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“Tutto accade solo un certo numero di volte”…

 

 

 

Il narratore (Paul Bowles)
“Poichè non sappiamo quando moriremo, si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile; però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita – forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno. Quante altre volte guarderete levarsi la luna – forse venti – eppure tutto sembra senza limite.”

Citazione dal film “Il tè nel deserto”. Un film di Bernardo Bertolucci. Con Debra WingerJohn MalkovichCampbell ScottVeronica LazarNicoletta Braschi.

Titolo originale The Sheltering SkyDrammaticodurata 138 min. – Italia, Gran Bretagna 1990

Via avevo già parlato di Jeremiah Morelli , s tudente universitario, scrittore di lunghi racconti appartenenti al genere fantasy ma soprat...

Nulla dura per sempre…purtroppo…e nulla è illimitato, nonché davvero banale o scontato, nella vita: ecco perchè tutto in realtà, nel momento stesso in cui accade (o non accade), diventa inevitabilmente prezioso ed irripetibile. Ciò va considerato sia in riferimento ai momenti lieti che a quelli dolorosi. Ci sono istanti nell’esistenza umana così rari ed effimeri, pur nello struggimento ad esempio di una perdita o di un fallimento, da rifulgere nella mente e nell’anima come momento “unico” ed insostituibile, dall’aspetto e dai bagliori irripetibili ed affascinanti di un inestimabile diamante… o di una notte magicamente stellata. 

Antonella

 

 

“Istanti”

Custodisco nel cuore

istanti preziosi 

accaduti solo

“un numero minimo di volte”.

Sono istanti assaporati

un certo giorno

– all’ombra di un gioioso ricordo –

o una certa notte

– dal lento e malinconico respiro –

ma che non posso non considerare

di fondamentale importanza

nella mia esistenza.

Sono istanti in cui

occhi si sono incrociati

e mani sfiorate;

istanti in cui

labbra hanno sussurrato

oppure urlato

parole che mai più

avrebbero urlato o sussurrato.

Istanti in cui

lacrime sono scese accorate

e sorrisi sinceri e spontanei

hanno, in quel preciso e raro momento

illuminato di luce infinita

non solo il volto

ma anche l’anima

facendola tremare

di gioia

di dolcezza

di malinconia

o di dolore.

Sono “istanti”

in cui il tempo si è fermato

congelando nella mente e nel cuore

emozioni rare, se non uniche

e meravigliosamente “illimitate”…

pur nella loro fugace

e struggente limitatezza.

© Antonella P. Di Salvo

 

Natures wishes… Close your eyes, purse your lips, and blow. Let it drift as the…

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“Festa Della Mamma” 2018

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” Il ricordo ha bisogno della malinconia
per avere tutto il suo profumo”.
– Anne Barratin –

 

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Riflessi d’immutato amore

illuminano d’eterno

il soffio breve della vita.

Vibrano i ricordi

come dolce carezza

 su dolenti cicatrici

di recenti e lontane

mancanze.

Mai smetterete

di tenermi la mano…

© Antonella P. Di Salvo

 

 

Nell’intimità del silenzio

sfilano emozioni senza tempo

proprio lì, dove più fitti

si fanno i ricordi.

Ferite antiche e recenti

restano aperte

ma il vostro tenero sorriso

scintillando da

– gelosamente custodite –

foto in bianco e nero o a colori

spesso illumina le mie notti.

Dolce Mamma

non  ho visto la luce della vita

spegnersi nei tuoi occhi

né ho consolatoria memoria

dei tuoi baci e carezze…

e subito umidi 

si fanno gli occhi miei.

Amata “zietta”

vanamente ho cercato

di fermare il tempo

prendendomi cura

del tuo corpo sofferente

provando a stregare

gli anni avanzati

con la tenerezza

del mio amore.

Ma oltre le illusioni

i sogni, le nostalgie

e i rimpianti del non vissuto

oltre le ferite aperte del cuore

più vivo che mai pulsa

il poetico ricordo

di un reciproco amore

che mai avrà fine!

© Antonella P. Di Salvo

 

Tu sei nel mio cuore
con accesa dolcezza
ed immenso amore.
Il filo, mai si spezzerà.

