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Ritorno di buio e di luce 🦋🌺🌟

Amo la luce perché mi mostra la via. 

Ma amo anche il buio perché mi mostra le stelle.

(Og Mandino)

 

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Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l’ha causato.

Se lo riempi con altro, ancora di più spalancherà le fauci.

Non si chiude un abisso con l’aria.

(E. Dickinson)

 

Il Blog di PACHACHAKA: nella Valle dell'Essere Anima.

 

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Ricordi di bimba…

ed è ritorno di buio e di luce

di muri invalicabili, sofferte assenze

e candida voglia d’azzurro

con occhi sognanti puntati alle stelle.

Ricordi di adolescente…

ed è ritorno di vuoti e di ansie 

di respiri tiepidi e tenere malinconie

con il cuore palpitante fervido di speranze.

Ricordi di donna…

ed è ritorno di sogni realizzati

ed effimere attese

di piaghe vecchie e nuove

aperte sulla nivea pelle

delusioni laceranti, luminose gioie

e larghe manciate di desideri 

che con mani ardenti scivolano

sull’argentato viso della notte

cercando pace e riccioli di luna.

Ricordi di vita…

assonnati e vividi

ed è esplosione di luce

dove languivano i sogni

ed il buio soffocava il respiro

dell’anima.

© Antonella P. Di Salvo

 

*I diritti sono riservati, come da legge sul Diritto d’Autore

http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/06/26/legge-sul-diritto-d-autore

 

 

* CON ALI IMMAGINARIE *

Cerco pace nella notte

stanca è la mente

dell’ascolto di parole chiassose

deluso è il cuore da inspiegabili silenzi.

Vuole nettare d’ambrosia l’anima

ambisce carezze la pelle

fantasia ed incanto notturno

rincorrono desideri.

Più tenui si fanno gli affanni

più vividi i ricordi.

Non voglio svegliarmi

dal dolce sogno ad occhi aperti

che danza leggiadro

tra lunari bagliori

sfolgoranti collane di stelle

e delicati sospiri del vento.

Con ali immaginarie

volteggio su nudi sogni

dipingendo bianche aurore

dove ancora amaramente oscura è la notte.

© Antonella P. Di Salvo

(Tutti i diritti sono riservati)

 

Fb

 

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Monreale “Arte in fiore”

“Monreale Arte in fiore”, senza dubbio una delle iniziative più belle e coreografiche che Monreale abbia potuto sposare per accogliere la primavera. Per tutta la giornata di ieri (e l’altro ieri) i monrealesi e i tanti visitatori hanno potuto apprezzare la bellissima realizzazione dell’infiorata realizzata in Corso Pietro Novelli, e le installazioni nelle due piazze principali.

Sulla prima edizione di “Monreale Arte in fiore” è già facile trarre un giudizio pienamente positivo, condiviso da tutta la città, che ha potuto godere, come poche altre volte, dei suoi spazi, e apprezzare le maestranze locali che si sono messe all’opera. Maestranze essenzialmente neofite, guidate dagli insegnanti del liceo artistico Renato Messina e Salvo Venturella, i veri autori della grafica dell’infiorata, e coordinati da Fabio Portici, Floreal Designer di Altofonte, titolare del “Giardino dell’Eden”, che ha messo a disposizione le sue competenze.

L’iniziativa, nata da una felice intuizione di Aurelio Scorsone, condivisa e supportata dall’Associazione dei Commercianti di Monreale, con il patrocinio del comune, è di quelle che si possono definire low cost.

Intorno a 4.000 € il costo per acquistare le materie prime (21.000 petali, 700 kg di sale colorato e 50 sacchi di torba) che hanno dato vita a questi pannelli floreali ispirati al Corpus Domini, alla 750esima ricorrenza della dedicazione della cattedrale di Monreale e ai suoi mosaici. Ma anche per affidare alla KSM il servizio di sicurezza notturno. Le risorse umane sono gratuite.

Un bellissimo lavoro di team che unisce generazioni diverse, con l’unico scopo di abbellire e dare decoro alla città.

“Ha vinto la città” – spiega Filippo Tusa, presidente dell’ACM – “che come vera comunità ha risposto all’invito di fare, tutti insieme, qualcosa di bello. E mi piace sottolineare l’unione di intenti dei fioristi monrealesi”. “È importante educare ragazzi e cittadini al bello”, fa eco il professore Renato Messina.

