Viaggio nella “Bellezza”…❤

“La bellezza salverà il mondo”. Dostoevskij

“E poi da nessuna parte, neppure a Ravenna, ho visto mosaici simili. Nella Cappella Palatina, che dai pavimenti ai soffitti a volta è tutta d’oro, ci si sente come si fosse seduti nel cuore di un enorme nido, guardando gli angeli cantare; e guardare gli angeli, o anche persone che cantano, è molto più piacevole che ascoltarli. Per questa ragione i grandi artisti danno sempre ai loro angeli liuti senza corde, flauti senza aperture di sfogo, e zampogne attraverso le quali nessun fiato può vagare o zufolare.

Di Monreale, coi suoi chiostri e la cattedrale, hai sentito parlare. Ci siamo andati spesso in carrozza, e i cocchieri sono ragazzi deliziosi magnificamente scolpiti. In loro, non nei cavalli siciliani, si vede la razza”.

Oscar Wilde

 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/12/18/oscar-wilde-conversazioni-in-sicilia39.html

Un viaggio straordinario nella Palermo normanna, oggi capitale della cultura e, nel XII secolo, capitale di un regno che ha riunito sotto una sola corona uomini e donne di fedi e lingue diverse. Un patrimonio dell’umanità unico e irripetibile. Un insieme di gioielli dell’arte e dell’architettura medievali, sotto il segno di un sincretismo che ha messo insieme le migliori culture del mediterraneo: l’occidente latino, l’oriente greco e l’Islam.
Palermo normanna. – Italia. #ViaggioNellaBellezza

 

 

 

http://www.ghelfi360.com/2016/monrealehd/

http://www.ghelfi360.com/2016/monreale/

http://www.ghelfi360.com/2016/chiostro/

 

Comincia a gennaio la primavera siciliana, e via via che le piante fioriscono diventa il giardino di una maga: germoglia la menta sulle rive dei ruscelli, gli alberi morti si inghirlandano di rose canine, persino il brutale cactus mette teneri fiori. Quindi non mi fa paura l’arrivo dell’inverno: quale migliore prospettiva che quella di sedere davanti al fuoco ad aspettare la primavera?

(Truman Capote)

 

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* SICILIA *

Ti amo intensamente
amata mia Isola!
Spinosa di fichidindia
e colorata di gialle ginestre
profumatissima di zagara
ed accarezzata da cantilenanti 
spiagge assolate.
Misteriosa ed affascinante
nei tuoi arcani abissi
e nelle tue maestose scogliere
a picco sul mare.
Amo i tuoi paesini
dalle viuzze lastricate di basalto
le tue tante chiese 
dal fascino barocco 
e le tue vivaci città
scrigno di atavica cultura.
Ti amo intensamente
– amata mia Isola –
per le improvvise
tue macchie d’ombra
sulle cime delle montagne
e per il tuo respiro
antico e profondo.
Amo il tuo mare azzurro
dal caldo fiato salato
ed i saggi volti della tua gente
arsi dal cocente sole.
Sulle montagne e le pianure
tra le scogliere ed i verdi boschi
a primavera tutto esplode
di colori accesi, profumi, canti 
e vibranti suoni.
Amo la tua enigmatica tristezza
e le tue urla trasportate dal vento
a volte sin troppo amare.
Amo la tua erba e le tue dorate spighe
la tua uva bionda e frizzante
e quella sanguigna e dolce.
Amo osservare le tue lucertole
pigramente distese al sole
e le tue farfalle dai mille colori 
accarezzate dai fiori.
Amo, al calar della sera
il rilassante ascolto 
dei  tuoi grilli canterini
storditi dal profumo 
dell’inebriante gelsomino
ed al sorgere del nuovo giorno
rincorrere con lo sguardo 
i tuoi bimbi chiassosi
che inseguono aquiloni 
porgendoli al vento.
Ti amo intensamente
amata mia Isola.
Amo i tuoi echi 
e le tue memorie
la tua grande umanità
e quello che di te
non tutti vedono e non tutti sanno.
Amo tutto di te
persino i tuoi piccoli fiori
per sempre senza nome.

© Antonella P. Di Salvo

(Tutti i diritti riservati)

 

 

 

 

“Quegli odori di alga seccata al sole e di capperi e di fichi maturi
non li ritroverà mai da nessuna parte;
quelle coste arse e profumate, quei marosi bollenti
quei gelsomini che si sfaldano al sole”.
– Dacia Maraini –

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Dacia_Maraini

 

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“Coraggio” – “A te che stai sulla croce”…

The Crucified Christ by Jeffrey Hein Jeff is an amazing artist. I'm lucky to have known him and his art. (Salt Lake City, Utah)

 

“Coraggio, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non imprecare, sorella che ti vedi distruggere giorno dopo giorno dal male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero che non sei calcolato da nessuno. Coraggio! La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”.