© Antonella P.  Di Salvo  ( 2 Febbraio 2016 )

 

Piangerò speranza in silenzio

sul lungo treno cigolante

che mi conduce

verso l’ambita meta del sorriso.

Sconfitto per sempre

sarà il fantasma del tempo perduto.

Nel cuore rimangono i volti.

© Antonella P. Di Salvo 2013

 

Dolce Mamma e cara zietta

siete costantemente “presenti”…

seppur nella dolorosa Assenza.

 

 

Viaggio nella “Bellezza”…❤

“La bellezza salverà il mondo”. Dostoevskij

“E poi da nessuna parte, neppure a Ravenna, ho visto mosaici simili. Nella Cappella Palatina, che dai pavimenti ai soffitti a volta è tutta d’oro, ci si sente come si fosse seduti nel cuore di un enorme nido, guardando gli angeli cantare; e guardare gli angeli, o anche persone che cantano, è molto più piacevole che ascoltarli. Per questa ragione i grandi artisti danno sempre ai loro angeli liuti senza corde, flauti senza aperture di sfogo, e zampogne attraverso le quali nessun fiato può vagare o zufolare.

Di Monreale, coi suoi chiostri e la cattedrale, hai sentito parlare. Ci siamo andati spesso in carrozza, e i cocchieri sono ragazzi deliziosi magnificamente scolpiti. In loro, non nei cavalli siciliani, si vede la razza”.

Oscar Wilde

 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/12/18/oscar-wilde-conversazioni-in-sicilia39.html

Un viaggio straordinario nella Palermo normanna, oggi capitale della cultura e, nel XII secolo, capitale di un regno che ha riunito sotto una sola corona uomini e donne di fedi e lingue diverse. Un patrimonio dell’umanità unico e irripetibile. Un insieme di gioielli dell’arte e dell’architettura medievali, sotto il segno di un sincretismo che ha messo insieme le migliori culture del mediterraneo: l’occidente latino, l’oriente greco e l’Islam.
Palermo normanna. – Italia. #ViaggioNellaBellezza

 

 

 

http://www.ghelfi360.com/2016/monrealehd/

http://www.ghelfi360.com/2016/monreale/

http://www.ghelfi360.com/2016/chiostro/

 

Comincia a gennaio la primavera siciliana, e via via che le piante fioriscono diventa il giardino di una maga: germoglia la menta sulle rive dei ruscelli, gli alberi morti si inghirlandano di rose canine, persino il brutale cactus mette teneri fiori. Quindi non mi fa paura l’arrivo dell’inverno: quale migliore prospettiva che quella di sedere davanti al fuoco ad aspettare la primavera?

(Truman Capote)

 

Risultati immagini per primavera siciliana

 

 

* SICILIA *

Ti amo intensamente
amata mia Isola!
Spinosa di fichidindia
e colorata di gialle ginestre
profumatissima di zagara
ed accarezzata da cantilenanti 
spiagge assolate.
Misteriosa ed affascinante
nei tuoi arcani abissi
e nelle tue maestose scogliere
a picco sul mare.
Amo i tuoi paesini
dalle viuzze lastricate di basalto
le tue tante chiese 
dal fascino barocco 
e le tue vivaci città
scrigno di atavica cultura.
Ti amo intensamente
– amata mia Isola –
per le improvvise
tue macchie d’ombra
sulle cime delle montagne
e per il tuo respiro
antico e profondo.
Amo il tuo mare azzurro
dal caldo fiato salato
ed i saggi volti della tua gente
arsi dal cocente sole.
Sulle montagne e le pianure
tra le scogliere ed i verdi boschi
a primavera tutto esplode
di colori accesi, profumi, canti 
e vibranti suoni.
Amo la tua enigmatica tristezza
e le tue urla trasportate dal vento
a volte sin troppo amare.
Amo la tua erba e le tue dorate spighe
la tua uva bionda e frizzante
e quella sanguigna e dolce.
Amo osservare le tue lucertole
pigramente distese al sole
e le tue farfalle dai mille colori 
accarezzate dai fiori.
Amo, al calar della sera
il rilassante ascolto 
dei  tuoi grilli canterini
storditi dal profumo 
dell’inebriante gelsomino
ed al sorgere del nuovo giorno
rincorrere con lo sguardo 
i tuoi bimbi chiassosi
che inseguono aquiloni 
porgendoli al vento.
Ti amo intensamente
amata mia Isola.
Amo i tuoi echi 
e le tue memorie
la tua grande umanità
e quello che di te
non tutti vedono e non tutti sanno.
Amo tutto di te
persino i tuoi piccoli fiori
per sempre senza nome.