I pannelli floreali sono stati realizzati da tre gruppi. Il primo, lungo 60 metri per 3, è stato creato, per la prima parte, dalla fioreria Cammarata e dalla parrocchia San Castrense, per la seconda dalla fioreria Dante di Salvo Sciortino coadiuvata dalle suore della cattedrale. Il secondo pannello (18 metri per 3) è stata curato dalla Fioreria Grimaudo e da “I Fiori di Lulù” assieme alla Parrocchia dei Santi Vito e Francesco. Gli scout di Monreale hanno collaborato con tutti i gruppi.

Il Corpus Domini è anche il tema rappresentato nei numerosi lenzuoli, alcuni di particolare pregio, realizzati da tutte le scuole del territorio e che fanno bella mostra sui balconi del corso principale.

La festa del Corpus Domini  è stata celebrata nel pomeriggio di ieri (3 giugno) anche con la solenne processione per le vie cittadine. Sotto il tradizionale baldacchino, l’arcivescovo, mons. Michele Pennisi, ha portato per le strade di Monreale l’ostensorio con il Santissimo Sacramento”.

Infine in serata, l’Orchestra Sinfonica “Opera” ha tenuto un concerto sotto il porticato dell’ingresso principale del duomo.

Fra i musicisti anche mia figlia, Licata Marilena, con la sua viola.

 

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Gratuità, condivisione, piacere e desiderio di contribuire ad abbellire, seppur per pochi giorni, la propria città, sono gli elementi alla base di un lavoro sinergico che ha messo insieme diverse figure. Fiorai, scuole, parrocchie, suore, scout, tutti hanno collaborato con l’unico scopo di abbellire e dare decoro alla città”.

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.filodirettomonreale.it/2018/06/03/monreale-arte-fiore-festa-allinsegna-dellarte-le-foto/#0IxxITLzswyAXuzD.30

Peppino Impastato ed Aldo Moro…

Delicato "SOFFIO DI VENTO", il mio respiro...

“NOVE MAGGIO: GIORNATA DELLA MEMORIA

PER LE VITTIME DI TERRORISMO”.

“L’Italia sceglie la data in cui morirono Aldo Moro e Peppino Impastato per ricordare chi ha perso la vita negli attentati che negli anni hanno scosso il Paese. Dall’istituzione nel 2007 agli scontri in Parlamento dove,alla presenza di Mattarella, la politica omaggerà parenti e congiunti delle vittime”.

http://www.italiapost.info/255203-nove-maggio-vittime-terrorismo/

Ogni 9 Maggio si ricordano due grandi italiani

uccisi nello stesso giorno e nello stesso anno: 

Aldo Moro e Peppino Impastato.

Aldo Romeo Luigi Moro (Maglie, 23 settembre1916Roma, 9 maggio1978) è stato un politico, accademico e giuristaitaliano, due volte Presidente del Consiglio dei ministri, Segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana.

Tra i fondatori della Democrazia cristiana e suo rappresentante alla Costituente, ne divenne segretario (1959). Fu più volte ministro; come presidente del Consiglio guidò…

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*RICORDO* *MANI FANCIULLE* & *MIO PADRE*

Adorato papà, oggi più che mai il mio cuore è con te, lassù tra le stelle…❤ 

(Foto omaggio)

~✿

– Tutti i papà hanno il loro fischio speciale, il loro richiamo speciale. Il loro modo di bussare. Il loro modo di camminare. Il loro marchio sulla nostra vita. Crediamo di dimenticarcene, ma poi, nel buio, sentiamo un trillare di note e il nostro cuore si sente sollevato. E abbiamo di nuovo cinque anni: stiamo aspettando di udire i passi di papà sulla ghiaia del vialetto.
(Pam Brown)

~✿

* MANI FANCIULLE *

Il tuo sorriso buono
mi inseguiva nei sogni

mentre la vita
precipitava lentamente

nel buio
del riposo notturno.

Mani fanciulle
si stringevano a mani adulte

in un muto linguaggio di tenerezza
e profumo di fiori di campo
accompagnava
i nostri passi  lenti e cadenzati

lungo le vie assolate
del giorno estivo.

Camminavamo senza parlare
ma i nostri occhi
si raccontavano speranza.

Correvamo col cuore
nei verdi prati del futuro

e nelle notti stellate
restavamo a lungo
a guardare
con occhi luccicanti
la stella più bella.

Te ne andasti all’improvviso
lasciando per sempre 
la mia mano fanciulla
un crudele destino sconfinò
sulla grigia nuvola del mio
silenzio.