 

“Al Golgota si va in corteo, come ci andò Gesù. Non da soli. Pregando, lottando, soffrendo con gli altri. Non con arrampicate solitarie, ma solidarizzando con gli altri che, proprio per avanzare insieme, si danno delle norme, dei progetti, delle regole precise, a cui bisogna sottostare da parte di tutti. Se no, si rompe qualcosa. Non il cristallo di una virtù che, al limite, con una confessione si può anche ricomporre. Ma il tessuto di una comunione che, una volta lacerata, richiederà tempi lunghi per pazienti ricuciture”.

 

“La nostra esistenza non è inutile. Il nostro dolore alimenta l’economia sommersa della grazia….la sofferenza tiene spiritualmente in piedi il mondo. Nella stessa misura in cui la passione di Gesù sorregge il cammino dell’universo verso il traguardo del Regno”.

Don Tonino Bello

 

Riferimento: https://le-citazioni.it/autori/antonio-bello/

Toninobello.jpg

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Bello

 

 

A Te, che stai sulla croce

col volto piegato

dalla sofferenza

e dalla morte

con il cuore

 palpitante di emozioni

volgo il mio sguardo.

Uno sguardo

umilmente consapevole

di non esser degno

di incrociare il Tuo

uno sguardo semplice, sincero

profondamente commosso

uno sguardo

dolcemente proteso

verso il grande mistero

del Divino fatto Uomo

uno sguardo

pieno di mille perchè

sulla terrena vita

sulla sofferenza

e sulla morte.

Il mio cuore

è pieno di fede

tuttavia, fragilmente umano 

è anche facile preda

di improvvise malinconie

ma, nel contempo, sa essere

improvvisamente gioioso

e stupito

sì, ancora stupito

così come quello dei bimbi

stupito e grato

della tua Immensa Misericordia.

La mia anima imperfetta

sempre e per sempre

ha sete di Te

Somma Perfezione!

Ha sete

 del Tuo puro ed immenso

Amore

del Tuo tenero abbraccio

e del Tuo

amorevole perdono.

Se potessi

toglierei una ad una

le spine dolorose

che ti trafiggono il capo.

Se potessi

tergerei

con le mie lacrime

le Tue tante ferite

e bacerei

le Tue dolorose piaghe

con tenerezza

e con compassione

sperando di lenirle un pò.

A Te, che stai sulla croce

dono le mie speranze

ma anche i miei dubbi

e le mie incertezze.

A Te che sei

” L’Uomo dei dolori “

offro umilmente

i miei piccoli dolori

– quelli presenti

e quelli passati –

ma anche le mie risa infantili

e tutto quanto di puro

può ancora esservi

in me.

A Te, amato e Buon Gesù

dono con gioia

e con fiducia

la mia vita

e la mia anima.

 © Antonella P. Di Salvo

 

 ” Venne la luce a illuminazione di coloro che stanno seduti all’ombra dei sepolcri, e illuminazione voleva dire: riconoscere il dono della luce e mutare anche se stessi in luce che si dona. Ciò sarebbe stata la morte dell’istinto e la sua resurrezione nell’amore “.

– Hans Urs von Balthasar –

 

 …Donna, la man gli è presa / e nella croce gli è stesa / con un botto gli è fesa / tanto ci l’on ficcato! / L’altra man se prende / nella croce se stende / e lo dolor s’accende, / che più è moltiplicato. / Donna, gli piè se prenno / e ciavellanse al lenno, / onne iuntura aprenno / tutto l’han desnodato” (Jacopone da Todi).

E la folla assetata ancora gridava “Crucifige! Crucifige!” ed io accanto a Maria di Magdala, sconosciuta e dolente, con il fardello delle mie fragilità, assistevo al mistero dell’immolazione di Cristo per tutta l’umanità. “Dappertutto un caos in sommovimento, un subbuglio senza speranza, un brulicame che appuzza l’aria afosa, una irrequietudine scontenta di tutto e della propria scontentezza. Gli uomini nell’ebrietà sinistra di tutti i veleni, consuman se stessi per bramosia di fiaccare i loro fratelli di pena, e, pur di uscire da questa passione senza gloria, creano, in tutte le maniere, la morte. Le droghe estatiche e afrodisiache, le voluttà che struggono e non saziano, l’alcool, i giuochi, le armi, prelevano ogni giorno a migliaia  i sopravvissuti alle decimazioni obbligatorie.” (Papini Preghiera a Cristo).

— Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno —

E chinavo il capo, con l’improvvisa visione delle mie debolezze, delle mie ipocrisie, delle mie insofferenze, in un pianto sommesso.

