lago verde dei miei occhi
con tenera mano.
© Antonella P. Di Salvo
( Tutti i diritti riservati)
⊰♡❀♡
Poesia edita in: “Canto di Maggio”
Antologia poetica
S. D. – Collezioni Editoriali-
⊰♡❀♡
Quei due, così come sono, sono reciprocamente necessari. Ecco, questo modo d'essere è l'amore. - I. Calvino