©  Antonella P. Di Salvo

(Tutti i diritti riservati)

 

Ricordo *

Ricordo spesso gli anni dal cuore puro, le mie piccole mani strette fra le tue ed i colori del cielo, del mare, della terra grassa e scura. Intenso era il profumo dei pini, degli arbusti, dei frutteti, della tua anima stanca di vento e di solitudine che con dolcezza consolava la mia. Cantava ogni mattina un solitario passero vicino la mia finestra e dai sentieri assolati scendevano ridendo i raccoglitori di ginestra. Ricordo… i miei occhi, che all’alba fiduciosi si specchiavano nell’azzurro e la sinfonia della notte che sussurrava alle stelle sogni e desideri… miei e tuoi. Ricordo parole sofferenti di vuoti e di laceranti mancanze ed i miei riccioli ribelli scompigliati dal vento. Ricordo la tua dolorosa assenza.

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

 

Buona Festa del Papà!

* Mio Padre *

E’ stato l’uomo che
con animo sensibile e profondo
nelle estive notti stellate
mutamente
al cielo parlava
ed ascoltava estasiato
il canto dei grilli
nascosti tra l’erba.
E’ stato l’uomo che
portava briciole di pane
a colombe ed uccellini
e che con la sigaretta accesa
tra le ingiallite dita
seduto pensieroso
sotto un maestoso albero di pino
dolcemente sorrideva
nel vedermi
piccina ed impaurita
sull’altalena
goffamente dondolare.
E’ stato l’uomo che
nelle ore del dolore
e tante ne ha avute
ha parlato con l’universo
e con Dio
chiedendogli sì
il perchè di tanto dolore
ma con salda fede
e dolce rassegnazione.
E’ stato l’uomo che
col volto scavato
da tante amarezze
ma con immutati
ed amorevoli occhi buoni
appena adolescente
per sempre mi ha lasciato
lasciando nella mia vita
anche un terribile vuoto.
Ma prima di andarsene
è stato il padre
che pur nel breve tempo
a noi concesso
mi ha teneramente amata.
E’ stato il padre
premuroso
e al momento opportuno
anche scherzoso
è stato il padre
saggio
profondamente umano
sempre pronto
alla carezza e all’ascolto.
E’ stato il padre
che mi ha insegnato
profondi valori
valori che sono rimasti 
ben impressi 
nelle pagine della mia vita
valori a me donati
col costante esempio
e con tanta coerenza.
Mio padre…
lo immagino realmente felice
lassù nell’immenso cielo
diventato anche lui
un angelo
accanto alla mia mamma
intento a parlare insieme a lei 
alla luna e alle stelle
ma soprattutto al Buon Dio
con il cuore sulla mano
ed il mio amato nome
sulle labbra!

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

♥ Oggi, per quel che mi riguarda, non solo ricorre la “Festa del Papà”, ma nel contempo il mio adorato papà, il cui nome era Giuseppe, avrebbe festeggiato l’onomastico! Purtroppo poche volte ho potuto fargli gli auguri e manifestargli, anche attraverso qualche pensierino, il mio affetto così come avrei voluto, sia perché pochi anni ci sono stati dalla vita concessi da trascorrere insieme, essendo volato in cielo quando ero ancora adolescente, sia perché in tale breve periodo si era comunque per la maggior parte dell’anno “separati” dal mio vivere, per tutta una serie di tristi eventi che in quel periodo, susseguendosi, hanno colpito la mia famiglia, in collegio: ci si riuniva infatti solo al termine delle scuole, durante l’estate. Dal collegio gli scrivevo qualche affettuosa letterina con la mia calligrafia un po’ incerta accompagnandola con tanti cuoricini, tuttavia quelle mie parole, seppur brevi e con qualche errore di ortografia, gli accarezzavano dolcemente il cuore e lo dimostra il fatto che io le abbia ritrovate gelosamente custodite nel suo portafoglio dopo che… mi ha lasciata per sempre! Adorato papà mai dimenticherò ciò che mi hai donato, nel seppur breve tempo trascorso insieme, in amore, valori, bontà ed in esempio di salda fede… nonostante i tanti dolori da te patiti. La nostra affettuosa complicità, spesso silenziosa ma che lasciava parlare il cuore attraverso gli occhi, ha messo radici profonde nella mia mente e nella mia anima. Grazie papà, semplicemente grazie… per essere stato il mio meraviglioso papà! ♥

8 Marzo: “Festa Della Donna”…

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Oggi, giovedì 8 marzo, è la Giornata Internazionale della Donna.