— In verità io ti dico che oggi sarai con me in Paradiso —

Perché il perdono è amore e “…L’amore è un sacramento che andrebbe ricevuto in ginocchio con Domine non sum dignus, sulle labbra e sul cuore di chi lo riceve…” (de Profundis Oscar Wilde).

E la tenerezza abbracciava la madre, tutte le madri del mondo, la solitudine dell’umanità. E quelle braccia aperte ferite, sanguinanti per tutto il dolore degli uomini, affidavano alla fratellanza, alla sensibilità di chi sa amare anche sulla terra, la rinascita del mondo.

— Donna, ecco tuo figlio. Figlio ecco tua madre —

“Dall’ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. E verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: – Eli, Eli, lama sabactanì? – cioè –Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? – (Vangelo secondo Matteo).

In quel grido risentivo i graffi del mio cuore, il pianto delle mie sofferenze, l’accorato appello nel momento del dolore. E nell’umanità di quel grido ho sentito “Cristo sparpagliato / per tutta la terra / Dio vestito di umanità” (Padre Turoldo)

La fine del martirio si sta compiendo. Lo strazio ha snaturato il volto, l’atrocità ha ucciso la pietà, la carne dilaniata testimonia la ferocia degli uomini.

— Ho sete —

E in quell’aceto, ultimo sprezzante insulto, c’è l’amaro dei peccati di un’umanità senza vergogna, senza misura. Ma c’è, forse, la premonizione dell’eterna sete di Dio che attraversa l’inquietudine degli uomini e la mia personale ricerca di giustizia, di verità, di pace

Poi “Gesù gridando a gran voce, disse: – Padre nelle tue mani rimetto lo spirito mio – Detto questo spirò” (Vangelo secondo Luca).

E il mondo si inginocchiò davanti a tanto Amore. E l’uomo si sentì grande nel cuore di Dio. E mai il dolore fu così puro, consapevole, vero. E l’umanità fu abbracciata dalla redenzione, dalla speranza. E il mistero della fede scaldò l’anima di chi vuol credere. E la vita fu illuminata dal sacrificio di Cristo. E l’uomo imparò ad amare nell’Amore di Dio.

Ed io fragile come una foglia al vento, continuo a pregare: “ Anima di Cristo, santificami / Corpo di Cristo, salvami / Sangue di Cristo, inebriami / Acqua del costato di Cristo, lavami / Passione di Cristo, confortami” (Anima di Cristo di Ignazio di Lojola).

http://www.milanopost.info/2015/04/03/ai-piedi-del-crocifisso-con-il-cuore/

* Primavera* & “Fa che ti basti che cominci il giorno”🌻🌞

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Sei finalmente arrivata
cara Primavera
festosa carezza per gli occhi
e per il cuore.
Una piccola pianta
sul balcone
risplende nel sole
piena di allegre gemme
intensamente profumate.
Canti incessanti
di uccellini
allietano i rami fioriti
ricchi di nuovi nidi.
Un venticello
dolce e tiepido
mi accarezza la pelle
ma anche il cuore.
Rinascerò forse anch’io.
Proverò a guardare indietro
senza troppi rimpianti
non so ancora
se ce la farò
ma ci proverò.
Farò palpitare
nuovamente il cuore? 
Mi commuove già l’idea
mentre fioriscono
nell’anima
dolci corolle di speranza.

© Antonella P. Di Salvo 2010

( Tutti i diritti riservati)

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Primo giorno di primavera 2018

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Primavera il 20 o il 21 marzo? Sin da bambini ci hanno insegnato che la primavera, quella astronomica, inizia il 21 marzo, ma da ieri ci siamo accorti che in effetti non è sempre così. Alle 17.15 di martedì 20 marzo 2018 è infatti scattata la primavera, un paio d’ore prima la canonica data. Ma perché? Il tutto è legato all’equinozio di primavera, ovvero il momento in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore della Terra, cioè esattamente sopra la testa di un ipotetico osservatore che si trovi in un punto specifico sulla linea dell’equatore (più o meno in mezzo all’Oceano pacifico). L’immagini del satellite si nota infatti come il giorno e la notte dividono esattamente la nostra Terra parallelamente ai meridiani: “equinozio” deriva dal latino “aequinoctium”, composto da “aequus”, cioè “uguale” e “nox”, “notte”. Va precisato che l’equinozio non è da intendere come un giorno intero ma bensì l’istante preciso in cui si verifica il fenomeno astronomico, il momento esatto in cui termina l’inverno e inizia la primavera. Se sbirciamo il calendario ci accorgiamo che fino all’anno 2102, cioè per i prossimi 84 anni, l’equinozio di primavera non sarà il 21 marzo, ma il 20 o, qualche volta, il 19 (come il caso del 2044, prima volta in assoluto per questa data).