© Antonella P. Di Salvo

(Tutti i diritti riservati)

 

 

 

 

“Quegli odori di alga seccata al sole e di capperi e di fichi maturi
non li ritroverà mai da nessuna parte;
quelle coste arse e profumate, quei marosi bollenti
quei gelsomini che si sfaldano al sole”.
– Dacia Maraini –

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Dacia_Maraini

 

“Coraggio” – “A te che stai sulla croce”…

The Crucified Christ by Jeffrey Hein Jeff is an amazing artist. I'm lucky to have known him and his art. (Salt Lake City, Utah)

 

“Coraggio, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non imprecare, sorella che ti vedi distruggere giorno dopo giorno dal male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero che non sei calcolato da nessuno. Coraggio! La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”.

 

“Al Golgota si va in corteo, come ci andò Gesù. Non da soli. Pregando, lottando, soffrendo con gli altri. Non con arrampicate solitarie, ma solidarizzando con gli altri che, proprio per avanzare insieme, si danno delle norme, dei progetti, delle regole precise, a cui bisogna sottostare da parte di tutti. Se no, si rompe qualcosa. Non il cristallo di una virtù che, al limite, con una confessione si può anche ricomporre. Ma il tessuto di una comunione che, una volta lacerata, richiederà tempi lunghi per pazienti ricuciture”.

 

“La nostra esistenza non è inutile. Il nostro dolore alimenta l’economia sommersa della grazia….la sofferenza tiene spiritualmente in piedi il mondo. Nella stessa misura in cui la passione di Gesù sorregge il cammino dell’universo verso il traguardo del Regno”.

Don Tonino Bello

 

Riferimento: https://le-citazioni.it/autori/antonio-bello/

Toninobello.jpg

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Bello

 

 

A Te, che stai sulla croce

col volto piegato

dalla sofferenza

e dalla morte

con il cuore

 palpitante di emozioni

volgo il mio sguardo.

Uno sguardo

umilmente consapevole

di non esser degno

di incrociare il Tuo

uno sguardo semplice, sincero

profondamente commosso

uno sguardo

dolcemente proteso

verso il grande mistero

del Divino fatto Uomo

uno sguardo

pieno di mille perchè

sulla terrena vita

sulla sofferenza

e sulla morte.

Il mio cuore

è pieno di fede

tuttavia, fragilmente umano 

è anche facile preda

di improvvise malinconie

ma, nel contempo, sa essere

improvvisamente gioioso

e stupito

sì, ancora stupito

così come quello dei bimbi

stupito e grato

della tua Immensa Misericordia.

La mia anima imperfetta

sempre e per sempre

ha sete di Te

Somma Perfezione!

Ha sete

 del Tuo puro ed immenso

Amore

del Tuo tenero abbraccio

e del Tuo

amorevole perdono.

Se potessi

toglierei una ad una

le spine dolorose

che ti trafiggono il capo.

Se potessi

tergerei

con le mie lacrime

le Tue tante ferite

e bacerei

le Tue dolorose piaghe

con tenerezza

e con compassione

sperando di lenirle un pò.

A Te, che stai sulla croce

dono le mie speranze

ma anche i miei dubbi

e le mie incertezze.

A Te che sei

” L’Uomo dei dolori “

offro umilmente

i miei piccoli dolori

– quelli presenti

e quelli passati –

ma anche le mie risa infantili

e tutto quanto di puro

può ancora esservi

in me.

A Te, amato e Buon Gesù

dono con gioia

e con fiducia

la mia vita

e la mia anima.