La Giornata è stata istituita per ricordare le conquiste sociali ed i diritti ottenuti nel corso degli ultimi decenni dalle donne ed è osservata in tutto il mondo, ma solo in Italia per l’occasione si regalano le mimose, e lo si fa relativamente da poco tempo.
La prima festa della donna fu celebrata negli Stati Uniti nel febbraio 1909 su iniziativa del Partito socialista americano, che aveva invitato tutte le donne a partecipare a una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. L’iniziativa del Woman’s Day fu ripetuta anche l’anno seguente, sempre per chiedere il diritto di voto e per manifestare alcune rivendicazioni sindacali, e nell’estate del 1910 la questione fu portata all’attenzione del VIII Congresso dell’Internazionale socialista, organizzato a Copenaghen. Inizialmente non fu raggiunto un accordo formale sull’istituzione di una giornata della donna che venisse celebrata da tutti nello stesso giorno: negli Stati Uniti venne mantenuta l’ultima domenica di febbraio, mentre in altri stati come Germania, Danimarca e Svizzera la Giornata della Donna fu legata all’anniversario di particolari eventi storici e fu celebrata tra il 18 e il 19 marzo 1911. Altri paesi organizzarono negli anni seguenti le loro feste della donna, ma la Prima guerra mondiale portò alla fine delle celebrazioni.

Lo sciopero delle donne dell’8 marzo

In occasione della Giornata internazionale della donna, in Italia e in più di 70 paesi del mondo, è stato organizzato un grande sciopero delle donne per protestare contro le forme di disuguaglianza tra uomini e donne. È organizzato da diversi movimenti femministi e, in Italia, da Non Una Di Meno. È uno sciopero femminista, sociale e politico, e non solo uno sciopero dal lavoro classicamente inteso: un’astensione da ogni attività anche di cura, formale o informale, gratuita o retribuita e sarà uno sciopero dal consumo e dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere. Sul sito di Non Una di Meno si spiega che l’obiettivo principale della mobilitazione è il contrasto alla violenza maschile e a tutte le forme di violenza di genere.

La prima Festa della donna

Dopo la manifestazione del 1909 negli Stati Uniti, alla Seconda Conferenza internazionale delle donne, organizzata nel 1910 a Copenaghen, si discusse di istituire una festa ufficiale, senza però stabilire una data precisa. L’anno successivo, il 19 marzo, venne festeggiata da oltre un milione di donne in Svizzera, in Danimarca, negli allora Impero austroungarico e Impero tedesco.

La prima Giornata internazionale della donna ad essere festeggiata un 8 marzo fu quella del 1914, forse perché quell’anno era una domenica. Tre anni dopo ci fu un’altra manifestazione, sempre avvenuta l’8 marzo, nella quale le donne della capitale dell’Impero russo, San Pietroburgo, protestarono per chiedere la fine della guerra. Quattro giorni dopo lo zar abdicò – l’Impero attraversava da tempo una profondissima crisi – e il governo provvisorio concesse alle donne il diritto di voto: quella delle donne di San Pietroburgo fu una delle prime e più importanti manifestazioni di quella che oggi viene chiamata Rivoluzione di febbraio (perché, per il calendario giuliano all’epoca in vigore in Russia, avvenne il 23 febbraio). Dopo la rivoluzione bolscevica, nel 1922 Vladimir Lenin istituì l’8 marzo come festività ufficiale.

La Festa della donna e l’URSS

Fino agli anni Settanta la Festa della donna si festeggiò quasi esclusivamente nei paesi dell’Unione Sovietica e in Cina. Il 1975 fu dichiarato “Anno internazionale delle donne”, e le Nazioni Unite invitarono tutti i paesi membri a celebrare la ricorrenza dell’8 marzo. Due anni dopo, con una risoluzione ufficiale, l’ONU istituzionalizzò la festività.

Leggende metropolitane

Negli anni si sono diffuse leggende e storie infondate sulla nascita della Festa della donna. Una delle più comuni sostiene che venne istituita per ricordare un incendio che uccise centinaia di operaie di una fabbrica di camicie a New York l’8 marzo 1908. Quest’incendio non avvenne mai, in realtà: ce ne fu uno il 25 marzo del 1911 nel quale morirono 140 persone, soprattutto donne immigrate italiane e dell’Europa dell’Est, ma non fu davvero all’origine della festività, anche se l’episodio divenne uno dei simboli della campagna in favore dei diritti delle operaie. Allo stesso modo, non è vero – come sostiene un’altra versione – che la Giornata internazionale della donna viene celebrata per ricordare la dura repressione di una manifestazione sindacale di operaie tessili organizzata sempre a New York nel 1857.

Perché l’8 marzo si regalano le mimose?