 

Immagine dal satellite del 20/03/2018

Immagine dal satellite del 20/03/2018

Ma perché anticipa? La questione è legata al nostro calendario, quello gregoriano, che seppur accurato non rappresenta in modo accurato l’anno siderale, ovvero il tempo che la Terra effettivamente impiega per compiere un’orbita attorno al Sole. Esso infatti ci impiega 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi a fronte dei “soli” dei 365 giorni del calendario. Per mantenere sincronizzate le due misure ed evitare lo slittamento delle stagioni, è stato introdotto il sistema degli anni bisestili, che prevede l’aggiunta di un giorno alla fine di febbraio (in generale) in tutti gli anni non secolari (che non segnano il passaggio di secolo) divisibili per 4. Il meccanismo prevedeva però che anche l’anno 2000 fosse bisestile e nonostante tutti questa serie di aggiustamenti l’equinozio sta graduale slittamento all’indietro rispetto a quanto succedeva nei secoli passati.

https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/ma-perch–la-primavera-inizia-il-20-e-non-il-21-marzo—184736

 

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“Non aspettare che ci sia sereno o cada una tiepida pioggia
o l’orchestra dei fiori incominci a suonare
o i già muti pesci tacciano ancor di più.
Fa che ti basti che cominci il giorno
e che sia fatto chiaro come pagina bianca
voltata dopo la nera.
Allora tieni la faccia più alta che si può e tenta
perché tentar non nuoce…”


(Pablo Neruda)

 

The special One by Amanda  Cass

 

A volte nelle notti inquiete

scavo fiduciosa nel silenzio

per non perdere il ricordo

dei gabbiani che stridono

– schiantandosi a morte

tra gli scogli neri ed aguzzi –

poiché anche dal dolore

può sbocciare un fiore

intensamente profumato.

© Antonella P. Di Salvo

 

*RICORDO* *MANI FANCIULLE* & *MIO PADRE*

Adorato papà, oggi più che mai il mio cuore è con te, lassù tra le stelle…❤ 

(Foto omaggio)

~✿

– Tutti i papà hanno il loro fischio speciale, il loro richiamo speciale. Il loro modo di bussare. Il loro modo di camminare. Il loro marchio sulla nostra vita. Crediamo di dimenticarcene, ma poi, nel buio, sentiamo un trillare di note e il nostro cuore si sente sollevato. E abbiamo di nuovo cinque anni: stiamo aspettando di udire i passi di papà sulla ghiaia del vialetto.
(Pam Brown)

~✿

* MANI FANCIULLE *

Il tuo sorriso buono
mi inseguiva nei sogni

mentre la vita
precipitava lentamente

nel buio
del riposo notturno.

Mani fanciulle
si stringevano a mani adulte

in un muto linguaggio di tenerezza
e profumo di fiori di campo
accompagnava
i nostri passi  lenti e cadenzati

lungo le vie assolate
del giorno estivo.

Camminavamo senza parlare
ma i nostri occhi
si raccontavano speranza.

Correvamo col cuore
nei verdi prati del futuro

e nelle notti stellate
restavamo a lungo
a guardare
con occhi luccicanti
la stella più bella.

Te ne andasti all’improvviso
lasciando per sempre 
la mia mano fanciulla
un crudele destino sconfinò
sulla grigia nuvola del mio
silenzio.

©  Antonella P. Di Salvo

(Tutti i diritti riservati)

 

Ricordo *

Ricordo spesso gli anni dal cuore puro, le mie piccole mani strette fra le tue ed i colori del cielo, del mare, della terra grassa e scura. Intenso era il profumo dei pini, degli arbusti, dei frutteti, della tua anima stanca di vento e di solitudine che con dolcezza consolava la mia. Cantava ogni mattina un solitario passero vicino la mia finestra e dai sentieri assolati scendevano ridendo i raccoglitori di ginestra. Ricordo… i miei occhi, che all’alba fiduciosi si specchiavano nell’azzurro e la sinfonia della notte che sussurrava alle stelle sogni e desideri… miei e tuoi. Ricordo parole sofferenti di vuoti e di laceranti mancanze ed i miei riccioli ribelli scompigliati dal vento. Ricordo la tua dolorosa assenza.

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

 

Buona Festa del Papà!