 © Antonella P. Di Salvo

 

 ” Venne la luce a illuminazione di coloro che stanno seduti all’ombra dei sepolcri, e illuminazione voleva dire: riconoscere il dono della luce e mutare anche se stessi in luce che si dona. Ciò sarebbe stata la morte dell’istinto e la sua resurrezione nell’amore “.

– Hans Urs von Balthasar –

 

 …Donna, la man gli è presa / e nella croce gli è stesa / con un botto gli è fesa / tanto ci l’on ficcato! / L’altra man se prende / nella croce se stende / e lo dolor s’accende, / che più è moltiplicato. / Donna, gli piè se prenno / e ciavellanse al lenno, / onne iuntura aprenno / tutto l’han desnodato” (Jacopone da Todi).

E la folla assetata ancora gridava “Crucifige! Crucifige!” ed io accanto a Maria di Magdala, sconosciuta e dolente, con il fardello delle mie fragilità, assistevo al mistero dell’immolazione di Cristo per tutta l’umanità. “Dappertutto un caos in sommovimento, un subbuglio senza speranza, un brulicame che appuzza l’aria afosa, una irrequietudine scontenta di tutto e della propria scontentezza. Gli uomini nell’ebrietà sinistra di tutti i veleni, consuman se stessi per bramosia di fiaccare i loro fratelli di pena, e, pur di uscire da questa passione senza gloria, creano, in tutte le maniere, la morte. Le droghe estatiche e afrodisiache, le voluttà che struggono e non saziano, l’alcool, i giuochi, le armi, prelevano ogni giorno a migliaia  i sopravvissuti alle decimazioni obbligatorie.” (Papini Preghiera a Cristo).

— Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno —

E chinavo il capo, con l’improvvisa visione delle mie debolezze, delle mie ipocrisie, delle mie insofferenze, in un pianto sommesso.

— In verità io ti dico che oggi sarai con me in Paradiso —

Perché il perdono è amore e “…L’amore è un sacramento che andrebbe ricevuto in ginocchio con Domine non sum dignus, sulle labbra e sul cuore di chi lo riceve…” (de Profundis Oscar Wilde).

E la tenerezza abbracciava la madre, tutte le madri del mondo, la solitudine dell’umanità. E quelle braccia aperte ferite, sanguinanti per tutto il dolore degli uomini, affidavano alla fratellanza, alla sensibilità di chi sa amare anche sulla terra, la rinascita del mondo.

— Donna, ecco tuo figlio. Figlio ecco tua madre —

“Dall’ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. E verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: – Eli, Eli, lama sabactanì? – cioè –Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? – (Vangelo secondo Matteo).

In quel grido risentivo i graffi del mio cuore, il pianto delle mie sofferenze, l’accorato appello nel momento del dolore. E nell’umanità di quel grido ho sentito “Cristo sparpagliato / per tutta la terra / Dio vestito di umanità” (Padre Turoldo)

La fine del martirio si sta compiendo. Lo strazio ha snaturato il volto, l’atrocità ha ucciso la pietà, la carne dilaniata testimonia la ferocia degli uomini.

— Ho sete —

E in quell’aceto, ultimo sprezzante insulto, c’è l’amaro dei peccati di un’umanità senza vergogna, senza misura. Ma c’è, forse, la premonizione dell’eterna sete di Dio che attraversa l’inquietudine degli uomini e la mia personale ricerca di giustizia, di verità, di pace

Poi “Gesù gridando a gran voce, disse: – Padre nelle tue mani rimetto lo spirito mio – Detto questo spirò” (Vangelo secondo Luca).

E il mondo si inginocchiò davanti a tanto Amore. E l’uomo si sentì grande nel cuore di Dio. E mai il dolore fu così puro, consapevole, vero. E l’umanità fu abbracciata dalla redenzione, dalla speranza. E il mistero della fede scaldò l’anima di chi vuol credere. E la vita fu illuminata dal sacrificio di Cristo. E l’uomo imparò ad amare nell’Amore di Dio.