In moltissimi paesi è tradizioni regalare fiori alle donne l’8 marzo ma la relazione tra i fiori di mimosa e la Festa della donna c’è solo in Italia. Nel nostro paese la Giornata internazionale della donna cominciò a essere celebrata anche dopo la Seconda guerra mondiale su iniziativa del Partito Comunista Italiano e dell’Unione delle Donne in Italia (UDI). Secondo i racconti dell’epoca, inizialmente si voleva usare come fiore simbolo della festa la violetta, un fiore con una lunga tradizione nella sinistra europea: uno dei sostenitori di questa idea era il vice-segretario del Partito Comunista Luigi Longo. Alcune dirigenti del Partito Comunista però si opposero: la violetta era un fiore costoso e difficile da trovare. L’Italia era appena uscita dalla guerra e molti si trovavano in condizioni economiche precarie e avrebbero avuto molte difficoltà a procurarsi le violette. Tra loro c’era Teresa Mattei, una ex partigiana che negli anni successivi avrebbe continuato a battersi per i diritti delle donne. Di lei è diventato leggendariouno scambio che ebbe con un deputato liberale a proposito della parità tra uomini e donne all’interno della magistratura: «Signorina, ma lei lo sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?», chiese il deputato. E lei rispose: «Ci sono uomini che non ragionano tutti i giorni del mese».

Mattei, insieme a Rita Montagna e Teresa Noce, propose di adottare un fiore molto più economico, che fiorisse alla fine dell’inverno e che fosse facile da trovare nei campi: da qui nacque l’idea della mimosa. Anni dopo, in un’intervista Mattei disse: «La mimosa era il fiore che i partigiani regalavano alle staffette. Mi ricordava la lotta sulle montagne e poteva essere raccolto a mazzi e gratuitamente». Anche se la festa della donna non divenne una ricorrenza popolare fino agli anni Settanta, la tradizione della mimosa ebbe successo e si mantiene ancora oggi. Come disse Mattei, morta nel 2013 a 92 anni: «Quando nel giorno della festa della donna vedo le ragazze con un mazzolino di mimosa penso che tutto il nostro impegno non è stato vano».

https://www.ilpost.it/2018/03/07/giornata-internazionale-della-donna-3/

Un pensiero speciale va a tutte quelle donne le quali, vittime non solo di chi le sfrutta e le maltratta ma a volte del loro stesso cuore che fanno sempre e comunque prevalere, ogni giorno, “in silenzio”, subiscono maltrattamenti ed ingiustizie, sia in famiglia che nella società, spesso prevaricatrice e maschilista; soprattutto a tutte quelle donne che vengono sfruttate, umiliate, perseguitate ed uccise, proprio da chi invece aveva loro promesso di amarle, rispettarle e proteggerle per sempre.

Antonella

«L’amore guarda non con gli occhi ma con l’anima.»

(W. Shakespeare)

“La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa, né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.”

Audrey Hepburn

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Inaugurazione della nuova Stagione artistica del Conservatorio V. Bellini

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Conservatorio di Palermo: 160 musicisti sul palco del Massimo per l’inaugurazione della nuova Stagione artistica.

Con un omaggio al neoclassicismo brahmsiano ieri ( domenica 4 Marzo ) si è aperta al Teatro Massimo, alle ore 18, la Stagione artistica 2018 del Conservatorio. Sul palcoscenico l’Orchestra sinfonica Bellini, diretta da Carmelo Caruso, e il Coro del Conservatorio, maestro del Coro Fabio Ciulla. I 160 musicisti, tutti docenti o allievi dell’Istituzione musicale, hanno eseguito musiche di Johannes Brahms. Il programma si è aperto con il Concerto in re minore op.15 per pianoforte e orchestra. Solista ospite il pianista Fabio Romano, ex allievo del Conservatorio, che ha studiato, fra gli altri, con Eliodoro Sollima”.

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Conservatorio di Palermo: Successo ieri pomeriggio al Teatro Massimo per il concerto di inaugurazione della nuova Stagione artistica.

Teatro gremito e lunghi calorosi applausi ieri pomeriggio per l’Orchestra sinfonica Bellini, diretta da Carmelo Caruso, e per il Coro del Conservatorio guidato da Fabio Ciulla. Inaugurazione alla grande, dunque, per l’Istituto palermitano, che ha schierato sul palcoscenico del Massimo un organico di 160 musicisti, fra docenti e allievi. Successo personale anche per il solista Fabio Romano, che ha eseguito il Concerto in re minore op.15 per pianoforte e orchestra di Brahms. Romano ex allievo del Conservatorio, dove ha studiato, fra gli altri, con Eliodoro Sollima, insegna pianoforte alla “Hochschule für Musik und Theater” di Monaco e vanta una carriera di prestigio con esibizioni da solista nei principali teatri a fianco di orchestre di rilievo internazionale. Il programma, un omaggio al neoclassicismo brahmsiano, è continuato con Schicksalslied (Canto del destino), scritto sui versi struggenti di Hyperions Schicksalslied di Hölderlin, e si è chiuso con Akademische Festouvertüre (Ouverture per una festa accademica), ringraziamento musicale del grande compositore all’Università di Breslavia per il conferimento della laurea honoris causa. Il Concerto inaugurale è stato uno dei primi significativi appuntamenti in cartellone di “Palermo capitale italiana della cultura”.