* Mio Padre *

E’ stato l’uomo che
con animo sensibile e profondo
nelle estive notti stellate
mutamente
al cielo parlava
ed ascoltava estasiato
il canto dei grilli
nascosti tra l’erba.
E’ stato l’uomo che
portava briciole di pane
a colombe ed uccellini
e che con la sigaretta accesa
tra le ingiallite dita
seduto pensieroso
sotto un maestoso albero di pino
dolcemente sorrideva
nel vedermi
piccina ed impaurita
sull’altalena
goffamente dondolare.
E’ stato l’uomo che
nelle ore del dolore
e tante ne ha avute
ha parlato con l’universo
e con Dio
chiedendogli sì
il perchè di tanto dolore
ma con salda fede
e dolce rassegnazione.
E’ stato l’uomo che
col volto scavato
da tante amarezze
ma con immutati
ed amorevoli occhi buoni
appena adolescente
per sempre mi ha lasciato
lasciando nella mia vita
anche un terribile vuoto.
Ma prima di andarsene
è stato il padre
che pur nel breve tempo
a noi concesso
mi ha teneramente amata.
E’ stato il padre
premuroso
e al momento opportuno
anche scherzoso
è stato il padre
saggio
profondamente umano
sempre pronto
alla carezza e all’ascolto.
E’ stato il padre
che mi ha insegnato
profondi valori
valori che sono rimasti 
ben impressi 
nelle pagine della mia vita
valori a me donati
col costante esempio
e con tanta coerenza.
Mio padre…
lo immagino realmente felice
lassù nell’immenso cielo
diventato anche lui
un angelo
accanto alla mia mamma
intento a parlare insieme a lei 
alla luna e alle stelle
ma soprattutto al Buon Dio
con il cuore sulla mano
ed il mio amato nome
sulle labbra!

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

♥ Oggi, per quel che mi riguarda, non solo ricorre la “Festa del Papà”, ma nel contempo il mio adorato papà, il cui nome era Giuseppe, avrebbe festeggiato l’onomastico! Purtroppo poche volte ho potuto fargli gli auguri e manifestargli, anche attraverso qualche pensierino, il mio affetto così come avrei voluto, sia perché pochi anni ci sono stati dalla vita concessi da trascorrere insieme, essendo volato in cielo quando ero ancora adolescente, sia perché in tale breve periodo si era comunque per la maggior parte dell’anno “separati” dal mio vivere, per tutta una serie di tristi eventi che in quel periodo, susseguendosi, hanno colpito la mia famiglia, in collegio: ci si riuniva infatti solo al termine delle scuole, durante l’estate. Dal collegio gli scrivevo qualche affettuosa letterina con la mia calligrafia un po’ incerta accompagnandola con tanti cuoricini, tuttavia quelle mie parole, seppur brevi e con qualche errore di ortografia, gli accarezzavano dolcemente il cuore e lo dimostra il fatto che io le abbia ritrovate gelosamente custodite nel suo portafoglio dopo che… mi ha lasciata per sempre! Adorato papà mai dimenticherò ciò che mi hai donato, nel seppur breve tempo trascorso insieme, in amore, valori, bontà ed in esempio di salda fede… nonostante i tanti dolori da te patiti. La nostra affettuosa complicità, spesso silenziosa ma che lasciava parlare il cuore attraverso gli occhi, ha messo radici profonde nella mia mente e nella mia anima. Grazie papà, semplicemente grazie… per essere stato il mio meraviglioso papà! ♥

La verità è nella solitudine

 

INGANNI VELATI

 

Nel disincanto

della solitudine notturna

senza veli si offre

la verità.

A notte fonda

consapevolmente soli

si è costretti ad essere sinceri.

Le strade sono vuote

quasi silenziose

ma tale non è il cuore

straripante di emozioni

e rumoroso come fragile cristallo.

Protetti dal buio

togliendosi la maschera

i ricordi ancora una volta

ci ammaliano.

La notte soli ci illude

soli ci culla

e soli ci ghermisce.

Così come soli si nasce

e soli si muore.

Tutto ciò che viene svelato

è nell’oscuro silenzio della solitudine

qui sulla Terra.

Oltrepassando l’occhio scuro della notte

all’alba tutto sembra più chiaro

anche il dolore.

Le ultime stelle riscaldano il cuore

strappandomi un dolce sorriso.

© Antonella P. Di Salvo

( Tutti i diritti riservati )

 

Risultati immagini per Nell’ombra della notte si ritorna soli. È l’ora che preferisco per viaggiare in bicicletta, al raggio delle stelle su la strada vuota, per la bianchezza della quale l’occhio vede da lungi sicuramente. Dove si corre? Alfredo Oriani

 

 

Il mondo dei sogni e degli ideali

Portrait

 