Ed io fragile come una foglia al vento, continuo a pregare: “ Anima di Cristo, santificami / Corpo di Cristo, salvami / Sangue di Cristo, inebriami / Acqua del costato di Cristo, lavami / Passione di Cristo, confortami” (Anima di Cristo di Ignazio di Lojola).

http://www.milanopost.info/2015/04/03/ai-piedi-del-crocifisso-con-il-cuore/

* Primavera* & “Fa che ti basti che cominci il giorno”🌻🌞

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Sei finalmente arrivata
cara Primavera
festosa carezza per gli occhi
e per il cuore.
Una piccola pianta
sul balcone
risplende nel sole
piena di allegre gemme
intensamente profumate.
Canti incessanti
di uccellini
allietano i rami fioriti
ricchi di nuovi nidi.
Un venticello
dolce e tiepido
mi accarezza la pelle
ma anche il cuore.
Rinascerò forse anch’io.
Proverò a guardare indietro
senza troppi rimpianti
non so ancora
se ce la farò
ma ci proverò.
Farò palpitare
nuovamente il cuore? 
Mi commuove già l’idea
mentre fioriscono
nell’anima
dolci corolle di speranza.

© Antonella P. Di Salvo 2010

( Tutti i diritti riservati)

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Primo giorno di primavera 2018

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Primavera il 20 o il 21 marzo? Sin da bambini ci hanno insegnato che la primavera, quella astronomica, inizia il 21 marzo, ma da ieri ci siamo accorti che in effetti non è sempre così. Alle 17.15 di martedì 20 marzo 2018 è infatti scattata la primavera, un paio d’ore prima la canonica data. Ma perché? Il tutto è legato all’equinozio di primavera, ovvero il momento in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore della Terra, cioè esattamente sopra la testa di un ipotetico osservatore che si trovi in un punto specifico sulla linea dell’equatore (più o meno in mezzo all’Oceano pacifico). L’immagini del satellite si nota infatti come il giorno e la notte dividono esattamente la nostra Terra parallelamente ai meridiani: “equinozio” deriva dal latino “aequinoctium”, composto da “aequus”, cioè “uguale” e “nox”, “notte”. Va precisato che l’equinozio non è da intendere come un giorno intero ma bensì l’istante preciso in cui si verifica il fenomeno astronomico, il momento esatto in cui termina l’inverno e inizia la primavera. Se sbirciamo il calendario ci accorgiamo che fino all’anno 2102, cioè per i prossimi 84 anni, l’equinozio di primavera non sarà il 21 marzo, ma il 20 o, qualche volta, il 19 (come il caso del 2044, prima volta in assoluto per questa data).

 

Immagine dal satellite del 20/03/2018

Immagine dal satellite del 20/03/2018

Ma perché anticipa? La questione è legata al nostro calendario, quello gregoriano, che seppur accurato non rappresenta in modo accurato l’anno siderale, ovvero il tempo che la Terra effettivamente impiega per compiere un’orbita attorno al Sole. Esso infatti ci impiega 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi a fronte dei “soli” dei 365 giorni del calendario. Per mantenere sincronizzate le due misure ed evitare lo slittamento delle stagioni, è stato introdotto il sistema degli anni bisestili, che prevede l’aggiunta di un giorno alla fine di febbraio (in generale) in tutti gli anni non secolari (che non segnano il passaggio di secolo) divisibili per 4. Il meccanismo prevedeva però che anche l’anno 2000 fosse bisestile e nonostante tutti questa serie di aggiustamenti l’equinozio sta graduale slittamento all’indietro rispetto a quanto succedeva nei secoli passati.

https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/ma-perch–la-primavera-inizia-il-20-e-non-il-21-marzo—184736

 

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“Non aspettare che ci sia sereno o cada una tiepida pioggia
o l’orchestra dei fiori incominci a suonare
o i già muti pesci tacciano ancor di più.
Fa che ti basti che cominci il giorno
e che sia fatto chiaro come pagina bianca
voltata dopo la nera.
Allora tieni la faccia più alta che si può e tenta
perché tentar non nuoce…”


(Pablo Neruda)

 

The special One by Amanda  Cass

 

A volte nelle notti inquiete

scavo fiduciosa nel silenzio

per non perdere il ricordo

dei gabbiani che stridono

– schiantandosi a morte

tra gli scogli neri ed aguzzi –

poiché anche dal dolore

può sbocciare un fiore

intensamente profumato.