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Avevo assistito alle prove e constatato la fatica del dietro le quinte per raggiungere un’unitaria espressione musicale. Stasera, l’orchestra sinfonica del Conservatorio, magistralmente diretta dal Maestro Caruso, con la magnifica esecuzione pianistica del
M° Fabio Romano e del Coro diretto dal M° Ciulla, ha offerto uno spettacolo straordinario della qualità e del livello artistico del Conservatorio, dei suoi allievi, dei suoi docenti. Non poteva essere che sfavillante questo inizio della stagione artistica”.
Un plauso a tutti.
Il presidente  (Gandolfo Librizzi )

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* Nella foto sottostante,

fra le violiste facenti parte dell’orchestra,

è presente anche mia figlia Licata Marilena

( Si distingue per la fascia nera sui capelli)

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Mia figlia oltre a frequentare il corso di viola

frequenta inoltre con entusiasmo

anche il corso di composizione

con il rinomato maestro Marco Betta.

Marco Betta è un compositore italiano, autore di opere, musica sinfonica e da camera, e di lavori per il teatro e per il cinema. Betta ha studiato composizione al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo sotto la guida di Eliodoro Sollima. In seguito si è perfezionato con Armando Gentilucci e Salvatore Sciarrino.

Il suo linguaggio musicale mette insieme le antiche culture musicali siciliane con le principali tecniche della musica d’avanguardia, con un particolare occhio verso il minimalismo ed il neotonalismo. Dal 1994 al 2002 è stato direttore artistico del Teatro Massimo. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali ed è considerato dalla critica uno dei più importanti Compositori del nostro tempo.

 

http://www.malgradotuttoweb.it/la-musica-meravigliosamente-pericolosa-perche-un-respiro-liberta/

 

Foto

 

La viola è uno strumento musicale cordofono della famiglia del violino, nella quale occupa il posto del contraltotenore[N 1][1][S 1], con una tessitura intermedia tra il violino ed il violoncello. Il termine è stato usato, non sempre in maniera precisa, per riferirsi a vari strumenti: la viola nel senso moderno del termine nasce assieme alla famiglia del violino, giungendo a maturazione non più tardi del 1535[2].

Lo strumento è simile al violino, ma più grande di circa il 15-20% e, a differenza di quest’ultimo, non ha una taglia standard. Ha quattro corde accordate per quinte, una quinta sotto il violino, rispetto al quale ha anche un timbro più profondo e meno brillante; risulta quindi un’ottava sopra il violoncello. La tecnica della mano sinistra e dell’arco sono simili a quelle per il violino e la chiave musicale di lettura utilizzata più frequentemente è quella di contralto. Il musicista che suona la viola è detto violista.

La viola è impiegata principalmente nella musica classica, sia come strumento solistico (anche se è meno comune in questo ruolo rispetto ad altri strumenti della sua famiglia, come il violino o il violoncello), sia in orchestra, nel quartetto d’archi e in svariate formazioni cameristiche. Lo strumento ha un ruolo significativo nella musica tradizionale di alcuni paesi europei, in particolare nella cultura ungherese e rumena, mentre si tratta di uno strumento non comune nella musica leggera, nel rock o nel jazz.

 

http://www.facebook.com/conservatoriovincenzobellini.palermo/

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La locandina della Stagione artistica 2018

 

 

 

“La Mossa Del Cavallo”

Camilleri e “La Mossa Del Cavallo”…

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“È tratto dal romanzo storico di Andrea Camilleri “La mossa del cavallo” (edito da Sellerio), il film andato in onda lunedì 26 febbraio su Rai1. La regia è di Gianluca Maria Tavarelli, che aveva già diretto la serie su: “Il giovane Montalbano”, interpretato da Michele Riondino, che torna nei panni di Giovanni Bovara, nuovo ispettore capo ai mulini alle prese con mugnai e tasse sul macinato in una Vigata di fine Ottocento. Nel cast Ester Pantano, Cocò Gulotta, Antonio Pandolfo, Giovanni Carta, Giancarlo Ratti, Maurizio Puglisi, Filippo Luna, Maurizio Bologna, Domenico Centamore, Giuseppe Schillaci, Daniele Pilli, Angelo Libri, Roberto Salemi, Vincenzo Ferrera. Una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction”.