La vita di ogni essere umano ha bisogno di essere spronata da una qualche speranza o ideale, di essere alimentata da sogni e desideri da realizzare, è dunque inevitabile il rimpianto, un rimpianto acuto ed amaro, qualora l’essere umano venga improvvisamente a non credere più nei suoi ideali e sogni. Per quel che mi riguarda anch’io, come molti, ho avuto periodi più o meno lunghi in cui credevo di non avere più sogni e speranze. Ciò è accaduto tutte le volte in cui delusioni quotidiane, vuoti affettivi, assenza di sincero e duraturo calore umano, rincorse affannate verso un modo di vivere finalmente più gioioso e sereno, ma in particolare l’improvvisa perdita nel periodo più delicato ed impegnativo, quello adolescenziale, della tenerezza, del calore e dell’affetto smisurato e protettivo del mio adorato papà, hanno lasciato la loro traccia incancellabile sul mio sentiero; un sentiero quasi mai in discesa ma viceversa sin troppe volte irto di ostacoli, abbandoni improvvisi, difficoltà e sofferenze: a cominciare dalla perdita prematura, a soli tre anni, dell’indispensabile, tenero ed insostituibile affetto materno. Da allora ho sempre cercato affannosamente, così come ossigeno vitale, affetto, amicizia sincera, umana considerazione ed accettazione piena di me stessa; così come sono, con un carattere a volte “difficile”, insicuro, permaloso e sensibile, un carattere certamente non privo di difetti ma anche di qualche pregio. E’ pur vero, tuttavia, che frequenti delusioni e dolori mi hanno aiutata a crescere, a maturare, a rapportarmi con gli altri con maggiore empatia, comprensione  e sensibilità. Nello stesso tempo tante volte, troppe volte, ho creduto di non aver più sogni e speranze da coltivare, con cui alimentare il mio vissuto quotidiano ed i miei rapporti con gli altri esseri umani. Più di una volta infatti nell’arco della mia esistenza ho perso fiducia ed entusiasmo in me stessa e negli altri, indubbiamente, almeno in parte, anche per colpa mia, ma con altrettanta frequenza ho riacquistato entusiasmo e voglia di vivere anche per il semplice sorriso, gaio, puro e dolce, di un bambino incontrato per strada; per il posarsi, dopo un lungo “inverno” malinconico e privo di emozioni gioiose, di una primaverile, leggera e colorata farfalla sulle mie fredde e vuote mani; per l’avvicinarsi fiducioso di un cane affamato e vecchio eppure ancora propenso a cercare carezze e a scodinzolare grato dopo averle ricevute; per l’abbraccio sincero e premuroso di chi ha voluto inaspettatamente testimoniarmi il suo affetto ed il suo aver bisogno anche di me, che ritenevo invece di non essere in alcun modo considerata; riuscendo infine, grazie a tutto ciò, a comprendere la grandezza, il calore e l’affettuosa accoglienza anche e soprattutto nella piccolezza, nella semplicità e nell’umiltà. Con il tempo le vicissitudini, le cadute, ma anche le tante esperienze belle e positive, mi hanno fatto comprendere che anch’io ho un ben preciso ed importante ruolo in questa complicata ma meravigliosa vita, che la mia non è una vita sterile e senza senso e di ciò mi sono resa conto soprattutto quando ho dato la vita ai miei due figli e quando ho potuto ricambiare con amore, gratitudine ed una presenza premurosa e costante, soprattutto nel momento del bisogno, l’affetto di chi con la sua generosità, bontà ed altruismo mi ha fatto ricredere sulla vita. Il tempo del vero sorriso è indubbiamente effimero, di breve durata, ma dopo ogni momento di sconforto e di lacrime la luce, alternandosi al buio, torna sempre ad illuminare il mio volto e la mia esistenza. Mai smetterò di perdere, di inseguire e di ritrovare sogni e speranze, ma prima o poi sarò pienamente paga della vita stessa, di ammirare con rinnovato stupore il sole e la luna, il buio e la luce; di inebriarmi di ciò che di bello mi circonda, di osservare con entusiasmo le più “piccole e semplici cose”, di respirare intensamente il profumo dei fiori, di sentire il canto degli uccelli come una preziosa carezza della natura, di poter sorridere con sincerità a chi ha bisogno del mio sorriso. Sono indubbiamente cresciuta piena di dubbi ed insicurezze durante il sofferto periodo (che va dai cinque ai quattordici anni) da me vissuto in collegio, a parte la breve pausa delle vacanze estive, periodo durante il quale a lungo ed invano ho anelato baci e carezze e durante il quale attraverso gli oscuri corridoi e le immense stanze fredde ed inquietanti, gli unici piccoli passi erano i miei, l’unico singhiozzo sommesso ed impaurito era il mio, l’unico desiderio di correre, giocare, gettarmi a terra o di rompere durante il gioco qualcosa, come tutti i bambini del mondo, era il mio, pertanto l’impatto successivo con il “vero mondo” è stato duro ed impegnativo. Tutto mi era estraneo, luoghi ed ambienti, sconosciuti o raramente frequentati, decisioni da prendere ed impegni da portare a termine, stati d’animo ed emozioni, il modo di pensare della gente, l’eco delle violenze quotidiane: tutto mi meravigliava ed impauriva. Quante volte nei momenti di maggiore bisogno mi sono voltata e non ho trovato nessuno dietro o accanto a me, ho teso la mano ed è rimasta vuota, ho chiamato e la mia voce ha trovato come risposta solo il silenzio! Ma pian piano, anche grazie alla fede, umanamente imperfetta ma mai venuta a mancarmi, a nuovi o ritrovati affetti, mi sono resa conto che la vita, sebbene non ci faccia mancare delusioni e dolori, è unica e bellissima ed ho il dovere, sino al mio ultimo respiro, di viverla con amore, con rispetto, con gratitudine ed un profondo senso di responsabilità.