© Antonella P. Di Salvo

 

La verità è nella solitudine

 

INGANNI VELATI

 

Nel disincanto

della solitudine notturna

senza veli si offre

la verità.

A notte fonda

consapevolmente soli

si è costretti ad essere sinceri.

Le strade sono vuote

quasi silenziose

ma tale non è il cuore

straripante di emozioni

e rumoroso come fragile cristallo.

Protetti dal buio

togliendosi la maschera

i ricordi ancora una volta

ci ammaliano.

La notte soli ci illude

soli ci culla

e soli ci ghermisce.

Così come soli si nasce

e soli si muore.

Tutto ciò che viene svelato

è nell’oscuro silenzio della solitudine

qui sulla Terra.

Oltrepassando l’occhio scuro della notte

all’alba tutto sembra più chiaro

anche il dolore.

Le ultime stelle riscaldano il cuore

strappandomi un dolce sorriso.

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

 

Risultati immagini per Nell’ombra della notte si ritorna soli. È l’ora che preferisco per viaggiare in bicicletta, al raggio delle stelle su la strada vuota, per la bianchezza della quale l’occhio vede da lungi sicuramente. Dove si corre? Alfredo Oriani

 

 

Il mondo dei sogni e degli ideali

Portrait

 

La vita di ogni essere umano ha bisogno di essere spronata da una qualche speranza o ideale, di essere alimentata da sogni e desideri da realizzare, è dunque inevitabile il rimpianto, un rimpianto acuto ed amaro, qualora l’essere umano venga improvvisamente a non credere più nei suoi ideali e sogni. Per quel che mi riguarda anch’io, come molti, ho avuto periodi più o meno lunghi in cui credevo di non avere più sogni e speranze. Ciò è accaduto tutte le volte in cui delusioni quotidiane, vuoti affettivi, assenza di sincero e duraturo calore umano, rincorse affannate verso un modo di vivere finalmente più gioioso e sereno, ma in particolare l’improvvisa perdita nel periodo più delicato ed impegnativo, quello adolescenziale, della tenerezza, del calore e dell’affetto smisurato e protettivo del mio adorato papà, hanno lasciato la loro traccia incancellabile sul mio sentiero; un sentiero quasi mai in discesa ma viceversa sin troppe volte irto di ostacoli, abbandoni improvvisi, difficoltà e sofferenze: a cominciare dalla perdita prematura, a soli tre anni, dell’indispensabile, tenero ed insostituibile affetto materno. Da allora ho sempre cercato affannosamente, così come ossigeno vitale, affetto, amicizia sincera, umana considerazione ed accettazione piena di me stessa; così come sono, con un carattere a volte “difficile”, insicuro, permaloso e sensibile, un carattere certamente non privo di difetti ma anche di qualche pregio. E’ pur vero, tuttavia, che frequenti delusioni e dolori mi hanno aiutata a crescere, a maturare, a rapportarmi con gli altri con maggiore empatia, comprensione  e sensibilità. Nello stesso tempo tante volte, troppe volte, ho creduto di non aver più sogni e speranze da coltivare, con cui alimentare il mio vissuto quotidiano ed i miei rapporti con gli altri esseri umani. Più di una volta infatti nell’arco della mia esistenza ho perso fiducia ed entusiasmo in me stessa e negli altri, indubbiamente, almeno in parte, anche per colpa mia, ma con altrettanta frequenza ho riacquistato entusiasmo e voglia di vivere anche per il semplice sorriso, gaio, puro e dolce, di un bambino incontrato per strada; per il posarsi, dopo un lungo “inverno” malinconico e privo di emozioni gioiose, di una primaverile, leggera e colorata farfalla sulle mie fredde e vuote mani; per l’avvicinarsi fiducioso di un cane affamato e vecchio eppure ancora propenso a cercare carezze e a scodinzolare grato dopo averle ricevute; per l’abbraccio sincero e premuroso di chi ha voluto inaspettatamente testimoniarmi il suo affetto ed il suo aver bisogno anche di me, che ritenevo invece di non essere in alcun modo considerata; riuscendo infine, grazie a tutto ciò, a comprendere la grandezza, il calore e l’affettuosa