“Siamo nell’immaginaria Montelusa nel 1877,  dove il quarantenne Giovanni Bovara (Michele Riondino) è il nuovo ispettore capo ai mulini, incaricato di far rispettare l’invisa tassa sul macinato. Siciliano di nascita, è ormai ligure di adozione poiché da bambino si è trasferito con la sua famiglia a Genova. Ragiona e parla come un uomo del nord-Italia e non comprende le dinamiche mafiose e omertose che regolano la terra siciliana. La sua intransigenza gli procura subito diversi nemici.
Le sue indagini lo portano a scoprire prima un ingegnoso sistema con il quale i mugnai vengono lasciati liberi di evadere la tassa sul macinato e poi l’esistenza di un mulino clandestino nel terreno dell’uomo più potente della città. A poco a poco le spire del “sistema” gli si stringono intorno e quando sopraggiunge per caso sul luogo dell’omicidio del parroco della città, Bovara si ritrova suo malgrado invischiato in qualcosa molto più grande di lui. In un complicato sistema di depistaggi e giochi di potere, i suoi avversari cercheranno di eliminarlo e sarà solo entrando nella mentalità dei suoi aguzzini e ricorrendo alle loro stesse strategie che Bovara riuscirà a salvare la propria vita”.

 

“Solo a quest’ora, di notte, sembra esserci pace in questo paese. Tutto quel groviglio di avidità, prepotenza, spietatezza, connivenza, a un certo punto si assopisce, come se anche il male e il marciume alla fine si stancassero”.

“Dorme anche donna Teresina e sogna che il suo respiro si fa leggero leggero e il fiato tra le sue labbra diventa una specie di musica dolce, il canto di un angelo, e così dormendo torna ad essere innocente”…

(Giovanni Bovara – La mossa del cavallo)

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Un finale da brividi, che è un ode alla notte purificatrice.

Rivedi il film qui https://goo.gl/UurQvs

 

http://www.mangialibri.com/quel-%E2%80%9Csiciliano%E2%80%9D-di-montalbano

 “La mossa del cavallo, una produzione Palomar di Carlo degli Esposti, diretto da Gianluca Maria Tavarelli, è un giallo grottesco e pieno di sorprese che ha portato sullo schermo personaggi, situazioni, colori e umori caratteristici della Sicilia, con un balzo indietro nel tempo fino al 1877: in primo piano la tassa sul macinato e una storia di mafia e potere, di servitori ligi dello stato, di corrotti e di debolezze umane, ma nel registro straordinario di una farsa tragica”.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/tv/2018/02/27/tv-la-mossa-del-cavallo-boom-anche-camilleri-storico_6b8cd695-a78d-439f-808e-d8d1c3584d34.html

“Il romanzo (pubblicato la prima volta da Rizzoli, nel 1999) è una combinazione di mosse ingegnose: una macchina scenografica a scacchiera. I suoi spazi mobili sono resi illusori dal tatticismo dei giocatori. Tutto succede, in questo «teatro» di manovre ingannatrici, senza che nulla appaia accadervi. Il macchinismo è in obbligo ora con la falsità, ora con gli sghembi della ragione. Il traffico delle apparenze è gestito, in tutti i casi, dalla contraffazione: canagliesca da una parte; dettata dalla disperata lucidità della ragione dall’altra. La partita è truccata. La verità è uno «scavalcamento», uno scacco matto che scombina. Sfugge sempre dietro l’angolo però. Ed è della stessa materia di cui sono fatti i sogni. La mossa del cavallo è un giallo in forma di «farsa tragica» (irresistibile con i suoi crescendi rossiniani); e in posa di romanzo storico accreditato dal saggio Politica e mafia in Sicilia (1876) di Leopoldo Franchetti. La vicenda si svolge, tra Montelusa e Vigàta, nell’autunno del 1877: ai tempi della Sinistra storica al governo, e dei malumori contro il mantenimento dell’odiosa tassa sul macinato. Un intero Libro delle mirabili difformità, prossimo al Bestiario, si è riversato in quel circo che è la provincia nella quale è stato precipitato, come dentro una ragnatela, l’ispettore capo ai mulini Giovanni Bovara: un ragioniere a cavallo, succeduto nell’impiego ai colleghi Tuttobene (dato in pasto ai pesci) e a Bendicò (abbandonato ai cani, come suggeriva il nome di familiarità gattopardesca). C’è una Gazza ladra, vedova allegra con tanto di tariffario; e c’è un Sorcio cieco (l’intendente di Finanza), che tutti chiamano scarafaggio «merdarolo» perché uso ad appallottolare e «interrare» le mazzette riscosse. Segue un prete sciupa femmine e strozzino, che il cugino vede come un «bùmmolo» con i manici ad ansa, riplasmato sul modello della donna pentolaccia di manzoniana memoria. Non mancano gli «armàli» velenosi (l’avvocato Fasùlo e La Mantìa, vice del delegato Spampinato) che illecitamente hanno fatto «tana» delle carte più compromettenti dell’Intendenza. Nani, anche «a forma di botte», spilungoni, strabici e scimmieschi, errori di natura sempre, sono i corrotti sottoispettori scelti e pagati per non vedere i mulini clandestini degli evasori. Regista, in ombra, delle trame (delittuose e politiche) del circo è il capomafia don Cocò Afflitto: il proprietario dei mulini e dei giornali locali. Per neutralizzare le denunce di corruzione del Bovara vengono predisposte varie messinscene. L’ispettore deve scansare una trappola. Ma non ha punti di presa. Fino a quando non scommette nel «gioco» con gli avversari, ricorrendo alla loro stessa arte. Nato a Vigàta e cresciuto a Genova, l’ispettore si riappropria del dialetto d’origine; e, da dentro la ritrovata dimora linguistica e antropologica, arma la controbeffa”.