© Antonella P. Di Salvo

 

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“La felicità è sempre uguale, ma l’infelicità può avere infinite variazioni, come ha detto anche Tolstoj. La felicità è una allegoria, l’infelicità una storia.”

(Haruki Murakami)

 

 

Anima, ora selvaggia, or’altra pura, concediti il fascino di un intenso canto d’amore, riempi il tuo giardino di colorati e profumati fiori e stendi la tua mano alle più preziose carezze, regalando alle stelle delle tue emozioni un diadema sfavillante di amorevoli gesti. Vinci l’aridità della solitudine col fluire impetuoso del tuo amore, ed illumina il sentiero della tua vita soffiando in esso il fascino intatto dei tuoi sogni. Non congedarti da essi, ma continua ad infuocarne i tuoi giorni, profumando la tua essenza con i petali delle più soavi rose, risalendo il fiume dei tuoi tormenti coi capelli al vento e con gli occhi dolcemente sereni fissi sul futuro di una gioia senza fine.

© Antonella P. Di Salvo

http://www.athenamillennium.it/lady59-antonella/10968/mia-cara-anima.html

 

 

8 Marzo: “Festa Della Donna”…

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Oggi, giovedì 8 marzo, è la Giornata Internazionale della Donna.

La Giornata è stata istituita per ricordare le conquiste sociali ed i diritti ottenuti nel corso degli ultimi decenni dalle donne ed è osservata in tutto il mondo, ma solo in Italia per l’occasione si regalano le mimose, e lo si fa relativamente da poco tempo.
La prima festa della donna fu celebrata negli Stati Uniti nel febbraio 1909 su iniziativa del Partito socialista americano, che aveva invitato tutte le donne a partecipare a una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. L’iniziativa del Woman’s Day fu ripetuta anche l’anno seguente, sempre per chiedere il diritto di voto e per manifestare alcune rivendicazioni sindacali, e nell’estate del 1910 la questione fu portata all’attenzione del VIII Congresso dell’Internazionale socialista, organizzato a Copenaghen. Inizialmente non fu raggiunto un accordo formale sull’istituzione di una giornata della donna che venisse celebrata da tutti nello stesso giorno: negli Stati Uniti venne mantenuta l’ultima domenica di febbraio, mentre in altri stati come Germania, Danimarca e Svizzera la Giornata della Donna fu legata all’anniversario di particolari eventi storici e fu celebrata tra il 18 e il 19 marzo 1911. Altri paesi organizzarono negli anni seguenti le loro feste della donna, ma la Prima guerra mondiale portò alla fine delle celebrazioni.

Lo sciopero delle donne dell’8 marzo

In occasione della Giornata internazionale della donna, in Italia e in più di 70 paesi del mondo, è stato organizzato un grande sciopero delle donne per protestare contro le forme di disuguaglianza tra uomini e donne. È organizzato da diversi movimenti femministi e, in Italia, da Non Una Di Meno. È uno sciopero femminista, sociale e politico, e non solo uno sciopero dal lavoro classicamente inteso: un’astensione da ogni attività anche di cura, formale o informale, gratuita o retribuita e sarà uno sciopero dal consumo e dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere. Sul sito di Non Una di Meno si spiega che l’obiettivo principale della mobilitazione è il contrasto alla violenza maschile e a tutte le forme di violenza di genere.

La prima Festa della donna

Dopo la manifestazione del 1909 negli Stati Uniti, alla Seconda Conferenza internazionale delle donne, organizzata nel 1910 a Copenaghen, si discusse di istituire una festa ufficiale, senza però stabilire una data precisa. L’anno successivo, il 19 marzo, venne festeggiata da oltre un milione di donne in Svizzera, in Danimarca, negli allora Impero austroungarico e Impero tedesco.