accoglienza anche e soprattutto nella piccolezza, nella semplicità e nell’umiltà. Con il tempo le vicissitudini, le cadute, ma anche le tante esperienze belle e positive, mi hanno fatto comprendere che anch’io ho un ben preciso ed importante ruolo in questa complicata ma meravigliosa vita, che la mia non è una vita sterile e senza senso e di ciò mi sono resa conto soprattutto quando ho dato la vita ai miei due figli e quando ho potuto ricambiare con amore, gratitudine ed una presenza premurosa e costante, soprattutto nel momento del bisogno, l’affetto di chi con la sua generosità, bontà ed altruismo mi ha fatto ricredere sulla vita. Il tempo del vero sorriso è indubbiamente effimero, di breve durata, ma dopo ogni momento di sconforto e di lacrime la luce, alternandosi al buio, torna sempre ad illuminare il mio volto e la mia esistenza. Mai smetterò di perdere, di inseguire e di ritrovare sogni e speranze, ma prima o poi sarò pienamente paga della vita stessa, di ammirare con rinnovato stupore il sole e la luna, il buio e la luce; di inebriarmi di ciò che di bello mi circonda, di osservare con entusiasmo le più “piccole e semplici cose”, di respirare intensamente il profumo dei fiori, di sentire il canto degli uccelli come una preziosa carezza della natura, di poter sorridere con sincerità a chi ha bisogno del mio sorriso. Sono indubbiamente cresciuta piena di dubbi ed insicurezze durante il sofferto periodo (che va dai cinque ai quattordici anni) da me vissuto in collegio, a parte la breve pausa delle vacanze estive, periodo durante il quale a lungo ed invano ho anelato baci e carezze e durante il quale attraverso gli oscuri corridoi e le immense stanze fredde ed inquietanti, gli unici piccoli passi erano i miei, l’unico singhiozzo sommesso ed impaurito era il mio, l’unico desiderio di correre, giocare, gettarmi a terra o di rompere durante il gioco qualcosa, come tutti i bambini del mondo, era il mio, pertanto l’impatto successivo con il “vero mondo” è stato duro ed impegnativo. Tutto mi era estraneo, luoghi ed ambienti, sconosciuti o raramente frequentati, decisioni da prendere ed impegni da portare a termine, stati d’animo ed emozioni, il modo di pensare della gente, l’eco delle violenze quotidiane: tutto mi meravigliava ed impauriva. Quante volte nei momenti di maggiore bisogno mi sono voltata e non ho trovato nessuno dietro o accanto a me, ho teso la mano ed è rimasta vuota, ho chiamato e la mia voce ha trovato come risposta solo il silenzio! Ma pian piano, anche grazie alla fede, umanamente imperfetta ma mai venuta a mancarmi, a nuovi o ritrovati affetti, mi sono resa conto che la vita, sebbene non ci faccia mancare delusioni e dolori, è unica e bellissima ed ho il dovere, sino al mio ultimo respiro, di viverla con amore, con rispetto, con gratitudine ed un profondo senso di responsabilità.

© Antonella P. Di Salvo

 

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“La felicità è sempre uguale, ma l’infelicità può avere infinite variazioni, come ha detto anche Tolstoj. La felicità è una allegoria, l’infelicità una storia.”

(Haruki Murakami)

 

 

Anima, ora selvaggia, or’altra pura, concediti il fascino di un intenso canto d’amore, riempi il tuo giardino di colorati e profumati fiori e stendi la tua mano alle più preziose carezze, regalando alle stelle delle tue emozioni un diadema sfavillante di amorevoli gesti. Vinci l’aridità della solitudine col fluire impetuoso del tuo amore, ed illumina il sentiero della tua vita soffiando in esso il fascino intatto dei tuoi sogni. Non congedarti da essi, ma continua ad infuocarne i tuoi giorni, profumando la tua essenza con i petali delle più soavi rose, risalendo il fiume dei tuoi tormenti coi capelli al vento e con gli occhi dolcemente sereni fissi sul futuro di una gioia senza fine.

© Antonella P. Di Salvo

http://www.athenamillennium.it/lady59-antonella/10968/mia-cara-anima.html