Salvatore Silvano Nigro

https://sellerio.it/it/catalogo/Mossa-Cavallo/Camilleri/9170

“L’ispettore dei mulini, Giovanni Bovara, inviato nel territorio di Montelusa per investigare sull’applicazione della tassa sul macinato, sarà testimone di un delitto. L’uomo si trasformerà in imputato e solo grazie alla “mossa del cavallo” si salverà dalla trappola”. ”

Il protagonista si presenta agli occhi dei telespettatori come un uomo del Nord che, tornando nella sua città d’origine, Vigata, ha la mentalità di un genovese integerrimo. Per salvare la reputazione e soprattutto la vita, Bovara deve realizzare una regressione: far riemergere la propria sicilianità e ragionare come un “vigatese” per contrastare, con le medesima logica, le dinamiche dei suoi avversari”.

“Il recupero delle radici

è la chiave che ha salvato Giovanni Bovara

e che può salvare la Sicilia”.

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La mossa del cavallo è interpretato con grande bravura da Michele Riondino che confessa di aver lavorato molto sulla lingua “per passare dal genovese, musicale, al siciliano stretto. Questo film era una sfida e io l’ho accettata”. Tanti gli attori coinvolti, molti dei quali siciliani, maschere forti: Ester Pantano, Cocò Gulotta, Antonio Pandolfo, Giovanni Carta, Maurizio Puglisi, Filippo Luna, solo per citarne alcuni.

“Alla fine dell’Ottocento la Sicilia era per l’Italia una sorta di Far west, una terra di nessuno”, spiega Tavarelli, “abitata da gente abituata a farsi giustizia da sé. Per questo ho pensato a un western, ad un omaggio al western all’italiana a Leone ma anche a Tarantino. Mi sono divertito a mischiare i generi perché il romanzo di Camilleri, ambientato nel 1877, è scoppiettante di battute, grottesco ma al tempo stesso attuale. La mossa del cavallo è un film sulla connivenza tra governanti e gendarmi, parla di un’Italia divisa in due, politicamente e linguisticamente. Una storia che riguarda da vicino l’Italia di oggi”.

“Accolto con grandi applausi alla presentazione della fiction in Rai, Camilleri si dice “fiero” di essere diventato l’ambasciatore della Sicilia nel mondo. “Con Montalbano anche gli stranieri hanno scoperto paesaggi diversi rispetto a quelli che sono abituati a vedere dell’Italia, paesaggi a loro sconosciuti e bellissimi. Questo ha fatto sì che una compagnia aerea abbia ormai un volo settimanale Londra-Comiso. Mi fa un enorme piacere essere considerato un ambasciatore di un”altra’ Sicilia. Mi sono sempre rifiutato di scrivere di mafia. Quando mi sono stati forniti i pizzini di Provenzano ho scritto un libro ma i diritti sono andati alla Fondazione Andrea Camilleri e funzionari di polizia che distribuisce borse di studio ed è al fianco dei poliziotti caduti. Non volevo guadagnare una lira sulla mafia. La rappresentazione della Sicilia che ho dato attraverso Montalbano ha sorpreso molto. Ricevo centinaia di messaggi. Sono 63 i Paesi in cui il commissario è stato esportato, tranne la Cina: credo si rifiuti perché il protagonista è un funzionario “disubbidiente”.

http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2018/02/22/foto/_la_mossa_del_cavallo_-189426516/1/#1

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Camilleri

https://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Riondino

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Michele Riondino e Andrea Camilleri