La prima Giornata internazionale della donna ad essere festeggiata un 8 marzo fu quella del 1914, forse perché quell’anno era una domenica. Tre anni dopo ci fu un’altra manifestazione, sempre avvenuta l’8 marzo, nella quale le donne della capitale dell’Impero russo, San Pietroburgo, protestarono per chiedere la fine della guerra. Quattro giorni dopo lo zar abdicò – l’Impero attraversava da tempo una profondissima crisi – e il governo provvisorio concesse alle donne il diritto di voto: quella delle donne di San Pietroburgo fu una delle prime e più importanti manifestazioni di quella che oggi viene chiamata Rivoluzione di febbraio (perché, per il calendario giuliano all’epoca in vigore in Russia, avvenne il 23 febbraio). Dopo la rivoluzione bolscevica, nel 1922 Vladimir Lenin istituì l’8 marzo come festività ufficiale.

La Festa della donna e l’URSS

Fino agli anni Settanta la Festa della donna si festeggiò quasi esclusivamente nei paesi dell’Unione Sovietica e in Cina. Il 1975 fu dichiarato “Anno internazionale delle donne”, e le Nazioni Unite invitarono tutti i paesi membri a celebrare la ricorrenza dell’8 marzo. Due anni dopo, con una risoluzione ufficiale, l’ONU istituzionalizzò la festività.

Leggende metropolitane

Negli anni si sono diffuse leggende e storie infondate sulla nascita della Festa della donna. Una delle più comuni sostiene che venne istituita per ricordare un incendio che uccise centinaia di operaie di una fabbrica di camicie a New York l’8 marzo 1908. Quest’incendio non avvenne mai, in realtà: ce ne fu uno il 25 marzo del 1911 nel quale morirono 140 persone, soprattutto donne immigrate italiane e dell’Europa dell’Est, ma non fu davvero all’origine della festività, anche se l’episodio divenne uno dei simboli della campagna in favore dei diritti delle operaie. Allo stesso modo, non è vero – come sostiene un’altra versione – che la Giornata internazionale della donna viene celebrata per ricordare la dura repressione di una manifestazione sindacale di operaie tessili organizzata sempre a New York nel 1857.

Perché l’8 marzo si regalano le mimose?

In moltissimi paesi è tradizioni regalare fiori alle donne l’8 marzo ma la relazione tra i fiori di mimosa e la Festa della donna c’è solo in Italia. Nel nostro paese la Giornata internazionale della donna cominciò a essere celebrata anche dopo la Seconda guerra mondiale su iniziativa del Partito Comunista Italiano e dell’Unione delle Donne in Italia (UDI). Secondo i racconti dell’epoca, inizialmente si voleva usare come fiore simbolo della festa la violetta, un fiore con una lunga tradizione nella sinistra europea: uno dei sostenitori di questa idea era il vice-segretario del Partito Comunista Luigi Longo. Alcune dirigenti del Partito Comunista però si opposero: la violetta era un fiore costoso e difficile da trovare. L’Italia era appena uscita dalla guerra e molti si trovavano in condizioni economiche precarie e avrebbero avuto molte difficoltà a procurarsi le violette. Tra loro c’era Teresa Mattei, una ex partigiana che negli anni successivi avrebbe continuato a battersi per i diritti delle donne. Di lei è diventato leggendariouno scambio che ebbe con un deputato liberale a proposito della parità tra uomini e donne all’interno della magistratura: «Signorina, ma lei lo sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?», chiese il deputato. E lei rispose: «Ci sono uomini che non ragionano tutti i giorni del mese».

Mattei, insieme a Rita Montagna e Teresa Noce, propose di adottare un fiore molto più economico, che fiorisse alla fine dell’inverno e che fosse facile da trovare nei campi: da qui nacque l’idea della mimosa. Anni dopo, in un’intervista Mattei disse: «La mimosa era il fiore che i partigiani regalavano alle staffette. Mi ricordava la lotta sulle montagne e poteva essere raccolto a mazzi e gratuitamente». Anche se la festa della donna non divenne una ricorrenza popolare fino agli anni Settanta, la tradizione della mimosa ebbe successo e si mantiene ancora oggi. Come disse Mattei, morta nel 2013 a 92 anni: «Quando nel giorno della festa della donna vedo le ragazze con un mazzolino di mimosa penso che tutto il nostro impegno non è stato vano».

https://www.ilpost.it/2018/03/07/giornata-internazionale-della-donna-3/

Un pensiero speciale va a tutte quelle donne le quali, vittime non solo di chi le sfrutta e le maltratta ma a volte del loro stesso cuore che fanno sempre e comunque prevalere, ogni giorno, “in silenzio”, subiscono maltrattamenti ed ingiustizie, sia in famiglia che nella società, spesso prevaricatrice e maschilista; soprattutto a tutte quelle donne che vengono sfruttate, umiliate, perseguitate ed uccise, proprio da chi invece aveva loro promesso di amarle, rispettarle e proteggerle per sempre.

Antonella

«L’amore guarda non con gli occhi ma con l’anima.»

(W. Shakespeare)

“La bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa, né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore.”

Audrey Hepburn

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